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Venerdì, 12 Ottobre 2001

 
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I cacciatori di super stelle colpiscono ancora. I ricercatori dell'Associazione Astronomica di Cortina il 17 settembre hanno scoperto la loro undicesima supernova, 2001ej. Alessandro Dimai, 39 anni, di professione bancario, ha pescato l'esplosione stellare di magnitudine 16,8 in una galassia della costellazione dei Gemelli distante 200 milioni di anni luce, UGC3829. Il 2 settembre era toccato al collega Marco Migliardi fare dieci con una supernova nella costellazione dei Pesci. E la comunità scientifica internazionale era entrata in fibrillazione. C'era infatti la possibilità che si trattasse addirittura di una ipernova, un fenomeno esplosivo estremamente raro e di enorme potenza ancora di difficile lettura, che potrebbe portare gli scienziati anche a correggere la distanza della galassia ospite e quindi a mettere in discussione l'idea stessa che ci si è fatti dell'universo.

A dir la verità sia Migliardi che Dimai ci hanno messo solo un po' d'attenzione. Il telescopio da mezzo metro di diametro Helmut Ullrich piazzato a 1800 metri di quota sul Col Drusciè infatti ha fatto tutto da solo. Il fatto è che gli splendidi dilettanti cortinesi dopo quasi trent'anni di notti gelate e insonni hanno deciso di automatizzare il loro occhio elettronico grazie a un software innovativo realizzato dall'ingegnere perugino Sergio Pascolini. Il sonno e la ricerca sono assicurati, la pace domestica pure. «Basta una telefonata da casa, il codice segreto e il telescopio viene attivato - spiega Dimai, segretario dell'Associazione (indirizzo web www.sunrise.it/associazioni/aac) e impiegato di banca nel tempo lasciato libero dall'osservazione spaziale - iniziando a puntare su un elenco predefinito di galassie promettenti per il nostro tipo di ricerca. Può arrivare a fotografarne dalle 200 alle 300 per notte». Il giorno dopo basta armarsi di pazienza e d'attenzione per verificare se è nata una supernova. Un lavoro certosino, che vi assicuro non è assolutamente banale. Sul video la mega esplosione appare come una punta di spillo ed è sempre possibile passarla come un'imperfezione della foto. I cortinesi si sono persi la cometa del 1997, la splendida Hale-Bopp, proprio per un errore di ... visione. «Cose che capitano, ci siamo rifatti fotografandola nei mesi seguenti e dedicandole un libro», dice Dimai.

L'era pionieristica in ogni caso è finita. «All'inizio nel 1973, non avevamo nemmeno il riscaldamento e d'inverno si soffriva il freddo, scendeva fino a meno 15 - ricorda il presidente Pier Giorgio Cusinato, 67 anni, antiquario - ma la passione ci faceva dimenticare difficoltà e fatiche. Una notte finimmo con la macchina in mezzo metro di neve e nessuno fece una piega, prendemmo le attrezzature e su a piedi fino all'osservatorio. Con i mezzi di allora per fare due foto impiegavamo tutta la notte, non potevamo perdere tempo». E all'alba? «Tornammo in paese a piedi, la macchina proprio non si poteva muovere».

Altri tempi. Oggi Internet e il super sistema dell'osservatorio - che interessa anche a molti astronomi professionisti - permettono di aprire finestre impensabili. E non solo di comodità. Tra pochi mesi infatti partirà l'operazione "cartolina spaziale". «Attiveremo un servizio a richiesta, vi piace la nebulosa a testa di Cavallo nella costellazione di Orione? - scherza ma non troppo il segretario di quest'associazione di un centinaio di romantici che vede in prima fila anche Alessandro Gabriyelcic e Mirko Villi - Bene, noi ve la fotografiamo e ve la inviamo via Internet previo un pagamento modesto». Ma decisivo per permettere l'attività di questo osservatorio rigorosamente privato. «Il Comune ci ha messo a disposizione i terreni, tutto il resto è stato finanziato interamente da noi e dalla donazione dell'imprenditore austriaco Ullrich», sottolinea orgoglioso il presidente. All'inizio fu comica. «Un nostro socio faceva il pilota Alitalia, tratta New York-Roma. In America i telescopi come il nostro costavano molto meno e decidemmo di affidargli l'incarico di comprarlo. Lui eseguì, portandoselo dietro in aereo - narra Cusinato -. I problemi arrivarono a Roma, con la dogana. I finanzieri non volevano assolutamente far passare quel tubo che sembrava un cannone. Per fortuna si mise gli specchi in tasca e dopo una lunga trattativa riuscì a varcare la frontiera con l'attrezzatura. A Cortina arrivarono l'indomani, via taxi dall'aeroporto di Venezia». Ora che gli osservatori sono due e i telescopi tre - uno è dedicato all'attività didattica, l'altro alle comete - i cacciatori stellari di Cortina puntano ancora più in alto: «Abbiamo proposto al Comune di realizzare un planetario vicino al nuovo stadio del ghiaccio - rivela Dimai - sarebbe perfetto per appassionare la gente e spiegare al meglio cosa accade sopra di noi. Già, perché ormai c'è pochissima gente che guarda il cielo». Loro invece sarebbero sempre con gli occhi lassù. «È magnifico osservare una galassia, scoprire una supernova, un'emozione primordiale - dice Dimai - certo, c'è anche l'istinto della caccia, la curiosità. Ma è soprattutto la meraviglia che ci fa passare ancora notti insonni qui, nel nostro santuario».

Soli e al cospetto del Tutto. Il silenzio nel nido di Col Drusciè domina sovrano. È quasi una presenza, un Grande Fratello che sa di magia. Ma si sta sempre parlando di scienza e quindi c'è spazio anche per una domanda maliziosa: non è che vi siete inventati quest'osservatorio per diventare famosi, per dare il vostro nome a un asteroide, a una cometa? «No, no, non abbiamo nessuna mania di protagonismo - risponde Cusinato - ci interessa la ricerca, vogliamo solo approfondire le nostre conoscenze. Quando abbiamo scoperto un asteroide, un anno fa, l'abbiamo dedicato a Cortina . Ci sembrava naturale ringraziare la nostra gente, che c'è sempre stata vicina». Limpidi ed entusiasti, i cacciatori di stelle ampezzani ce l'hanno solo con alcuni professionisti: «Ci sono astronomi con tanto di laurea e cattedra che hanno tirato i remi in barca, che si limitano a fare gli impiegati», critica il presidente. Per questo i cortinesi mietono scoperte e gli altri rimangono al palo.

Negli ultimi due anni sono dieci le stelle esplose in galassie lontane fotografate dall'osservatorio di Col Drusciè. La procedura è semplice e noiosa. «Il nostro sistema ha già catalogato centinaia di galassie dove potrebbero apparire delle supernove, sono a milioni di anni luce da noi, in genere sistemi giovani, ancora in formazione - spiega Dimai - le coordinate sono state tutte memorizzate, noi scegliamo quelle che vogliamo osservare in una notte come questa e diamo l'ordine al computer di puntare il telescopio. Così». Sullo schermo vengono scelte le galassie da mirare, poi si preme il tasto invio e l'osservatorio torna a vivere. I relais scattano, il telescopio si sposta e s'avvita come in un film di fantascienza. E la cupola a cinque metri da terra si apre e ruota per lasciare spazio all'occhio elettronico collegato col computer. In una finestrella dello schermo dopo una quindicina di secondi appare una foto in bianco e nero che inquadra una galassia distante decine o centinaia di anni luce. E il cielo sembra lì, a portata di mano.

M.Cr.

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