ASSOCIAZIONE ASTRONOMICA CORTINA

6 agosto 2009

Giove ancora nel mirino

di Claudio Elidoro - Fonte: Fonte: UC Berkeley

La storia si è ripetuta, dunque. Tra il 16 e il 22 luglio 1994 si era tutti con gli occhi puntati verso Giove per riuscire a scorgere le profonde cicatrici lasciate dai frammenti della Shoemaker-Levy 9, la cometa prima catturata dal pianeta gigante, poi ridotta in frantumi dalla sua incredibile attrazione gravitazionale e infine costretta a concludere i suoi giorni con un tuffo suicida nell’atmosfera del pianeta. Ebbene, a quindici anni di distanza - quasi a commemorare quell’evento - gli astronomi si trovano a dover registrare un altro impatto contro Giove.

Tutto comincia con l'allarme lanciato il 19 luglio da Anthony Wesley, un astronomo non professionista australiano, che segnala la presenza di una strana nuova macchia scura sulla superficie del pianeta gigante. Alcuni astronomi che sono impegnati in tutt’altre osservazioni al telescopio Keck II, ma possono però disporre di tempo osservativo, puntano immediatamente i sensori infrarossi del gigante hawaiiano verso Giove confermando appieno l’osservazione di Wesley: nell’emisfero meridionale del pianeta gigante è effettivamente comparsa una nuova struttura superficiale, una macchia che, a differenza delle riprese nel visibile in cui appare più scura rispetto alla superficie circostante, appare molto brillante. Analoghe osservazioni vengono svolte anche dagli astronomi del JPL con un altro telescopio hawaiiano, l'Infrared Telescope Facility della NASA.

Il fatto che la macchia sia così evidente indica che deve essere associata a fenomeni attivi nell'alta atmosfera di Giove. Sembra proprio la ripetizione di ciò che si osservò in occasione della caduta dei frammenti della Shoemaker-Levy 9, l'unica differenza è che stavolta ci troviamo in presenza di un singolo impatto. Le osservazioni infrarosse finora effettuate, infatti, escludono l’esistenza di altre macchie brillanti lungo la stessa latitudine del pianeta.

Sono già pianificate, ovviamente, ulteriori osservazioni e si confida che l'analisi dei dati possa dirci qualcosa della natura dell'oggetto e dell'energia rilasciata nell’evento. Dato che la macchia ha dimensioni superiori a quelle dell'Oceano Pacifico, però, si può già fin d’ora sospettare che non si sia trattato di un evento di poco conto.

Quindici anni fa le macchie scure visibili su Giove per alcune settimane ci insegnarono che la possibilità di collisione tra due oggetti cosmici non era poi così remota neppure ai nostri giorni. Ora abbiamo l’opportunità di ripassare la lezione.

Cortesia Coelum Astronomia
Link collegamenti http://www.berkeley.edu/news/media/releases/2009/07/21_bruise.shtml

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