La magia dellEclisse di Sole si è ripetuta ancora; questa volta in Sud America, terra dei mille contrasti, ma di incantevole e selvaggia bellezza. La nostra Associazione ha organizzato una spedizione in Brasile per seguire al meglio questo grandioso fenomeno naturale. In queste righe gli autori riportano il resoconto del viaggio cercando di trasmettere anche le indimenticabili emozioni vissute durante i frenetici attimi in cui il Sole sparì dal cielo.
Nonostante l'ottima pubblicità fatta all'iniziativa fin dall'assemblea dei soci dell'Astronomica tenutasi in aprile, alla partenza da Cortina - venerdì 28 ottobre 1994 alle 7 di un freddo mattino autunnale - eravamo solo in tre: Alessandro Dimai, Franco de Zanna e il sottoscritto. La nostra piccola spedizione in Brasile, studiata per assistere all'eclisse totale di sole del 3 novembre, è durata dieci giorni: pochi per consentirci una visita, anche solo sommaria, dell'immenso stato che occupa metà del continente sud-americano. Comunque il viaggio si è svolto nel migliore dei modi, lo scopo principale è stato pienamente raggiunto e l'esperienza è stata per tutti interessante, piacevole e senz'altro degna di essere ripetuta.
Lascio ad Alessandro il compito di spiegare su queste pagine i risultati scientifici dell'osservazione, e accetto più che volentieri di riferire a grandi linee - come del resto ho già fatto nella serata in Ciasa de ra Regoles del 9 dicembre, che ha visto intervenire quasi ottanta persone e ci ha lusingato per il successo e l'interesse mostrato dai partecipanti - sul nostro viaggio in un paese lontano, misterioso e affascinante soprattutto per i macroscopici contrasti che presenta.
Dopo aver passato buona parte della prima giornata ad Amsterdam, con undici ore di tranquillo volo siamo arrivati di buon mattino a San Paolo, una città enorme, afosa e afflitta da un traffico incredibile. Dei luoghi visitati è senz'altro quello che ci ha entusiasmato meno, in quanto sembra Milano moltiplicata per dieci: a San Paolo vivono venti milioni di persone, stipate in periferie gigantesche e molto povere, il centro è costituito solo da grattacieli e, nonostante gli abitanti si vantino di appartenere ad una città che produce da sola due terzi del reddito nazionale del Brasile, a noi è parsa caotica, sporca e senza particolari attrattive. Ci siamo consolati visitando il Centro di Cultura "Terrazza Italia", dove - offrendoci comunque uno splendido panorama sulla metropoli by night - ci hanno spellato l'equivalente di trecentomila lire per una cena a lume di candela.
Un po' di vero Brasile l'abbiamo visto il giorno dopo, mescolandoci tra le migliaia di giovani che in centro assistevano a un concerto rock durato sei o sette ore: tra odori pungenti e colori abbaglianti, abbiamo passeggiato a lungo in mezzo alla folla, per lo più di ragazzini, senz'altro poco turistica ma indicativa della realtà di San Paolo, dove sette persone su dieci hanno meno di trent'anni.
Il 30/31 ottobre eravamo a Iguaçu, una delle sette meraviglie del mondo: immerse nella foresta subtropicale, vi sono infatti 240 cascate, alte in media un centinaio di metri e larghe tre chilometri, e avvicinarsi alla loro base con un leggero gommone è stata un'esperienza davvero unica ed emozionante. In quell'occasione abbiamo assaggiato una delle cose più buone del Brasile, la carne, cucinata alla griglia e servita con un'abbondanza insolita per noi: e poi banane fritte, verdure freschissime e croccanti, dolci, birra e caffè. In serata, non poteva mancare uno spettacolo brasilian-argentino, animato da una grande squadra di Oba-Oba, cantanti, ballerini di tango, suggestivo e interessante.

A Iguaçu abbiamo trascorso anche il 1· novembre, rivisitando le cascate dal versante argentino, che dista solo pochi chilometri dal Brasile. Le cascate argentine ci sono sembrate più belle di quelle brasiliane: esse si visitano a piedi, camminando lungamente per sentieri, scale e ponti che immergono quasi nel cuore dei getti d'acqua facendo provare un'emozione indescrivibile. Il nostro accompagnatore, Tadeus, ci ha fatto un'ottima compagnia, è stato sempre molto allegro e disponibile, e non potevamo pretendere di più. Dopo le cascate, visita alla diga di Itaipł, che sbarra il fiume Paraną; č la pił grande del Sud America e fornisce energia per tutto il sud del Brasile e il Paraguay. Il lago artificiale alle sue spalle č immenso, lungo oltre 80 km e largo mediamente 15.
In serata, dopo un paio di ore di volo (dimenticavo di dire che, in dieci giorni, abbiamo cambiato nove aerei diversi e collezionato quasi trentamila chilometri), abbiamo finalmente raggiunto la base della nostra spedizione: Florianopolis, capitale dello Stato di Santa Catarina situata su un'isola tutta circondata da quarantadue rinomate spiagge (che non abbiamo visto). Qui abbiamo passato due belle giornate con Alessandra, una accompagnatrice di origine italiana, molto carina, con la quale abbiamo visitato un'isola tropicale in una grande baia popolata da delfini. La città non è un granché, sempre per gli standard europei, ed è abitata in prevalenza da emigranti bellunesi e trentini: l'elenco telefonico di Florianopolis sembra quello di Belluno mescolato con quello di Trento!
La sera del 2 novembre, un tentativo di scrutare il cielo australe, tanto per dare un tono "scientifico" al nostro viaggio, si è concluso in un nulla di fatto, dato l'incredibile inquinamento luminoso di cui soffre questa città: non siamo stati in grado di scovare un benché minimo tratto di strada assolutamente privo di luci per fermarci a guardare il cielo, e così abbiamo desistito dall'impresa, preparandoci al tour de force del giorno dopo.
Alle cinque del mattino, dopo che Alessandro e Franco si erano spiritualmente già preparati scrutando per mezz'ora il magnifico cielo stellato dell'emisfero australe, siamo partiti in automobile per Criciuma, una cittadina dell'interno posta nel punto esatto di maggior durata dell'eclisse. I duecentoventi chilometri per giungervi si sono rivelati un autentico tormento, data la strada accidentata che abbiamo dovuto percorrere, il traffico sempre intenso, la stanchezza accumulata, il caldo. Comunque, alle otto del mattino eravamo soli, su un altopiano arido e sconfinato, popolato da vacche e da qualche contadino, e sul bordo di una strada sterrata, in un ambiente che ricordava molto da vicino i paesaggi della Toscana e dell'Umbria, abbiamo allestito il campo, preparandoci a godere uno spettacolo unico.

L'eclisse si è puntualmente verificata tra le 10.58 e le 11.02, e abbiamo potuto osservarla nel modo migliore, grazie agli strumenti che ci eravamo portati appresso, e scattare una lunga serie di fotografie e diapositive che abbiamo poi fatto vedere agli appassionati di Cortina. L'eclisse ha provocato reazioni piuttosto curiose, sia negli uomini che negli animali: proprio al culmine dei quattro minuti di buio, ci è passata davanti un'automobile coi fari accesi, probabilmente ignara del motivo per cui era buio alle undici del mattino, e le mucche al pascolo, nei minuti fatidici, sono letteralmente scomparse nel nulla, per tornare tranquillamente a brucare nello stesso posto quando è riapparso il sole.
Rientrati a Florianopolis, dopo un lauto pranzo, ci siamo trascinati per un paio d'ore sul lungomare, molto stanchi e (specialmente io) un po' sfiduciati per un imprevisto, verificatosi due sere prima e non ancora risolto ... A mezzanotte, dopo l'ennesimo trasbordo, siamo atterrati a Rio de Janeiro, quasi al termine del nostro viaggio, ormai paghi per aver potuto presenziare, tra i pochi fortunati italiani e unici rappresentanti della Associazione Astronomica Cortina, a un fenomeno tra i più belli della natura.

Rio è sempre e comunque Rio: grande afa, nonostante fosse primavera, confusione nelle strade e nelle piazze, traffico frenetico, spiagge fantastiche, una visita d'obbligo al mastodontico Cristo Redentore del Corcovado e alla foresta di Tijuca, un parco nazionale nel centro della città, una passeggiata a Copacabana e Ipanema sperando di incontrare le bellezze propagandate dalle cartoline, poi una colossale dormita che ci ha liberato della grande stanchezza accumulata, una cena pantagruelica e uno spettacolo "autenticamente brasiliano", rivelatosi un bidone per turisti. E' senza dubbio un gran bel posto, e passando da quelle parti vale la pena farvi un salto !
Il 5 novembre è trascorso velocemente, in aereo prima e in aeroporto poi, in attesa del lungo volo di ritorno che ci ha riportato sani e salvi a casa. Siamo giunti a Venezia alle undici del mattino di domenica 6, e l'impatto col maltempo, il freddo e l'umido della laguna ci hanno fatto subito rimpiangere i trenta gradi del magnifico sole di Rio, dove ci crogiolavamo solo poche ore prima. In conclusione: abbiamo vissuto una grande esperienza, sia dal punto di vista turistico che scientifico: è stata una faticata notevole, date le distanze che laggiù sono enormi, i fusi orari sballati, il cambiamento di stagione e di clima, ma nel complesso ci siamo fatti un viaggio magnifico. Peccato, davvero peccato, per tutti quelli che sono rimasti a casa !
Il 3 novembre fu per noi un giorno indimenticabile. Dopo quattro giorni di permanenza in Brasile non eravamo ancora riusciti ad osservare il cielo australe a causa di una persistente copertura. Quella mattina però, andando a controllare il cielo dal balcone dellalbergo, avemmo la graditissima sorpresa di trovarlo completamente sereno. Subito ci organizzammo per losservazione strumentale, piazzando il binocolo ed il telescopio Meade da 10 cm di diametro. Da buon astrofilo, per anni avevo sognato questo momento ed ora avevamo finalmente lopportunità di ammirare le costellazioni australi. Abbiamo subito visto che esse sono mediamente più luminose ed appariscenti di quelle boreali; la Carena, il Dorado, la mitica Croce del Sud, Canopo, Alfa e Beta Centauri facevano bella mostra sopra di noi e già ad occhio nudo si percepivano benissimo le Nubi di Magellano ed il magnifico globulare 47 Tucanae. La Via Lattea nella Carena era qualcosa di indescrivibile, ricchissima comera di gemme multicolori. In pochi gradi quadrati spiccavano la nebulosa Eta Carinae, gli ammassi NGC 3114 e NGC 3532, superbi allosservazione binoculare. Nel poco tempo che ci separava dallalba facemmo una scorpacciata di ghiottonerie spaziali, osservando al telescopio anche NGC 4755 (Lo Scrigno di Gioielli), il globulare NGC 104 (47 Tucanae) vicino alla Piccola Nube di Magellano, la Nebulosa Tarantola (NGC 2070) nella Grande Nube di Magellano e molti altri oggetti.
Ma il pezzo forte della giornata doveva ancora arrivare. Verso le 4,30 prendemmo la macchina e da Florianopolis ci dirigemmo ancora più a sud, entrando in breve tempo nella fascia di totalità delleclisse che di lì a poche ore si sarebbe consumata. Attraverso una superstrada abbastanza sconnessa giungemmo, con i primi raggi del Sole nascente, nei pressi della cittadina industriale di Criciuma, 200 km a sud di Florianopolis. Qui trovammo alcune colline disabitate che sembravano fare al caso nostro. Saliti su una di queste, ci accampammo preparandoci per il grande evento. Il cielo era terso ed il calore del Sole, nonostante fossero appena le 8, era già insopportabile. Attorno a noi cerano solo alcune mucche ed un paio di contadini che zappavano la terra. In fretta piazzammo la strumentazione e freneticamente ripassammo i tempi per le esposizioni. Qui la totalità durava ben 4 minuti e 2 secondi e tutto, in quei momenti frenetici, doveva funzionare alla perfezione.
Finalmente, alle 9,46 locali, il primo contatto del bordo lunare con il Sole. Mentre la Luna entrava rapidamente sul disco solare, noi eseguivamo le nostre pose ogni 15 minuti, fotografando levento attraverso il telescopio Meade di 1000 mm di focale equipaggiato con filtro solare in vetro a tutta apertura.
Non pensavo che durante questi eventi la Luna mangiasse il Sole così rapidamente. Non pensavo neppure che il calo della temperatura fosse tanto percepibile; già 25 - 30 prima che iniziasse la totalità lo si poteva apprezzare benissimo, e 10 - 15 prima del secondo contatto esso era sensibilissimo, tanto che dovemmo rimetterci le magliette. In contemporanea al calo della temperatura si poteva percepire un leggero vento da ovest, che però non era di grande intensità. Si può dire che leclisse non cominciò a presentare una importanza veramente seria che a partire dal momento in cui il centro del Sole fu coperto dalla Luna. La luce iniziò allora a diminuire in maniera sensibilissima e quando si avvicinò il momento della totalità, questa diminuzione fu talmente rapida che ebbe qualche cosa di spaventoso. Quello che ci colpì allora non fu soltanto lindebolimento della luce ma, in special modo, il cambiamento di colore che presentarono gli oggetti. Tutto divenne triste, cupo e quasi minaccioso. Il paesaggio più verde si coprì di un color grigio; il cielo divenne di color piombo. Al tempo stesso un silenzio generale si stabilì nellatmosfera, gli uccelletti sparirono, gli insetti e gli animali si nascosero; tutto sembrava presagire unimminente e terribile disastro. Alle 10,58, allavvicinarsi del momento solenne, i nostri occhi erano fissati sulla tenue curva del Sole che stava per sparire. In quegli ultimi istanti quella curva a mezzaluna diminuì con una rapidità straordinaria e ben presto si ridusse ad un tenue filo terminato da punte acutissime; le prominenze del contorno lunare lo divisero in più parti, rendendo visibili i grani di Baily, ed infine sparì...

Immediatamente la scena cambiò in una maniera improvvisa e completa. In mezzo ad un cielo color piombo, si staccò un disco perfettamente nero, contornato da una aureola magnifica di raggi argentati, tra i quali scintillavano dei getti di fiamme rosse.
Questo spettacolo fu al tempo stesso terribile e sublime!
Improvvisamente lorizzonte, a 360·, si accese di un color rosso-arancio, come nei più spettacolari tramonti; si trattava della luce proveniente dallesterno del cono dombra che filtrava e rendeva ancora debolmente luminoso lambiente circostante. Per pochi istanti si rese visibile la rossa cromosfera, mentre la corona solare risultava enorme ed asimmetrica. Apparivano tre baffi principali di cui il più grande, rivolto ad est, misurava ben 3·,30, mentre i due che puntavano ad ovest e nord-ovest erano più corti (circa 1,5· - 2·). Risultarono inoltre molto ben visibili i raggi polari, sia sul polo magnetico sud, più ampio, che su quello nord. Il colore della corona tendeva allazzurro metallico mentre era ben evidente al telescopio il colore rosso, tipico della riga H alfa, delle protuberanze solari. Queste, pur non essendo molto grandi, erano visibili in grande numero; in totale sulle nostre foto ne abbiamo contate 13.
Già un paio di minuti prima che iniziasse la totalità si rendeva ben visibile Venere, a sud sud-ovest del Sole. In totalità appariva chiaramente anche Giove, ad est, e forse anche Mercurio, a nord nord-ovest, che risultava invece ben evidente in foto assieme alla vicina Spica.

La reazione della gente e degli animali è stata piuttosto strana. Mentre questi ultimi, soprattutto le mucche, hanno avvertito lavvicinarsi del fenomeno e mezzora prima della totalità hanno lasciato il pascolo per recarsi nelle stalle (come se stesse calando la sera), i contadini hanno continuato a lavorare fino a pochi minuti prima, fermandosi solo per alcuni istanti durante la totalità ad osservare il fenomeno, senza però dimostrare troppa sorpresa. Addirittura uno di questi, passando in macchina, non si è neppure fermato ed ha tranquillamente acceso i fari come se questa fosse una cosa normale alle 11 del mattino!!
Alle 11h:02:36 terminava la totalità; come un lampo apparvero nuovamente i grani di Baily. Rapidamente tutto tornava alla normalità ed anche la temperatura, che nel frattempo era scesa almeno di 12 gradi, saliva velocemente. Dopo aver ripreso le ultime immagini, con il Sole già ben scoperto, ci avviammo velocemente verso Florianopolis; avevamo ancora molte ore di macchina da fare ed il nostro aereo per Rio de Janeiro ci stava aspettando.
Lasciando alle spalle questa splendida esperienza nacque subito in noi il desiderio di riviverla quanto prima; quei momenti magici infatti spalancano gli occhi ed il cuore alla grandezza della natura.
La prossima eclisse si verificherà in Thailandia il 24 ottobre di questanno. Chissà che qualcuno di noi non possa essere lì a provare ancora una volta quelle indescrivibili emozioni?!