Cortina
NOSTRO INVIATO
I cacciatori di super stelle colpiscono ancora. I
ricercatori dell'Associazione Astronomica di Cortina
il 17 settembre hanno scoperto la loro undicesima
supernova, 2001ej. Alessandro Dimai, 39 anni, di
professione bancario, ha pescato l'esplosione stellare
di magnitudine 16,8 in una galassia della costellazione
dei Gemelli distante 200 milioni di anni luce, UGC3829.
Il 2 settembre era toccato al collega Marco Migliardi
fare dieci con una supernova nella costellazione dei
Pesci. E la comunità scientifica internazionale era
entrata in fibrillazione. C'era infatti la possibilità
che si trattasse addirittura di una ipernova, un
fenomeno esplosivo estremamente raro e di enorme potenza
ancora di difficile lettura, che potrebbe portare gli
scienziati anche a correggere la distanza della galassia
ospite e quindi a mettere in discussione l'idea stessa
che ci si è fatti dell'universo.
A dir la verità sia Migliardi che Dimai ci hanno
messo solo un po' d'attenzione. Il telescopio da mezzo
metro di diametro Helmut Ullrich piazzato a 1800 metri
di quota sul Col Drusciè infatti ha fatto tutto da
solo. Il fatto è che gli splendidi dilettanti cortinesi
dopo quasi trent'anni di notti gelate e insonni hanno
deciso di automatizzare il loro occhio elettronico
grazie a un software innovativo realizzato
dall'ingegnere perugino Sergio Pascolini. Il sonno e la
ricerca sono assicurati, la pace domestica pure. «Basta
una telefonata da casa, il codice segreto e il
telescopio viene attivato - spiega Dimai, segretario
dell'Associazione (indirizzo web
www.sunrise.it/associazioni/aac) e impiegato di banca
nel tempo lasciato libero dall'osservazione spaziale -
iniziando a puntare su un elenco predefinito di galassie
promettenti per il nostro tipo di ricerca. Può arrivare
a fotografarne dalle 200 alle 300 per notte». Il giorno
dopo basta armarsi di pazienza e d'attenzione per
verificare se è nata una supernova. Un lavoro
certosino, che vi assicuro non è assolutamente banale.
Sul video la mega esplosione appare come una punta di
spillo ed è sempre possibile passarla come
un'imperfezione della foto. I cortinesi si sono persi la
cometa del 1997, la splendida Hale-Bopp, proprio per un
errore di ... visione. «Cose che capitano, ci siamo
rifatti fotografandola nei mesi seguenti e dedicandole
un libro», dice Dimai.
L'era pionieristica in ogni caso è finita. «All'inizio
nel 1973, non avevamo nemmeno il riscaldamento e
d'inverno si soffriva il freddo, scendeva fino a meno 15
- ricorda il presidente Pier Giorgio Cusinato, 67 anni,
antiquario - ma la passione ci faceva dimenticare
difficoltà e fatiche. Una notte finimmo con la macchina
in mezzo metro di neve e nessuno fece una piega,
prendemmo le attrezzature e su a piedi fino
all'osservatorio. Con i mezzi di allora per fare due
foto impiegavamo tutta la notte, non potevamo perdere
tempo». E all'alba? «Tornammo in paese a piedi, la
macchina proprio non si poteva muovere».
Altri tempi. Oggi Internet e il super sistema
dell'osservatorio - che interessa anche a molti
astronomi professionisti - permettono di aprire finestre
impensabili. E non solo di comodità. Tra pochi mesi
infatti partirà l'operazione "cartolina
spaziale". «Attiveremo un servizio a richiesta, vi
piace la nebulosa a testa di Cavallo nella costellazione
di Orione? - scherza ma non troppo il segretario di
quest'associazione di un centinaio di romantici che vede
in prima fila anche Alessandro Gabriyelcic e Mirko Villi
- Bene, noi ve la fotografiamo e ve la inviamo via
Internet previo un pagamento modesto». Ma decisivo per
permettere l'attività di questo osservatorio
rigorosamente privato. «Il Comune ci ha messo a
disposizione i terreni, tutto il resto è stato
finanziato interamente da noi e dalla donazione
dell'imprenditore austriaco Ullrich», sottolinea
orgoglioso il presidente. All'inizio fu comica. «Un
nostro socio faceva il pilota Alitalia, tratta New
York-Roma. In America i telescopi come il nostro
costavano molto meno e decidemmo di affidargli
l'incarico di comprarlo. Lui eseguì, portandoselo
dietro in aereo - narra Cusinato -. I problemi
arrivarono a Roma, con la dogana. I finanzieri non
volevano assolutamente far passare quel tubo che
sembrava un cannone. Per fortuna si mise gli specchi in
tasca e dopo una lunga trattativa riuscì a varcare la
frontiera con l'attrezzatura. A Cortina
arrivarono l'indomani, via taxi dall'aeroporto di
Venezia». Ora che gli osservatori sono due e i
telescopi tre - uno è dedicato all'attività didattica,
l'altro alle comete - i cacciatori stellari di Cortina
puntano ancora più in alto: «Abbiamo proposto al
Comune di realizzare un planetario vicino al nuovo
stadio del ghiaccio - rivela Dimai - sarebbe perfetto
per appassionare la gente e spiegare al meglio cosa
accade sopra di noi. Già, perché ormai c'è pochissima
gente che guarda il cielo». Loro invece sarebbero
sempre con gli occhi lassù. «È magnifico osservare
una galassia, scoprire una supernova, un'emozione
primordiale - dice Dimai - certo, c'è anche l'istinto
della caccia, la curiosità. Ma è soprattutto la
meraviglia che ci fa passare ancora notti insonni qui,
nel nostro santuario».
Soli e al cospetto del Tutto. Il silenzio nel nido di
Col Drusciè domina sovrano. È quasi una presenza, un
Grande Fratello che sa di magia. Ma si sta sempre
parlando di scienza e quindi c'è spazio anche per una
domanda maliziosa: non è che vi siete inventati
quest'osservatorio per diventare famosi, per dare il
vostro nome a un asteroide, a una cometa? «No, no, non
abbiamo nessuna mania di protagonismo - risponde
Cusinato - ci interessa la ricerca, vogliamo solo
approfondire le nostre conoscenze. Quando abbiamo
scoperto un asteroide, un anno fa, l'abbiamo dedicato a Cortina
. Ci sembrava naturale ringraziare la nostra gente, che
c'è sempre stata vicina». Limpidi ed entusiasti, i
cacciatori di stelle ampezzani ce l'hanno solo con
alcuni professionisti: «Ci sono astronomi con tanto di
laurea e cattedra che hanno tirato i remi in barca, che
si limitano a fare gli impiegati», critica il
presidente. Per questo i cortinesi mietono scoperte e
gli altri rimangono al palo.
Negli ultimi due anni sono dieci le stelle esplose in
galassie lontane fotografate dall'osservatorio di Col
Drusciè. La procedura è semplice e noiosa. «Il nostro
sistema ha già catalogato centinaia di galassie dove
potrebbero apparire delle supernove, sono a milioni di
anni luce da noi, in genere sistemi giovani, ancora in
formazione - spiega Dimai - le coordinate sono state
tutte memorizzate, noi scegliamo quelle che vogliamo
osservare in una notte come questa e diamo l'ordine al
computer di puntare il telescopio. Così». Sullo
schermo vengono scelte le galassie da mirare, poi si
preme il tasto invio e l'osservatorio torna a vivere. I
relais scattano, il telescopio si sposta e s'avvita come
in un film di fantascienza. E la cupola a cinque metri
da terra si apre e ruota per lasciare spazio all'occhio
elettronico collegato col computer. In una finestrella
dello schermo dopo una quindicina di secondi appare una
foto in bianco e nero che inquadra una galassia distante
decine o centinaia di anni luce. E il cielo sembra lì,
a portata di mano.
M.Cr.