Titano è uno
degli obiettivi primari della missione Cassini. Non
tanto perchè si tratta del satellite più grande di
Saturno, quanto piuttosto perchè quella incredibile luna
avvolta da un'atmosfera di idrocarburi richiama troppo
da vicino quello che si pensa possa essere stato il
nostro pianeta agli inizi della sua avventura. E se, per
confermare tale importanza, non si ritiene sufficiente
che la missione abbia comportato l'avventura della sonda
Huygens, certo basterà dare un'occhiata a quanti sorvoli
dedicati a Titano siano stati previsti dal piano di
volo. E Titano non ha deluso.
L'ultimo annuncio, pubblicato su Science lo scorso 21
marzo, riguarda la possibilità che la crosta
superficiale del satellite galleggi su un guscio fluido
e che dunque sia separata dal suo nucleo interno.
Sarebbe questo disaccoppiamento tra la crosta e il
nucleo del satellite la spiegazione più plausibile per i
movimenti superficiali e gli slittamenti evidenziati da
un anno e mezzo di osservazioni radar di Titano.
Lo studio è il risultato del lavoro di Ralph Lorenz (Johns
Hopkins Applied Physics Laboratory) e dei suoi
collaboratori, che hanno esaminato i dati raccolti dal
radar della sonda Cassini in occasione di 19 distinti
sorvoli di Titano tra l'ottobre 2005 e il maggio 2007.
Dopo aver individuato nelle prime mappe radar la
posizione di 50 specifici punti di riferimento sulla
superficie del satellite, gli astronomi li hanno
nuovamente ricercati nelle ultime rilevazioni. Con loro
sorpresa hanno notato che in molti casi si poteva
rilevare uno slittamento delle reciproche posizioni
persino di 30 chilometri, spostamento che non sembra
affatto dovuto a movimenti occasionali, bensì a un vero
e proprio scivolamento di intere porzioni di crosta.
Per spiegare un simile movimento Lorenz e collaboratori
hanno ipotizzato che crosta e nucleo siano nettamente
separati da una sorta di cuscinetto lubrificante.
Ritengono cioè che 100 km al di sotto della superficie
ghiacciata di Titano vi sia un oceano liquido,
probabilmente composto di acqua e ammoniaca, sul quale
galleggia la crosta.
Ottime indicazioni sulla bontà del modello si ritiene
possano giungere da studi più approfonditi del moto di
rotazione di Titano nonchè dall'analisi dettagliata dei
venti che soffiano nella sua atmosfera e che
sembrerebbero collegati alla rotazione della crosta. "I
cambiamenti che noi rileviamo nella rotazione di Titano
- sottolinea Lorenz - sono per noi un'importante
finestra che ci può mostrare cosa si cela sotto la sua
superficie. Nel volgere di pochi anni, poi, non è
escluso che si possa anche avere la prova di variazioni
stagionali della sua rotazione."
Non c'è fretta. E' vero che a giugno termina la missione
primaria della Cassini, ma non credo proprio che alla
NASA si decida di spegnere quella fantastica sonda. |