GNOMONICA

LE MERIDIANE DELLA VALBOITE

di Gabriele Vanin

Quante volte ci sara` capitato di ammirare sul muro di una casa, di una chiesa o di un palazzo una bella e decorativa meridiana. Ve ne sono molte sparse per la nostra provincia, e molte le possiamo ammirare anche a Cortina e nella Valboite. Gabriele Vanin, grande esperto in materia, ci spiega in questo articolo cosa sono, a cosa servono e dove le possiamo trovare.

Se vi capita, passeggiando per paesi e frazioni della Valle del Boite, di trovare, sul muro di una casa, di un palazzo o di una chiesa, una meridiana che dà un'indicazione diversa da quella del vostro orologio, non provate ad inerpicarvi su per la parete, dopo esservi accertati che non vi sia nessuno in giro, per storcere il ferro fino a che l'ombra del sole non si accordi con l'ora del vostro congegno da polso: l'ora segnata dagli orologi solari non è né‚ sarà mai uguale a quella su cui è regolata la nostra vita civile: Purtroppo la non conoscenza di questo fatto ha portato in alcune località della provincia di Belluno, non qui, per fortuna, a questa pratica poco raccomandabile. In effetti, essa è stata anche senz'altro suggerita dalla considerazione che, in quanto strumento del passato, la meridiana non può che essere primitiva, e dare quindi un'indicazione oraria alquanto approssimata. Non è assolutamente vero: l'esattezza di un quadrante solare può arrivare tranquillamente al secondo e l'astronomo Amici ne costruì una, nel secolo scorso, che raggiungeva la precisione addirittura di un decimo di secondo: La meridiana più precisa della provincia di Belluno dovrebbe essere quella di Feltre: intorno al mezzogiorno gli scarti sono contenuti in media intorno ai cinque secondi.

Naturalmente non tutte le meridiane sono precise: tutto dipende da chi le ha costruite, quali cognizioni aveva, per quale scopo furono realizzate. Evidentemente, nei secoli scorsi, conoscere l'ora con la precisione di un minuto non aveva molto senso, a parte forse esigenze particolari: pertanto, anche meridiane costruite alla buona, da chi non aveva grandi conoscenze scientifiche, potevano servire egregiamente alla bisogna. Molti altri strumenti, invece, costruiti da matematici o astronomi professionisti o da cultori della materia, erano anche nel passato molto precisi. Delle circa 200 meridiane della nostra provincia, meno di un quarto presentano un errore inferiore ai cinque minuti, e solo una ventina sono virtualmente esatte. Di nuovo, pero`, il lettore che si trovasse ad esaminare una di tali meridiane, penserebbe che chi scrive menta spudoratamente. Allora, è evidente che l'ora solare è qualcosa di diverso da quella civile. Cerchiamo di capire perche`.

La meridiana, attraverso l'ombra gettata dallo stilo o gnomone (cosi` si chiama l'elemento indicatore, che puo` essere un ferro acuminato, un triangolo metallico, una placca forata, o altro ancora) sul quadro, indica in effetti il percorso del Sole in cielo. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, questo cammino e` tutt'altro che regolare. Esso varia a causa della velocita` irregolare con la quale la Terra, obbedendo alle leggi di Keplero, segue la sua orbita attorno al Sole. Quando il nostro pianeta e` piu` vicino al Sole, in gennaio, viaggia piu` in fretta, quando e` piu` lontano, in luglio, rallenta. La conseguenza e` che il Sole, nei vari giorni dell'anno, ritarda o anticipa di qualche secondo la levata, la culminazione e il tramonto. L'entita` delle discrepanze e` piccola, ma esse si accumulano e, nel corso dei mesi, giungono ad accumulare ritardi o anticipi in piu` o in meno che, sommati ad un altro effetto di cui non e` qui il caso di parlare, portano a scarti di circa un quarto d'ora. Quindi dire che il giorno solare ha la durata di 24 ore e` vero solo in prima approssimazione: in realta` il giorno solare "vero" e` quasi sempre un po' piu` corto o un po' piu` lungo di 24 ore ma, mediamente, la sua durata e` di questa entita`. Ecco allora che e` stato proposto, Piu` o meno a partire dal Seicento, prima per necessita` astronomiche e calendariali, poi per esigenze sociali, un giorno solare "medio", basato sul percorso di un Sole fittizio il cui movimento giornaliero si compie in 24 ore esatte e che ispira il comuto di un tempo "medio", contrapposto al tempo "vero" segnato dalle meridiane. Evidentemente questa era anche un'esigenza dei costruttori di orologi meccanici, per i quali riprodurre le irregolarita` del moto solare costituiva un'impresa proibitiva.

Purtroppo, quindi, i due tipi di orologi erano regolati su un tempo diverso. Cio` era particolarmente sgradevole per le persone che non potevano permettersi l'acquisto di orologi meccanici, i cui prezzi furono sempre abbastanza elevati nelle varie epoche. Cosi`, la meridiana divenne in un certo senso l'orologio dei poveri e anche nelle nostre zone, nei secoli passati, alcune persone, pittori e decoratori, si specializzarono nell'esecuzione di strumenti utili a scandire il lavoro nei campi e i momenti piu` importanti della giornata nelle famiglie contadine. Eredi di questa tradizione, in un certo senso, ma certo ad un livello superiore di artigianato, in un caso, e di vera e propria arte, nell'altro, possono essere considerati il decoratore auronzano Leonardo Manaigo, autore di diverse meridiane nel suo paese natale e di una a Valle di Cadore, e il maestro Vico Calabro`, autore di una meridiana a Borca.

Occorre anche dire, comunque, che orologi solari molto precisi furono sempre utilizzati, fino a pochi decenni fa, prima dell'avvento del movimento al quarzo, per regolare gli orologi meccanici dei campanili delle chiese. Ovviamente il prete o chi per esso doveva conoscere l'ammontare giornaliero della differenza fra tempo vero e tempo medio. Ecco il senso di tante meridiane dipinte sulle pareti delle chiese (per esempio, a Cortina, sul santuario della Madonna della Difesa).

C'e` un altro fattore che differenzia l'ora della meridiana e quella dell'orologio. Tutti sanno che, essendo la Terra sferica e ruotando essa sul proprio asse, non vi puo` essere, in due luoghi situati ad una diversa longitudine, la stessa ora locale. Nelle localita` situate ad est il Sole sorge, culmina e tramonta prima, in quelle a ovest succede il contrario. Si comprende facilmente cio` che vogliamo dire quando si legge ad esempio che, mentre riceviamo una trasmissione via satellite dagli Stati Uniti, là è ancora giorno e qui sono calate le tenebre. Cio` accade tuttavia anche considerando differenze di longitudine piu` limitate: per esempio fra Trieste e Torino ci sono 24 minuti di differenza; nel momento in cui una meridiana a Torino segna le ore 12, a Trieste indica le 12:24. Il guaio è che il nostro orologio da polso non segna ne` l'una ne` l'altra ora, neppure se ci troviamo in una qualsiasi di queste due citta`, bensi` le 12:29. E` questa l'ora media del nostro fuso orario, denominata Tempo Medio dell'Europa Centrale (TMEC), perchè adottata da gran parte dell'Europa continentale. Il fuso è centrato sul meridiano dell'Etna che, strano a dirsi (ma basta guardare una carta) e` ancora piu` verso est rispetto a Trieste. Pertanto, nel nostro esempio, le 12:29 costituiscono il tempo medio locale unicamente dell'Etna e di tutte le località poste sul suo meridiano; per le altre, quest'ora è denominata "tempo medio del fuso" ed è totalmente slegata da quanto avviene nel cielo. Le esigenze della vita moderna tuttavia ci costringono ad adottare queste convenzioni. Pensate per esempio ad un imprenditore di Roma che ha un appuntamento di lavoro a Bari alle 8 del mattino: arrivando con 18 minuti di ritardo (questa e` la differenza oraria fra le due citta`) rischierebbe di far saltare l'affare; oppure ad un treno che viaggia da Torino a Venezia: arriverebbe sistematicamente con quasi 20 minuti di ritardo (come se non ce ne fossero abbastanza!).

Per quanto riguarda la Valle del Boite, essa si trova mediamente a 12 minuti a ovest dell'Etna. Pertanto, per "correggere" l'ora della meridiana con quella del nostro orologio, o viceversa, e` necessario aggiungere 12 minuti all'ora segnata dalla meridiana o toglierne 12 a quella segnata dall'orologio.

Per introdurre invece la correzione che varia da giorno a giorno, la cosidetta "equazione del tempo" (perche` rende uguale il tempo medio al tempo vero e viceversa) e di cui abbiamo parlato in precedenza, e` sufficiente procurarsi un grafico cartesiano, come quello pubblicato sullo scorso numero di "Cortina Astronomica" (p. 41), nel quale in ordinata sono riportati i minuti di anticipo e ritardo della meridiana, in ascissa i mesi dell'anno. L'indicazione e` approssimata ma piu` che sufficiente per i nostri scopi.

Se il lettore ha pazientemente seguito i ragionamenti svolti sin qui, probabilmente gli comincia ad essere chiaro che questi strumenti, ormai soppiantati in qualita` di segnatempo, possono tuttavia introdurre ad alcuni dei problemi piu` interessanti e difficili da inquadrare dell'astronomia. Per questo le meridiane possono essere utilizzate in chiave didattica, con notevole giovamento, sia da parte degli insegnanti che degli allievi, per esemplificare, fra gli altri, i fenomeni relativi alla rotazione e rivoluzione terrestre, alle coordinate terrestri e celesti, alle stagioni. Riguardo a quest'ultimo punto, occorre notare come talvolta le meridiane rechino, accanto alle linee orarie, delle linee curve ad esse piu` o meno perpendicolari. Sono le iperboli stagionali, che vengono percorse dall'ombra gettata dallo gnomone in determinati giorni dell'anno. Spesso ci si limita a riprodurre le iperboli solstiziali, percorse cioe` dall'ombra, in una meridiana da parete, da sinistra (al mattino) a destra (alla sera) nei giorni del 21 dicembre e 21 giugno; talvolta si trova solo la linea equinoziale, che e` una retta, percorsa il 20 marzo e il 23 settembre, visibile per esempio sulla meridiana di via Roma a Borca di Cadore.

Sicuramente le meridiane possiedono anche un innegabile fascino estetico, soprattutto quando sono ben tracciate, e arricchite magari di elementi decorativi appropriati (a contenuto astronomico, mitologico, o morale) e di un motto arguto. La tradizione dei motti sulle meridiane e` di lunga data, evidentemente perche` al tempo che passa vengono connessi vari significati di ordine etico. Oltre ai motti delle meridiane di Cortina, riportati nel numero scorso di "Cortina Astronomica", abbiamo, in Valle del Boite, soltanto un altro esempio, per la verita` molto poetico: "Dall'arte adorno

il mezzodi` vedrai ove nube non tolga a Febo i rai" (piazza Costa a Valle di Cadore). Il fascino delle meridiane e` pero` piu` sottile di quello di un bel dipinto o di una scultura o di un'ardita soluzione architettonica. Viene probabilmente dalla consapevolezza, che avverte in qualche modo chi la guarda, della profonda unione che si realizza in quello strumento fra terra e cielo, fra scienza e arte, fra fare e pensare.

Le meridiane ci possono dire molto anche sulla storia delle nostre valli. Per esempio qualche lettore avra` senz'altro notato che gli gnomoni di alcune meridiane sono orizzontali, perpendicolari al muro, mentre altri sono inclinati. Nel primo caso e` solo l'estremita` della punta che funge da indicatore, nel secondo l'intera lunghezza dello gnomone. C'e` anche una differenza funzionale: lo stilo perpendicolare indica le ore italiche, quello inclinato (o polare, perche` e` rivolto verso il polo nord celeste, avendo la stessa inclinazione dell'asse terrestre) le ore francesi, o europee, o oltremontane. Le ore italiche sono quelle usate quando si faceva iniziare il giorno dal tramonto del Sole, un uso molto antico, ma che sopravvisse nel nostro Paese fin quasi all'inizio del secolo scorso. In provincia di Belluno, in particolare, l'uso dell'ora italica sopravvisse sino all'occupazione napoleonica del 1797, quando fu sostituita dalla piu` razionale ora francese. Le ore francesi, usate ancor oggi, fanno partire il computo del giorno dalla mezzanotte. Nella parte settentrionale della provincia, tuttavia, nella Valle del Boite e nell'Agordino, le ore francesi dovevano essere in vigore da molto prima, poiche` alcune meridiane del Seicento riportano sia le linee orarie francesi (che sono quelle ordinarie che vengono tracciate ancor oggi) che lo stilo polare. Pero`, una meridiana datata 1669 posta a Valle di Cadore e` a ore italiche. Essa ci ricorda che questo era ancora territorio della Serenissima e lo rimase fino al trattato di Campoformio. Viceversa, quando nel 1832 l'imperatore Francesco I d'Austria inauguro` la Cavallera, sulla facciata dell'ex albergo Sant'Andrea, venne disegnata una meridiana a ore oltremontane, quasi a simboleggiare anche in questo modo il passaggio politico delle consegne.

Lo stilo polare non puo` segnare le ore italiche, mentre quello perpendicolare puo` indicare le ore francesi. Solitamente, comunque, la presenza di uno stilo perpendicolare indica la preminenza di una tradizione italica nel computo del tempo. Cosi`, la stragrande maggioranza delle meridiane italiane reca lo stilo perpendicolare. Invece le regioni di confine, come la Val d'Aosta o il Trentino Alto Adige, presentano meridiane pressoche` esclusivamente recanti lo stilo polare. Anche in Lombardia e in Piemonte lo stilo polare e` notevolmente diffuso. In provincia di Belluno, invece, solo il 20% degli orologi solari ha lo stilo polare, dimostrando con cio`, forse, un'italianita` piuttosto spinta e senz'altro insospettata. Nella Valle del Boite, pero`, la percentuale di stili polari sale moltissimo: delle 15 meridiane presenti, ben 8 ce l'hanno.

Un ultimo cenno va fatto alle cosidette meridiane naturali esistenti nel territorio. I nostri vecchi per conoscere l'ora spesso non avevano bisogno di strumenti, ne' meccanici ne' "a Sole". Si basavano sulla posizione della nostra stella rispetto a determinate cime montane. Poiche` nel corso dell'anno, alla stessa ora, la posizione del Sole cambia notevolmente, restando uguale soltanto al momento del mezzogiorno, quasi tutte le cime utilizzate come meridiane naturali si limitavano a dare le indicazioni per questo momento. In Valle del Boite vi sono almeno due cime che servivano per questo scopo: il Sass di Mezzodi` (utilizzato da Venas) ed il celeberrimo Becco di Mezzodi` (usato da Cortina). La lettura dell'ora veniva compiuta anche a partire dalle ombre prodotte da spigoli rocciosi su macchie di bosco o radure. Cosi` ad esempio, in zona, la cosiddetta "Meridiana dei Ros", che si trovava sulla parete fra la Croda Marcora e la Punta Taiola, e che fu purtroppo distrutta da un crollo.