Prima di
addentrarci nelle ultime scoperte relative alla Fascia
di Kuiper è doveroso segnalare che da metà settembre
anche l'oggetto transnettuniano 2003 EL61 ha un nome
ufficiale e la qualifica di pianeta nano. Al pianeta,
già catalogato con il numero 136108, è stato infatti
assegnato il nome di Haumea, divinità della fertilità e
della maternità nella mitologia hawaiiana, mentre ai
suoi due satelliti più grandi sono stati assegnati i
nomi di Hi'iaka e Namaka, anch'esse divinità mitologiche
hawaiiane nate dal corpo di Haumea. Con l'arrivo di
(136108) Haumea, dunque, sale a quota cinque il numero
degli oggetti celesti cui è stata attribuita la
qualifica di pianeta nano.
Ma passiamo alle ultime notizie dalla Fascia di Kuiper e
lo facciamo cominciando proprio da un altro pianeta
nano: Eris. Attualmente il corpo celeste si trova nel
punto della sua orbita posto alla maggiore distanza dal
Sole (circa 100 UA), ma ha ugualmente trovato il modo di
stupire i ricercatori. Stephen Tegler (Northern Arizona
University) e i suoi collaboratori hanno analizzato a
fondo i dati spettroscopici della superficie di Eris da
loro acquisiti nel 2007 con il Multi Mirror Telescope e
li hanno confrontati con quelli raccolti nel 2005 con il
William Herschel Telescope in Spagna. Ebbene, da tale
confronto è emerso un drastico cambiamento nella
composizione superficiale di Eris. L'analisi spettrale
indica un netto aumento di azoto e la diminuzione del
metano, quasi che quest'ultimo sia stato diluito dal
sopraggiungere di una grande quantità di azoto. Ciò che
stupisce non è tanto il cambiamento in sè, quanto
piuttosto che si manifesti quando Eris si trova alla
massima distanza dal Sole, cioè quando le possibili
influenze climatiche dovute all'irraggiamento solare
sono ridotte al minimo. I cambiamenti, infatti, si
potrebbero spiegare invocando la presenza su Eris di
fenomeni di criovulcanesimo e il conseguente trasporto
in superficie di componenti originariamente situati nel
sottosuolo. Veramente problematico, però, è identificare
il motore in grado di innescare il criovulcanesimo.
Ci potrebbe essere comunque una spiegazione molto più
semplice e cioè che la superficie di Eris non sia
affatto cambiata, ma tutto dipenda dal fatto che le
indagini spettroscopiche hanno interessato due
differenti regioni superficiali. La risposta potrà
venire solo da una analisi più approfondita della
rotazione di Eris. Solo conoscendo nei dettagli come
ruota questo Plutoide, infatti, si potrà scoprire se le
regioni analizzate nel 2005 e due anni più tardi
coincidono oppure no. E solo allora, magari, qualcuno
dovrà strizzarsi il cervello per spiegare eventuali
cambiamenti nella sua composizione superficiale.
La seconda notizia riguarda recenti studi su 2001 QW322,
un oggetto doppio orbitante nella Fascia di Kuiper. Di
oggetti doppi situati nella regione oltre Nettuno se ne
conoscono parecchi, a cominciare dalla stessa coppia
Plutone-Caronte, dunque non è certo la presenza di un
oggetto doppio in più o in meno a far notizia. Ma questa
nuova coppia - i cui componenti, prendendo in prestito
un personaggio "doppio" della Commedia degli errori di
Shakespeare, sono stati provvisoriamente battezzati
Antipholus A e B - è davvero particolare. L'oggetto è
stato scoperto il 24 agosto 2001 con il CFHT (Canada
France Hawaii Telescope) nel corso della Canada France
Ecliptic Plane Survey. La sua natura di oggetto doppio è
stata riconosciuta immediatamente e senza fatica, dato
che le due componenti distano tra loro circa 125 mila
chilometri. Ed è proprio questa grande separazione tra i
due corpi che ha immediatamente attirato l'attenzione
degli astronomi. Antipholus A e B, infatti, sono due
oggetti di dimensioni piuttosto modeste, il cui diametro
è dell'ordine di un centinaio di chilometri. Una
separazione come quella osservata è incredibilmente
elevata, dieci volte più grande di quella rilevata per
coppie di oggetti di massa simile. Per avere un'idea più
concreta, è come trovarsi in presenza di due palle da
basket legate gravitazionalmente tra loro che orbitano a
200 chilometri l'una dall'altra.
Un legame davvero fragile, dunque, che può facilmente
essere spezzato da un oggetto che transiti nelle
vicinanze. Sul numero di Science dello scorso 17 ottobre
è stato pubblicato uno studio (primo autore Jean-Marc
Petit dell'Observatoire de Besançon) che fa il punto su
quanto si sa di Antipholus grazie ai dati fotometrici
raccolti tra il 2002 e il 2007 sia dai Telescopi Gemini
che dal VLT dell'ESO. Uno studio che segnala alcune
caratteristiche della coppia (per esempio che il periodo
orbitale reciproco delle due componenti è di circa 25-30
anni, che il polo dell'orbita è inclinato di circa 55
gradi rispetto all'eclittica e che l'eccentricità della
loro orbita reciproca è inferiore a 0.4), ma che non
manca di rimarcare anche l'estrema fragilità di quel
legame. Secondo i ricercatori, infatti, un simile
sistema può sopravvivere per un tempo inferiore al
miliardo di anni. Oltre al futuro di 2001 QW322, però,
sarebbe davvero molto interessante saperne di più sul
suo passato e su come abbia potuto formarsi e resistere
una coppia così aperta. |