Difficile
credere che tra quanti seguivano, trepidanti, l'arrivo
di Spirit il 3 gennaio 2004 e quello, tre settimane più
tardi, di Opportunity ci potesse essere qualcuno
disposto a scommettere che, a distanza di cinque anni,
quei due intrepidi rover avrebbero potuto ancora
gironzolare e fare scienza sul Pianeta Rosso. Eppure,
come ci hanno abituato i migliori film di avventura - e
nonostante siano effettivamente un po' malconci - i due
robottini sono pronti per nuove imprese.
Finora si sono avventurati per oltre 21 chilometri sul
suolo marziano, hanno scalato montagne e sono scesi fino
sul fondo di crateri, hanno combattuto contro insidiose
trappole di sabbia e persino contro l'ineluttabile
deterioramento delle loro stesse apparecchiature, hanno
inviato a Terra dati e immagini (circa 250 mila) per un
ammontare di 36 gigabytes: senz'ombra di dubbio un
successo che va al di là di ogni più ottimistica
previsione. Ma per Spirit e Opportunity non è ancora
giunto il tempo di ritirarsi dall'attività.
Superate le difficoltà dovute allo scarso irraggiamento
della stagione invernale, con il ritorno della bella
stagione Spirit dovrebbe di nuovo riacquistare le
energie necessarie per raggiungere un paio di nuove
destinazioni. La prima è un monticciolo posto neppure
200 metri più a sud del luogo in cui si trova
attualmente il rover, una meta in grado di confermare
l'ipotesi che Home Plane - così è stato battezzato il
pianoro su cui Spirit ha trascorso gran parte del suo
tempo - sia davvero una coltre di materiale vulcanico.
La seconda e successiva destinazione sarebbe invece una
sorta di pozzo, chiamato Goddard, la cui morfologia non
richiama la classica struttura dei crateri da impatto.
Solo un'ispezione ravvicinata potrà confermare l'ipotesi
che si possa trattare di un cratere originatosi a
seguito di un'esplosione vulcanica.
Anche nel futuro di Opportunity c'è un cratere. Si
tratta dell'Endeavour Crater, una struttura larga circa
22 chilometri, dunque oltre venti volte più grande di
quel cratere Victoria in cui il rover ha trascorso gran
parte degli ultimi due anni. Distante una dozzina di
chilometri, Endeavour è indubbiamente una meta ambita,
ma che è indispensabile raggiungere cercando di percorre
la strada meno irta di ostacoli. Di notevole aiuto nel
tracciare la rotta più sicura saranno le immagini ad
alta risoluzione acquisite dal Mars Reconnaissance
Orbiter.
Insomma, ancora i rover non hanno deposto i calici con
cui hanno brindato alla loro storica impresa dei cinque
anni sul suolo di Marte che già si trovano sotto il naso
un programmino niente male per il loro futuro. |