L'idea degli
ideatori del progetto Galaxy Zoo (Kevin Schawinski e
Chris Lintott) era quella di sfruttare la maggiore
capacità dell'occhio umano rispetto a un sistema
computerizzato nel riconoscere le particolarità più fini
di strutture talvolta così inusuali quali le galassie.
Niente di meglio, allora, che aprire il lavoro di
catalogazione delle galassie alla collaborazione dei
volontari di tutto il mondo. La risposta è stata
impressionante: basti dire che solo nel corso
dell'ultimo anno più di 150 mila appassionati di ogni
parte del mondo hanno scandagliato un milione di
immagini rese disponibili online producendo oltre 50
milioni di classificazioni.
Tra questi volontari vi è anche Hanny van Arkel, un
insegnante olandese. Qualche tempo fa, esaminando
un'immagine che comprendeva anche la galassia IC 2497,
ha notato proprio nei pressi della galassia uno strano
oggetto non menzionato in nessun catalogo. L'immediata
segnalazione di quello strano ed evanescente batuffolo
luminoso con uno scuro buco centrale grande 16 mila anni
luce ha mobilitato anche gli astronomi professionisti,
ai quali finora l'oggetto era completamente sfuggito.
Una prima analisi ha permesso di stabilire che la
temperatura di quella nuvoletta evanescente - battezzata
Hanny's Voorwerp, termine olandese che significa
semplicemente "oggetto" - si aggira intorno ai 10 mila
gradi, segno che il gas che la compone deve essere
eccitato da una sorgente abbastanza energetica. Peccato,
però, che il Voorwerp non contenga nessuna stella e nei
paraggi non vi sia alcuna traccia di una sorgente in
grado di emettere tale energia.
L'unica possibilità intravista dagli astronomi è che la
sorgente possa essere proprio la galassia IC 2497. O
meglio, lo possa essere stata quando ospitava al suo
interno un brillante quasar. L'intensa emissione del
quasar, riconducibile alla mostruosa voracità del suo
massiccio buco nero centrale, avrebbe illuminato il gas
del Voorwerp riscaldandolo al punto da renderlo
luminoso. Una volta cessata l'attività del quasar, il
gas avrebbe continuato ad emettere energia,
comportandosi come quegli echi luminosi che spesso si
osservano studiando i resti di supernove esplose nel
passato.
Notevole la soddisfazione dello scopritore: "E' davvero
stupefacente - ha commentato van Arkel - che questo
oggetto sia rimasto sepolto negli archivi per decenni e
che siano stati dei volontari non professionisti a
scovarlo". Intrigante anche pensare di trovarci di
fronte ai primi passi di una nuova modalità per la
ricerca astronomica, basata sulle potenzialità di
Internet e sulla collaborazione globale. Una nuova
astronomia alla portata anche dei semplici appassionati. |