ASSOCIAZIONE ASTRONOMICA CORTINA

20 novembre 2007

Lo scontro di due nane bianche
di Claudio Elidoro - Fonte: Center for Astrophysics

Per spiegare l'accensione di una supernova, gli astronomi suggeriscono due possibilità: o si tratta di una nana bianca che in qualche modo ha accumulato nuovo materiale e per questo ha superato il suo limite di tenuta (limite di Chandrasekhar) oppure si è in presenza di una stella massiccia che, giunta al capolinea di una breve esistenza, è collassata sotto il suo stesso peso. Per distinguere tra i due tipi bisogna tenere d'occhio lo spettro della supernova: nel caso del collasso di una nana bianca (supernova di Tipo I) non vi è traccia di idrogeno, evidente invece nel caso dell'esplosione di una stella massiccia (supernova di Tipo II).
Ultimamente, però, si è aggiunto anche un terzo possibile scenario, quello proposto da alcuni ricercatori che hanno preso nuovamente in considerazione il caso della supernova 2006gz, una supernova molto brillante catalogata di Tipo Ia.
L'idea di approfondire lo studio di quell'esplosione stellare è venuta agli astronomi osservando la particolarità del suo spettro. Accanto alla mancanza di idrogeno che aveva decretato la sua classificazione, infatti, vi erano un paio di altre caratteristiche davvero peculiari. Anzitutto lo spettro di 2006gz mostrava la più intensa presenza di carbonio mai osservata e poi vi era l'evidenza di strati compressi di silicio. Due caratteristiche che potevano a fatica essere ricondotte all'esplosione di una nana bianca, ma che invece trovavano piena spiegazione in uno scenario in cui erano due le nane bianche protagoniste.
Nello studio pubblicato all'inizio di novembre su Astrophysical Journal Letters, infatti, Malcom Hicken (CfA) e gli astronomi che hanno collaborato con lui suggeriscono che la supernova 2006gz possa essere stata innescata da due nane bianche che inizialmente erano in orbita l'una intorno all'altra, ma che col tempo si sono avvicinate sempre di più fino a fondersi in un unico oggetto. I modelli matematici confermerebbero che un simile scenario sarebbe perfettamente in grado di spiegare le scomode presenze di carbonio e silicio nello spettro della supernova. La fusione di due nane bianche - con il conseguente abbondante superamento del limite di Chandrasekar - sarebbe inoltre un'ottima giustificaziobe per l'eccezionale luminosità di 2006gz.
A questo punto, però, sorge un problema davvero spinoso e riguarda gli studi cosmologici che si fondano sul fatto che le supernovae di Tipo Ia possono essere impiegate come candele campione. Visto come sono andate le cose con 2006gz, si può ancora accettare a cuor leggero una simile generalizzazione? Una domanda cui bisogna rispondere al più presto.
Links - Collegamenti:
http://www.cfa.harvard.edu//press/2007/pr200729.html
 

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