Da un po' di
tempo la scoperta di nuovi esopianeti non fa più
notizia. Ormai il conteggio ha quasi raggiunto quota 400
e le nuove scoperte si susseguono con una discreta
regolarità. Da quando, però, è entrato in servizio
l'osservatorio spaziale COROT, la ricerca è diventata
ancora più raffinata e gli astronomi ormai non si
accontentano più degli "Hot Jupiters", ma aspirano ai
pianeti di taglia terrestre.
Lo scorso febbraio COROT ha scoperto nella costellazione
dell'Unicorno un pianeta grande meno del doppio della
Terra, la cui massa è stata valutata circa cinque volte
quella del nostro pianeta. COROT-7b, questo il nome del
pianeta, orbita incredibilmente vicino alla sua stella
(23 volte più vicino di quanto Mercurio non lo sia al
Sole) e questo lo rende un autentico altoforno. Un gioco
di risonanze orbitali, poi, blocca rotazione e
rivoluzione del pianeta, costretto a rivolgere verso il
suo sole sempre lo stesso emisfero. Con il risultato
che, mentre la temperatura dell'emisfero costantemente
in ombra è di soli 50 K, quella dell'altro emisfero
raggiunge valori di circa 2600 K, più che sufficienti a
vaporizzare anche le rocce.
Questa situazione così estrema ha incuriosito Laura
Schaefer e Bruce Fegley Jr. (Washington University di
St. Louis), che hanno provato a simulare quale tipo di
atmosfera potesse avere COROT-7b e hanno pubblicato i
risultati del lavoro a inizio ottobre su The
Astrophysical Journal. Utilizzando e adattando il
programma MAGMA - preparato nel 2004 per studiare il
vulcanesimo di Io, il satellite galileiano più vicino a
Giove - i due ricercatori hanno simulato le
caratteristiche dell'atmosfera del pianeta partendo da
quattro differenti composizioni. "Sostanzialmente
abbiamo ottenuto sempre il medesimo risultato - spiega
Fegley. Gran parte dell'atmosfera è composta da sodio,
potassio, ossigeno e monossido di silicio. Quello che
rende l'atmosfera davvero particolare, però, sono i
fenomeni climatici che potrebbero caratterizzarla."
Man mano che si sale in quota, infatti, la temperatura
scende e i vapori rocciosi che saturano l'atmosfera
possono condensare. Un fenomeno che si verifica
regolarmente qui sulla Terra, dove si formano nubi di
vapore d'acqua e si originano le precipitazioni che ben
conosciamo. Secondo le simulazioni, però, su COROT-7b le
nubi sarebbero sostanzialmente di tipo "roccioso" e le
conseguenti precipitazioni avverrebbero sotto forma di
piccoli ciotoli di differenti tipologie di rocce.
Inoltre, alcuni elementi caratterizzati da un basso
punto di vaporizzazione, quali il sodio e il potassio,
resterebbero costantemente dispersi in atmosfera e,
soffiati nello spazio dal vento stellare, potrebbero
essere individuati grazie a mirate osservazioni
astronomiche. Eventualità tutt'altro che remota, dato
che nelle atmosfere di un paio di esopianeti è stata
recentemente individuata proprio la presenza di sodio.
Per farla breve, l'atmosfera irrespirabile di COROT-7b
non sarà certo un modello di ospitalità, ma è innegabile
che i fenomeni che la caratterizzano la rendano molto
molto affascinante.
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