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Due
ricercatrici italiane hanno scoperto quella che può
essere considerata l’acqua più antica dell’universo in
un quasar lontano 11 miliardi di anni luce. La notizia è
uscita sul numero di “Nature” in edicola a Londra
giovedì 18 dicembre: prima con osservazioni al
radiotelescopio di Effelsberg in Germania (il più grande
d’Europa) e poi con il Very Large Array, il grande
radiotelescopio inteferometro americano nel New Mexico,
Violette Impellizzeri e Paola Castangia sono riuscite a
rilevare la “firma” della molecola dell’acqua in una
galassia i cui messaggi radio ci arrivano amplificati
grazie a una lente gravitazionale.
Le
molecole di acqua a loro volta si trovano in una nube di
gas dove densità e temperatura creano un “effetto maser”
che porta le molecole a oscillare tutte in sincronia,
generando un segnale molto più forte e ben
identificabile in quanto le radiazioni vengono emesse in
modo coerente (il maser è l’equivalente nelle onde radio
del laser nel campo ottico: anzi, fu il primo emettitore
di onde elettromagnetiche coerenti ad essere realizzato,
negli Anni 50 del secolo scorso, il laser venne alcuni
anni dopo.).
«Siamo
state fortunate – spiega Paola Castangia – perché
abbiamo individuato il maser proprio nel primo oggetto
sul quale abbiamo puntato il nostro enorme occhio, il
radiotelescopio di Effelsberg, vicino a Bonn. Una
scoperta così improbabile che quasi non ci credevamo.
Però, con l’entusiasmo che forse solo i ricercatori
giovani ancora hanno, abbiamo deciso di provare a
ripetere le osservazioni con uno strumento ancora più
sensibile, il VLA, nel New Mexico. E quando abbiamo
avuto la conferma che cercavamo... è stata un’emozione
unica, l’acqua in effetti c’era!»
«La
lente gravitazionale, posta tra la sorgente del maser e
la Terra – aggiunge Violette Impellizzeri – è stata
determinante per scoprirlo: senza di essa avremmo dovuto
osservare con il radiotelescopio di Effelsberg per 580
giorni di seguito. Invece ci sono state sufficienti 14
ore». |