La storia si
è ripetuta, dunque. Tra il 16 e il 22 luglio 1994 si era
tutti con gli occhi puntati verso Giove per riuscire a
scorgere le profonde cicatrici lasciate dai frammenti
della Shoemaker-Levy 9, la cometa prima catturata dal
pianeta gigante, poi ridotta in frantumi dalla sua
incredibile attrazione gravitazionale e infine costretta
a concludere i suoi giorni con un tuffo suicida
nell’atmosfera del pianeta. Ebbene, a quindici anni di
distanza - quasi a commemorare quell’evento - gli
astronomi si trovano a dover registrare un altro impatto
contro Giove.
Tutto comincia con l'allarme lanciato il 19 luglio da
Anthony Wesley, un astronomo non professionista
australiano, che segnala la presenza di una strana nuova
macchia scura sulla superficie del pianeta gigante.
Alcuni astronomi che sono impegnati in tutt’altre
osservazioni al telescopio Keck II, ma possono però
disporre di tempo osservativo, puntano immediatamente i
sensori infrarossi del gigante hawaiiano verso Giove
confermando appieno l’osservazione di Wesley:
nell’emisfero meridionale del pianeta gigante è
effettivamente comparsa una nuova struttura
superficiale, una macchia che, a differenza delle
riprese nel visibile in cui appare più scura rispetto
alla superficie circostante, appare molto brillante.
Analoghe osservazioni vengono svolte anche dagli
astronomi del JPL con un altro telescopio hawaiiano, l'Infrared
Telescope Facility della NASA.
Il fatto che la macchia sia così evidente indica che
deve essere associata a fenomeni attivi nell'alta
atmosfera di Giove. Sembra proprio la ripetizione di ciò
che si osservò in occasione della caduta dei frammenti
della Shoemaker-Levy 9, l'unica differenza è che
stavolta ci troviamo in presenza di un singolo impatto.
Le osservazioni infrarosse finora effettuate, infatti,
escludono l’esistenza di altre macchie brillanti lungo
la stessa latitudine del pianeta.
Sono già pianificate, ovviamente, ulteriori osservazioni
e si confida che l'analisi dei dati possa dirci qualcosa
della natura dell'oggetto e dell'energia rilasciata
nell’evento. Dato che la macchia ha dimensioni superiori
a quelle dell'Oceano Pacifico, però, si può già fin
d’ora sospettare che non si sia trattato di un evento di
poco conto.
Quindici anni fa le macchie scure visibili su Giove per
alcune settimane ci insegnarono che la possibilità di
collisione tra due oggetti cosmici non era poi così
remota neppure ai nostri giorni. Ora abbiamo
l’opportunità di ripassare la lezione. |