ASSOCIAZIONE ASTRONOMICA CORTINA

25 agosto 2008

L'oggetto sfuggito ai professionisti

di Claudio Elidoro - Fonte: Yale University

L'idea degli ideatori del progetto Galaxy Zoo (Kevin Schawinski e Chris Lintott) era quella di sfruttare la maggiore capacità dell'occhio umano rispetto a un sistema computerizzato nel riconoscere le particolarità più fini di strutture talvolta così inusuali quali le galassie. Niente di meglio, allora, che aprire il lavoro di catalogazione delle galassie alla collaborazione dei volontari di tutto il mondo. La risposta è stata impressionante: basti dire che solo nel corso dell'ultimo anno più di 150 mila appassionati di ogni parte del mondo hanno scandagliato un milione di immagini rese disponibili online producendo oltre 50 milioni di classificazioni.
Tra questi volontari vi è anche Hanny van Arkel, un insegnante olandese. Qualche tempo fa, esaminando un'immagine che comprendeva anche la galassia IC 2497, ha notato proprio nei pressi della galassia uno strano oggetto non menzionato in nessun catalogo. L'immediata segnalazione di quello strano ed evanescente batuffolo luminoso con uno scuro buco centrale grande 16 mila anni luce ha mobilitato anche gli astronomi professionisti, ai quali finora l'oggetto era completamente sfuggito.
Una prima analisi ha permesso di stabilire che la temperatura di quella nuvoletta evanescente - battezzata Hanny's Voorwerp, termine olandese che significa semplicemente "oggetto" - si aggira intorno ai 10 mila gradi, segno che il gas che la compone deve essere eccitato da una sorgente abbastanza energetica. Peccato, però, che il Voorwerp non contenga nessuna stella e nei paraggi non vi sia alcuna traccia di una sorgente in grado di emettere tale energia.
L'unica possibilità intravista dagli astronomi è che la sorgente possa essere proprio la galassia IC 2497. O meglio, lo possa essere stata quando ospitava al suo interno un brillante quasar. L'intensa emissione del quasar, riconducibile alla mostruosa voracità del suo massiccio buco nero centrale, avrebbe illuminato il gas del Voorwerp riscaldandolo al punto da renderlo luminoso. Una volta cessata l'attività del quasar, il gas avrebbe continuato ad emettere energia, comportandosi come quegli echi luminosi che spesso si osservano studiando i resti di supernove esplose nel passato.
Notevole la soddisfazione dello scopritore: "E' davvero stupefacente - ha commentato van Arkel - che questo oggetto sia rimasto sepolto negli archivi per decenni e che siano stati dei volontari non professionisti a scovarlo". Intrigante anche pensare di trovarci di fronte ai primi passi di una nuova modalità per la ricerca astronomica, basata sulle potenzialità di Internet e sulla collaborazione globale. Una nuova astronomia alla portata anche dei semplici appassionati.
Links - Collegamenti:
http://opa.yale.edu/news/article.aspx?id=5934&s=t

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