ASSOCIAZIONE ASTRONOMICA CORTINA

22 ottobre 2007

Supernovae e raggi cosmici
di Claudio Elidoro - Fonte: NASA

Quando vennero scoperti - erano gli inizi del secolo scorso - non si sapeva bene cosa fossero e si pensò si trattasse di una misteriosa radiazione proveniente dalle profondità del cosmo. Solo successivamente si scoprì che si trattava di ioni e particelle subatomiche, dunque nulla a che vedere con la radiazione propriamente detta, che sfrecciavano per l'universo con energie spaventose.
A partire dagli anni '60 si cominciò a sospettare che alle spalle di quelle particelle sparate in giro per il cosmo vi fossero i resti di supernovae e i campi magnetici contenuti nei loro fronti d'urto in espansione. Secondo le teorie correnti, le particelle cariche intrappolate in quegli intensi campi m
agnetici fanno la fine delle palline di un flipper, sballottate ben bene finchè non si liberano di quella morsa e sfrecciano via con velocità prossime a quella della luce.
Lo scorso anno, studiando con l'osservatorio orbitante Chandra la radiazione X emessa dal resto di supernova Cassiopea A, gli astronomi avevano visto che la teoria era in ottimo accordo i dati osservativi. Ora è giunta un'ulteriore conferma. Sul numero di Nature dello scorso 4 ottobre, infatti, Yasunobu Uchiyama (Agenzia Spaziale Giapponese - JAXA) presenta i risultati ottenuti dal suo team studiando quanto resta di una supernova esplosa nella costellazione dello Scorpione circa 1600 anni fa.
L'oggetto, il cui nome è RXJ1713.7-3946, è stato osservato ricorrendo al satellite Chandra e a Suzaku, il satellite giapponese per la radiazione X. Confrontando le osservazioni con quelle ottenute in precedenti periodi, i ricercatori hanno scoperto che alcune regioni del resto di supernova modificavano rapidamente e in modo drastico la loro emissione di radiazione X, segno che le particelle responsabili di quell'emissione apparivano e sparivano piuttosto velocemente in una limitata regione di spazio.
Lo studio accurato - grazie alla risoluzione garantita da Chandra - dello spostamento di tali regioni ha permesso al team di Uchiyama di stimare la velocità di propagazione del fronte d'urto della supernova e da questa dedurre l'intensità del campo magnetico. Secondo i ricercatori è questo intenso campo magnetico che, accelerando gli elettroni e imponendo loro di spiraleggiare lungo le linee di forza, li obbliga a emettere radiazione. La radiazione X osservata in RXJ1713.7-3946, dunque, sarebbe la ben nota radiazione di sincrotrone.
Ma il meccanismo di sincrotrone non funziona solo con gli elettroni. Anche i protoni, infatti, vengono accelerati nello stesso modo, solo che non irraggiano e quindi non possiamo avere una conferma osservativa. Secondo Uchiyama, però, di questi protoni non si perdono affatto le tracce: viste le energie in gioco, essi hanno comodamente la possibilità di trasformarsi in quelli che noi chiamiamo raggi cosmici.
Insomma, sul legame tra resti di supernova e raggi cosmici c'è molto più di un sospetto.
Links - Collegamenti:
http://www.nasa.gov/centers/goddard/news/topstory/2007/accelerated_rays....

Cortesia Coelum Astronomia
 

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