Come fotografare un'eclissi totale di Sole.

Un'esperienza unica come un'eclissi totale di Sole merita senz'altro di essere immortalata in fotografia, anche in considerazione del fatto che questa operazione non è molto difficile, può offrire grandi soddisfazioni e non necessita di attrezzature costose. Cerchiamo allora di dare qualche semplice consiglio a chi, non avendo mai pensato nella sua vita di fotografare il Sole, adesso sente la necessità di consegnare ai posteri un'immagine di questa memorabile esperienza. Costui dovrà innanzitutto munirsi di una, o meglio, due macchine fotografiche reflex 24x36mm, un robusto cavalletto, almeno un paio di obbiettivi, un po' di pellicola, un flessibile e dei filtri solari. Tutto qui, ma le opzioni, come si vedrà, sono lo stesso assai numerose. Andiamo allora per ordine e cominciamo a scegliere…

Le macchine fotografiche

La sensibilità
Gli obbiettivi Messa a fuoco ed esposizione
I filtri La sequenza
Il cavalletto Alcuni consigli

 

Le macchine fotografiche

Si è detto che sarebbe meglio avere a disposizione almeno due apparecchi e più avanti se ne capirà il motivo. Per praticità e leggerezza sono da preferire le reflex di piccolo formato (35 mm), ma è chiaro che chi avesse a disposizione un'Hasselblad commetterebbe un delitto a lasciarla a casa! Preferibile poi utilizzare macchine manuali o con possibilità di impostazione manuale dell'esposizione: spesso infatti si dovranno ignorare i dati forniti dall'esposimetro del proprio apparecchio in quanto si vorranno evidenziare particolari diversi, come la cromosfera o i grani di Baily, per i quali occorrono delle esposizioni "personalizzate" e non il valore medio proposto dagli esposimetri.

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Gli obbiettivi

Praticamente tutte le focali possono tornare utili per fotografare un'eclissi, dipende solo dal tipo di immagini che si vogliono ottenere. Se, per esempio, si volesse approfittare dei pochi minuti di totalità per fotografare il Sole con le stelle e i pianeti che appariranno nel cielo oscurato, si potrebbe utilizzare un grandangolo o un normale (50mm) o anche un piccolo tele, se si vuole limitare il campo solamente ai luminosi pianeti che potrebbero trovarsi in prossimità del Sole. Per riprendere la corona esterna sarà necessario invece un teleobbiettivo di almeno 300mm e si ricorrerà poi ad una focale ancora più spinta se si vorranno evidenziare i grani di Baily, la cromosfera o le eventuali protuberanze solari. Le fasi di parzialità riusciranno benissimo con una focale compresa tra i 500mm e i 1000mm. Utilizzare focali inferiori renderà il Sole troppo piccolo (con un 300mm, per esempio, il diametro del Sole sul negativo sarà di solo 2,8mm), mentre focali più spinte creeranno seri problemi nell'inquadrare (e nell'inseguire!) il Sole nel fotogramma.

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I filtri

Elemento fondamentale. E' infatti pericolosissimo guardare un'eclissi attraverso il mirino di una macchina fotografica non adeguatamente protetta da filtri solari. In genere questi sono realizzati in mylar, una pellicola oscurante molto efficace nel respingere i raggi solari, ma che ha la spiacevole caratteristica di donare un'innaturale colorazione bluastra al Sole. Si può però ricorrere anche ad altre soluzioni più o meno pratiche. Una delle più adottate è quella del vetrino da saldatore, sicuramente adatto per osservare un'eclissi, ma meno per fotografarla, in quanto lascerà una dominante verde. Si provi allora con una lastra radiologica esposta e scurissima, o anche con le code nere delle pellicole fotografiche, opportunamente incollate su un supporto di vetro (questa pratica suggerita dall'esperienza può essere dannosa per gli occhi in quanto questi filtri non ostruiscono il passaggio dei raggi ultravioletti e quindi va usata con cautela). L'importante è che il filtro sia in grado di schermare la quasi totalità della luce solare. Qualunque sia il tipo di filtro scelto è opportuno testarlo prima sulla propria macchina fotografica in modo da capire qual è l'esposizione più corretta che spesso non coinciderà con quella suggerita dall'esposimetro. Da ricordare infine che i filtri sono indispensabili durante la parzialità, ma vanno assolutamente tolti durante la totalità e nei secondi immediatamente precedenti e seguenti.

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Il cavalletto

La scelta del treppiede è senz'altro meno delicata, ma è comunque opportuno effettuare alcuni test per capire quali devono essere le caratteristiche essenziali di questo accessorio. Ci si accorgerà subito, per esempio, che è molto difficile, specie con focali di 500/1000 mm, centrare il Sole nel mezzo del mirino se la testa del cavalletto non ha un movimento abbastanza fluido. Inoltre alcuni modelli non consentono di inclinare in verticale la testa oltre un certo grado e questa mancanza è particolarmente grave se si vuol fotografare un'eclisse in cui il Sole è praticamente allo zenit. Infine è necessaria una notevole stabilità se si opera con obbiettivi pesanti e di lunga focale, anche in considerazione dei lunghi tempi di posa che saranno necessari durante la totalità.

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La sensibilità

Sebbene al giorno d'oggi il problema della sensibilità della pellicola sia ampiamente superato dall'utilizzo sempre più esteso di macchine digitali reflex, diamo alcune indicazioni per chi volesse ancora riprendere le eclissi con le tradizionali pellicole (sempre ammesso che le trovi ancora in commercio).
Due sono le scelte fondamentali da compiere: meglio una pellicola invertibile (diapositive) o una negativa? Meglio pellicole ipersensibili, 400 e + ASA, o le normali 100 ASA vanno meglio? Per il primo interrogativo non ci sono molti consigli da dare, ognuno si può regolare in base ai propri gusti, tenendo comunque conto che una diapositiva richiede delle esposizioni più precise rispetto alle stampe da negativo.

Sulla sensibilità della pellicola invece bisogna prestare maggiore attenzione. E' noto che le pellicole a bassa sensibilità hanno una grana più fine che consente di evidenziare anche i dettagli più minuti, ma se si opera con teleobiettivi molto spinti si dovrà tenere anche conto del loro diaframma di massima apertura, che per un 500mm generalmente è 8 e per un 1000, 11, il che comporta il rischio di tempi di esposizione lunghi che comunque non possono, con queste focali, superare il secondo di posa, se si vuol evitare il mosso dato dal movimento terrestre. Conviene perciò cercare un compromesso che può essere rappresentato, per esempio, da una pellicola a 200 ASA, oppure, meglio ancora, si può caricare una macchina con una pellicola a bassa sensibilità e l'altra con una pellicola ipersensibile, in modo da coprire al meglio ogni situazione. Anche in questo caso è consigliabile però effettuare delle prove e fotografare il sole con i vari filtri prescelti e con pellicole diverse in modo da trovare la soluzione migliore.
Per quanto riguarda le immagini digitali, la sensibilità da impostare è mediamente inferiore a quella utilizzata con la pellicola, in quanto i moderni sensori sono più sensibili del supporto chimico. Laddove una volta si esponeva una pellicola a 400 asa ora è sufficiente impostare la sensibilità della digitale sui 200 asa per avere un risultato analogo, ma con molta meno grana.

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Messa a fuoco ed esposizione

Un particolare al quale si presta generalmente poca attenzione è quello della messa a fuoco. Erroneamente si pensa infatti che, essendo l'oggetto da fotografare posto all'infinito, questa operazione sia del tutto elementare. Purtroppo non è così in quanto, come gli utilizzatori degli MTO russi sanno molto bene, in molti obbiettivi catadriottici la messa a fuoco sull'infinito non avviene a fine corsa e quindi è opportuno, data la difficoltà a focheggiare con i filtri solari montati, segnare con un riferimento sulla ghiera il punto esatto. Inoltre molte volte l'autofocus di certi apparecchi automatici non funziona correttamente con i filtri montati ed è quindi consigliabile utilizzare apparecchi con la messa a fuoco manuale.

Altro elemento critico è rappresentato dall'esposizione anche perché è determinata da molti fattori variabili quali la sensibilità della pellicola, la focale impiegata, il tipo di filtro montato, la luminosità del cielo, la presenza o meno di nuvole,…e, come si è detto, non sempre i tempi suggeriti dall'esposimetro risultano corretti in presenza di filtri solari. Come comportarsi allora? Naturalmente facendo precedentemente delle prove con diverse esposizioni e diversi filtri e poi avendo l'accortezza per ogni immagine di effettuare almeno tre scatti, variando in sovra e sotto esposizione il valore suggerito dall'esposimetro. Sono però ben consapevole che questa risposta non accontenterà nessuno e allora, per farmi perdonare, riporto alcune indicazioni pratiche fornite da esperti fotografi di eclissi riferite alle riprese dei momenti fondamentali della totalità. Per le fasi di parzialità invece l'esposizione è troppo dipendente dal tipo di filtro utilizzato per fornire delle indicazioni oggettive.

Obbiettivo da 1000mm focale f.11, pellicola 400 ASA

Grani di Baily: 1/250 - 1/125 Protuberanze interne: 1/30 - 1/15 Protuberanze esterne: 1/8 - 1/4 Corona esterna: 1/2 - 1 sec. I dati possono essere facilmente adattati alla propria situazione: se per esempio si avesse una pellicola da 200 ASA i tempi dovrebbero essere raddoppiati (1/15 diviene 1/8), se il diaframma utilizzato fosse maggiore di uno stop (f.8 invece che f.11) i tempi andrebbero invece dimezzati (1/15 diviene 1/30).

I tempi forniti sono validi anche per le moderne macchine digitali reflex, impostate con una sensibilità inferiore rispetto alla pellicola o la diapositiva.

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La sequenza

Un sistema sicuramente efficace e spettacolare per raccontare un'eclisse con una sola fotografia è quello offerto dall'immagine che segue.

sequenza.jpg (12063 byte) (foto R.Crippa)

Per realizzare una foto simile dovremo utilizzare un grandangolo (28 mm o 35 mm), una macchina ben salda sul cavalletto e un buon filtro solare sulla lente esterna dell'obbiettivo. Innanzitutto bisognerà preparare attentamente la prima inquadratura, controllando il percorso che compie il Sole e scattando quando esso si trova sul margine sinistro del fotogramma (attenzione, chi utilizza mirini a pozzetto si ricordi che l'immagine appare rovesciata e quindi il lato va invertito!). Quindi, se la macchina permette di effettuare automaticamente più scatti sullo stesso fotogramma, non ci sono problemi, in caso contrario bisogna ricordarsi di caricare l'apparecchio fotografico tenendo premuto il pulsantino che arresta il trascinamento, quello in pratica che utilizziamo quando riavvolgiamo la pellicola. In questo modo si arma nuovamente l'otturatore, ma la pellicola non avanza, consentendo un secondo scatto sullo stesso fotogramma. Quindi si aspettano cinque minuti, e si fa un altro scatto e si prosegue così per tutta la durata dell'eclisse. Naturalmente l'intervallo prescelto può essere diverso o addirittura modificato durante il corso dell'eclisse, creando degli effetti interessanti anche dal punto di vista grafico; l'importante è non scendere al di sotto dei tre minuti che è il tempo minimo che impiega il Sole per percorrere un arco pari al suo diametro. Ricordarsi infine di togliere il filtro durante la totalità e di rimetterlo quando ricomincia la fase di parzialità. Oggigiorno, comunque, si ottengono risultati analoghi semplicemente sommando i singoli scatti eseguiti con le moderne macchine digitali reflex (vedi esempio sotto)

               
              
 foto Sergio Fantoni, elaborazione Alessandro Dimai

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Alcuni consigli

L'esperienza, si sa, insegna molto e più di un manuale e perciò riporto qui alcuni brevi consigli dettati non dalla lettura di qualche sacro testo, ma solo dalla... vita di astrofilo amante delle eclissi.

I consiglio - le esposizioni: ho visto che durante i pochi minuti di totalità non si ha la freddezza necessaria per seguire tabelle di esposizioni, magari lungamente studiate. Allora io mi comporto così: non appena tolto il filtro, pochi attimi prima della totalità, imposto il tempo più veloce che mi consente la macchina, faccio due scatti, in quanto in ingresso la luminosità tende a cambiare ogni secondo, e poi sposto la ghiera dei tempi di uno stop, un altro paio di scatti, poi un altro stop, uno scatto, e così via fino a tempi di un secondo. In uscita stessa procedura, al contrario: partendo cioè da 1/60" di secondo fino ad 1/1000, cercando anche di seguire il ritmo dettato dall'evoluzione dell'eclissi. I tempi indicati si intendono con un tele da 600mm f/8 e pellicola da 200 ASA (o reflex digitale impostata a 100 asa).

II consiglio - la luce: chi volesse comunque impostare i tempi e i diaframmi secondo le sue tabelle programmate si ricordi di una cosa che spesso viene sottovalutata: durante un'eclissi di sole fa buio! Spesso diventa impossibile leggere i dati o anche le impostazioni della macchina fotografica. Quindi una soluzione utile è quella di portarsi una piccola torcia, che si baderà bene di non indirizzare mai verso qualche obbiettivo o telescopio, per illuminare almeno i propri appunti e la propria ghiera dei tempi.

III consiglio - un registratore: come si fa a capire quando un'eclissi sta finendo e quindi bisogna prepararsi per la procedura di uscita? Guardando un cronometro, si dirà, ma a parte le difficoltà appena accennate nel consiglio II, distogliere anche se per pochi attimi lo sguardo da quello che sta avvenendo in cielo è un vero peccato. Per cui la soluzione che ho pensato di adottare potrebbe essere molto utile anche per organizzarsi i tempi di lavoro durante la totalità: ho registrato su un'audiocassetta una specie di conto alla rovescia che faccio partire all'inizio della totalità e che mi scandisce i secondi che mancano alla sua fine. In questo modo posso stare concentrato con lo sguardo sull'eclissi, passare la fase centrale ad osservarmela tranquillamente al binocolo ed essere pronto a cogliere gli ultimi attimi di totalità con la mia macchina fotografica.

Marco Migliardi        

 

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