Per spiegare
l'accensione di una supernova, gli astronomi
suggeriscono due possibilità: o si tratta di una nana
bianca che in qualche modo ha accumulato nuovo materiale
e per questo ha superato il suo limite di tenuta (limite
di Chandrasekhar) oppure si è in presenza di una stella
massiccia che, giunta al capolinea di una breve
esistenza, è collassata sotto il suo stesso peso. Per
distinguere tra i due tipi bisogna tenere d'occhio lo
spettro della supernova: nel caso del collasso di una
nana bianca (supernova di Tipo I) non vi è traccia di
idrogeno, evidente invece nel caso dell'esplosione di
una stella massiccia (supernova di Tipo II).
Ultimamente, però, si è aggiunto anche un terzo
possibile scenario, quello proposto da alcuni
ricercatori che hanno preso nuovamente in considerazione
il caso della supernova 2006gz, una supernova molto
brillante catalogata di Tipo Ia.
L'idea di approfondire lo studio di quell'esplosione
stellare è venuta agli astronomi osservando la
particolarità del suo spettro. Accanto alla mancanza di
idrogeno che aveva decretato la sua classificazione,
infatti, vi erano un paio di altre caratteristiche
davvero peculiari. Anzitutto lo spettro di 2006gz
mostrava la più intensa presenza di carbonio mai
osservata e poi vi era l'evidenza di strati compressi di
silicio. Due caratteristiche che potevano a fatica
essere ricondotte all'esplosione di una nana bianca, ma
che invece trovavano piena spiegazione in uno scenario
in cui erano due le nane bianche protagoniste.
Nello studio pubblicato all'inizio di novembre su
Astrophysical Journal Letters, infatti, Malcom Hicken (CfA)
e gli astronomi che hanno collaborato con lui
suggeriscono che la supernova 2006gz possa essere stata
innescata da due nane bianche che inizialmente erano in
orbita l'una intorno all'altra, ma che col tempo si sono
avvicinate sempre di più fino a fondersi in un unico
oggetto. I modelli matematici confermerebbero che un
simile scenario sarebbe perfettamente in grado di
spiegare le scomode presenze di carbonio e silicio nello
spettro della supernova. La fusione di due nane bianche
- con il conseguente abbondante superamento del limite
di Chandrasekar - sarebbe inoltre un'ottima
giustificaziobe per l'eccezionale luminosità di 2006gz.
A questo punto, però, sorge un problema davvero spinoso
e riguarda gli studi cosmologici che si fondano sul
fatto che le supernovae di Tipo Ia possono essere
impiegate come candele campione. Visto come sono andate
le cose con 2006gz, si può ancora accettare a cuor
leggero una simile generalizzazione? Una domanda cui
bisogna rispondere al più presto. |