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Se qualcuno,
all'inizio della missione di Ulysses, avesse
profetizzato che nel futuro della sonda ci sarebbe stato
un ruolo importante anche nelle osservazioni cometarie,
probabilmente tutti l'avrebbero guardato in malo modo.
Doveva fare tutt'alto, Ulysses. La sua missione era lo
studio delle regioni polari del Sole, dunque nulla a che
spartire con l'osservazione di quelle curiose palle di
neve sporca che ogni tanto danno spettacolo. Credo che
anche i responsabili della missione, che quel 6 ottobre
1990 osservavano con apprensione lo shuttle Discovery
staccarsi dalla rampa di Cape Canaveral con a bordo la
loro preziosa sonda, avrebbero fatto le stesse
considerazioni.
Ma, come dice anche un noto film, mai dire mai.
Su Astrophysical Journal del 1° ottobre, infatti,
possiamo leggere uno studio scientifico riguardante la
cometa McNaught e l'interazione del vento solare con la
sua coda di ioni compiuto proprio grazie alle
osservazioni di Ulysses. Si è trattata di una di quelle
strane coincidenze che costellano ogni campo della
ricerca, una casualità che i ricercatori hanno saputo
cogliere al volo. Nel febbraio scorso la sonda si trovò
ad attraversare la coda di ioni della cometa McNaught, a
circa 260 milioni di chilometri di distanza dal suo
nucleo, e lo spettrometro SWICS (Solar Wind Ion
Composition Spectrometer) di Ulysses registrò la sua
composizione.
Per la prima volta, con grande sorpresa dei ricercatori,
è stata rilevata la presenza di ioni di ossigeno O3+
(cioè con solo cinque elettroni anzichè gli otto che
caratterizzano l'atomo neutro). Nello studio si ipotizza
che questa presenza sia dovuta agli ioni positivi del
vento solare che, attraversando la coda della cometa,
recuperano dagli atomi di ossigeno gli elettroni di cui
hanno bisogno. La cometa, insomma, farebbe un po' da
distributore di elettroni a beneficio del vento solare.
Ma c'è anche dell'altro. SWICS, infatti, ha rilevato
che, sebbene a 260 milioni di chilometri di distanza dal
nucleo cometario, la coda della MCNaught riusciva a
rallentare il vento solare fino a metà della sua
abituale velocità. Stando alle misurazioni di Ulysses,
infatti, il vento solare soffiava a 400 chilometri al
secondo anzichè ai consueti 700. Fatto decisamente
insolito e completamente in controtendenza rispetto alle
misurazioni effettuate sempre da Ulysses nel 1996
attraversando la coda della cometa Hyakutake,
rilevazioni che mostravano come in quella circostanza la
velocità del vento solare rimanesse pressochè costante.
Insomma, un chiaro guanto di sfida ai teorici che si
occupano del vento solare e delle sue interazioni con i
corpi celesti.
Nel frattempo Ulysses è tornato al suo servizio
abituale, ma c'è da scommettere che, visto come sono
andate le cose, in futuro non perderà nessuna occasione
di uscire dal suo trantran e di dedicarsi anche a
qualcosaltro. Buona fortuna. |