L'Eclisse in Egitto del 29 marzo 2006
resoconto del viaggio in terra africana
di Marco Migliardi e Alessandro Dimai

 

Presentazione dell’eclisse

L’eclisse totale di Sole del 29 marzo 2006 è stata la quarta del secolo, dopo quelle del 21 giugno 2001, da noi seguita in Zimbabwe, del 4 dicembre 2002, intravista tra le nuvole del Sudafrica e del 23 novembre 2003, della quale hanno beneficiato solo i pochi abitanti dell'Antartide ed uno sparuto gruppo di temerari turisti “estremi”. Nell’ottobre 2005 si era verificata un’eclisse anulare di Sole che aveva interessato Spagna, Algeria, Tunisia e Libia e aveva avuto il suo massimo in Sudan, a qualche centinaia di chilometri dal punto centrale dell’eclisse del 2006, per poi spegnersi nell’Oceano Indiano. L’eclisse del 29 marzo è iniziata all’alba, alle ore 8.36’ UT, sulle coste orientali del Brasile, ha attraversato l’Atlantico ed ha toccato la terra ferma all’altezza del Ghana; dopo aver sorvolato Togo, Benin, Nigeria e Niger, sul confine tra Ciad e Libia ha raggiunto il suo massimo alle ore 10.11’ UT con una totalità di 4 minuti e 7 secondi; quindi ha risalito il deserto libico, ha sfiorato l’Egitto per tuffarsi, alle 10.40 UT., nel Mediterraneo e rivedere nuovamente terra nei pressi di Antalya, in Turchia. L’ombra della luna è poi proseguita per il centro dell’Anatolia, dove nell’estate 1999 aveva già dato spettacolo la grande eclisse di fine millennio che aveva attraversato l’intera Europa Occidentale, ed è andata via via calando nell’attraversamento di Georgia, Kazakistan e Russia. Infine, nella Mongolia settentrionale, ha salutato un Sole ormai al tramonto alle ore 11.47 UT. Nel compiere questo tragitto di quasi 15 mila chilometri l’ombra della Luna ha impiegato 3 ore e 11 minuti. Questa eclisse appartiene al ciclo di Saros (termine greco che significa ripetizione) n°139. E’ noto fin dai tempi degli antichi Babilonesi che le eclissi di Sole si ripetono a cicli di 18 anni e 10-11 giorni (corrispondenti a 6585,32 giorni, cioè 233 lunazioni) e che la loro posizione sarà spostata, ad ogni ciclo, di 120°W; quindi ogni tre cicli di Saros, cioè ogni 54 anni e 33 giorni, si ripeterà la medesima eclisse, nello stesso luogo e alla stessa ora locale. Per chi se la fosse persa il 29 marzo scorso, ci sono quindi buone notizie: il 30 aprile 2060 ci sarà una replica pressoché identica della medesima eclisse!

 

Il sito osservativo

 L’Associazione Astronomica Cortina ha organizzato un viaggio per seguire anche questa eclisse, dopo essere stata in Brasile nel 1994, in Austria nel 1999, in Zimbabwe nel 2001 e in Sudafrica nel 2002. Forte di questa pluriennale esperienza, ha privilegiato un sito considerato abbastanza sicuro dal punto di vista meteorologico, la località mediterranea di El Sallum sul confine libico-egiziano, scartando a priori l’interno della Turchia che nelle statistiche meteo degli ultimi dieci anni offriva numerosi e preoccupanti precedenti di cielo coperto. La nostra prima scelta, il deserto libico, che dava ancora maggiori garanzie di cielo sereno, non offriva purtroppo altrettante garanzie dal punto di vista logistico e organizzativo ed è stato perciò, molto a malincuore, scartato. L’Egitto presentava inoltre indubbi vantaggi: si tratta di una nazione ricca di strutture turistiche e ricettive di prim’ordine e che permetteva di arricchire il nostro viaggio di altre importanti e intressantissime visite, di solito escluse dai più classici itinerari egiziani, come i monasteri copti della depressione di Wadi Natrum, El Alamein, la bellissima località balneare di Marsa Matrouh, l’Oasi di Siwa e il Gran deserto di Sabbia. L’Egitto vanta inoltre un’imponente organizzazione a livello nazionale per l’allestimento delle aree di osservazione e, soprattutto, la località prescelta di El Salloum si trova a soli 4-5 chilometri dalla linea centrale dell’eclisse, il che garantiva, secondo i nostri calcoli, una totalità di 3'57”, una durata più che doppia di quella registrata, per esempio, in Austria nel 1999.L’enorme tendopoli di El Sallum ci ha accolto alle ore 17 del 28 marzo in uno scenario assolutamente imprevisto: vento, freddo e soprattutto un mare di fango che avvolgeva l’intero accampamento, testimonianza quanto mai concreta di una vera e propria alluvione che aveva colpito la località nei giorni precedenti e che risultava dai nostri dati statistici un evento altamente improbabile in quella stagione. All’interno del nostro mega-tendone erano state montate delle tendine canadesi biposto per il nostro gruppo e per altre comitive di astrofili francesi, spagnoli e ungheresi. Tutt’intorno un accampamento smisurato e coloratissimo dal quale spuntavano le bandiere di mezzo mondo: sembrava che l’intera comunità astrofila internazionale si fosse data appuntamento a El Sallum quel 28-29 di marzo. E con loro un esercito di telescopi puntati contro il Sole al tramonto per testare inseguimenti e filtri, per la gioia dei numerosi addetti egiziani all’organizzazione che avevano l’opportunità di mettere l’occhio davanti ad un oculare e che facevano allegramente la fila anche dietro al nostro telescopietto per gustarsi per qualche secondo un Sole come forse non l’avevano mai visto. Fortunatamente il vento aveva spazzato via le ultime nubi della perturbazione dei giorni precedenti e fu un tramonto estremamente terso e limpidissimo a offrirci i migliori auspici per la giornata seguente, che non iniziò comunque nel migliore dei modi, visto che ci svegliammo avvolti in una fitta nebbia che filtrava quasi totalmente i timidi raggi solari. Approfittammo delle prime ore del giorno per sistemare al meglio telescopi, cavalletti, macchine fotografiche e gli apparecchi meteo e cominciammo ad attendere fiduciosi che la nebbia si diradasse per consentirci di osservare fin dal primo minuto l’appassionante rincorsa della Luna sul Sole.

 

Il giorno dell’eclisse

 Forti delle esperienze precedenti, eravamo assai agguerriti e molto ben attrezzati per registrare ogni singolo aspetto dell’eclisse. Oltre ad un nutrito numero di macchine fotografiche analogiche e digitali, tutte dotate di completi set di obbiettivi, due telescopi “da campo” da 1000mm di focale, due telecamere digitali, binocoli e filtri di tutti i tipi e di tutte le misure, avevamo per la prima volta portato anche degli strumenti di rilevazione ambientale, gentilmente prestatici dal Centro Nivo-Meteorologico di Arabba. Avevamo con noi un anemometro, per cercare di registrare gli eventuali effetti del cosiddetto vento solare che sembra levarsi con più forza nei minuti della totalità, un igrometro, un termometro e un piranografo per registrare l’intensità delle radiazioni solari  durante l’eclisse. Naturalmente, per evitare ogni sorpresa dell’ultima ora, tutte le apparecchiature scientifiche e di ripresa erano già perfettamente posizionate e pronte all’azione un paio d’ore prima dell’inizio dell’eclisse e questo ci ha permesso di rilassarci e di scattare qualche foto all’accampamento, controllando sempre con attenzione, e un pizzico di apprensione, che la residua nebbia mattinale si levasse per tempo e ci mostrasse il Sole in tutto il suo splendore. Cosa che, come previsto, avvenne puntualmente con un’ora e un quarto di anticipo sul primo contatto, che si presentò, con uguale puntualità, alle 11,20 locali, accompagnato dai click di migliaia di apparecchi fotografici di mezzo mondo. Passata la prima emozione, è iniziata la lunga e spasmodica attesa della totalità, ritmata, per quanto mi riguarda, da uno scatto fotografico ogni 4 minuti per consentire una corretta registrazione delle fasi di parzialità ed un’animazione dell’intera eclisse. Già dopo mezz’ora il calo di luminosità era sensibile e, con il Sole ormai coperto per metà, fu possibile vedere la sua immagine proiettata attraverso piccoli fori della tenda con la caratteristica forma a “mezza luna” e naturalmente nessuno resistette alla tentazione di riprodurre il medesimo effetto incrociando le dita e lasciando solo delle strettissime fessure per il passaggio dei raggi solari. Alle 12,30 il cielo cominciò a cambiare decisamente colore, prendendo delle tonalità cobalto sempre più scure e assolutamente innaturali; venne avvistata Venere e poco dopo anche Marte e Mercurio e alcune stelle più luminose e finalmente, alle 12,39, la piccola falcetta di Sole non ancora oscurata dall’ombra della Luna si assottigliò fino a lasciare, per l’eternità di un paio di secondi, un solo, brillante e luminosissimo punto luce: l’anello di diamante, la tipica formazione che anticipa di pochi istanti la totalità. E all'improvviso, nell'atmosfera ormai fremente allo spasimo, anche gli ultimi grani di Bailly scomparvero dietro l'orizzonte lunare e una meravigliosa corona solare apparve in cielo a contornare un Sole insolitamente nero. I filamenti della corona, seguendo le linee imposte dal campo magnetico, disegnavano splendidi arabeschi in cielo, più evidenti sui due poli; le protuberanze solari, che per qualche secondo emergevano dietro al disco lunare, ne venivano inghiottite e per circa tre minuti non ne vedemmo spuntare altre dalla parte opposta del Sole. Solamente la corona rimase, splendida, a fare da protagonista. Il cielo aveva assunto una tonalità di blu così intensa come non avevo mai visto nelle precedenti eclissi e all’orizzonte, per 360°, si accesero i colori aranciati del crepuscolo. Lo spettacolo era così grandioso che non si fatica certo a immaginarsi che sensazione di sgomento e di terrore dovesse rappresentare per gli antichi popoli quello che per noi oggi è la straordinaria esibizione della Luna e del Sole che giocano a nascondino. Dopo 3 minuti e 57 secondi di totalità, annunciata dalle prime protuberanze riemerse dal disco lunare, ecco riapparire, intensa, la luce solare, concentrata dapprima in un altro anello di diamante e poi, sempre più forte e accecante, in una falcetta sottilissima, ma già impossibile da seguire senza l’intermediazione di un filtro. L’apparizione della luce, come già era accaduto nelle precedenti esperienze, fu salutata da uno spontaneo applauso, unico, simbolico e semplice gesto col quale noi umani cerchiamo di esternare l’ammirazione e lo stupore di fronte allo spettacolo, sempre nuovo, della natura.

 

Rilevazioni ambientali

 Come detto, quest’eclisse è stata seguita anche dal punto di vista meteorologico-ambientale, tramite misurazioni della velocità del vento, della temperatura, dell’umidità relativa e dell’illuminazione ambientale. Un ringraziamento doveroso va al Centro Meteolologico di Arabba e al suo Direttore, Sig. Sommacal, che gentilmente ci hanno fornito gli strumenti professionali necessari per le misure. Per quanto riguarda i movimenti dell’aria, il famoso “vento dell’eclisse”, che nel 1999 in Austria aveva spazzato all’ultimo momento le nuvole, questa volta non si è sentito per nulla. La direzione prevalente è sempre stata da Sud Ovest, con una velocità costante tra 3 e 5 metri al secondo. Le rilevazioni dei dati sono state eseguite da Lucia Favaretto, improvvisata meteorologa, ogni 10 minuti durante la parzialità, ed ogni 2 minuti durante la totalità e a ridosso di questa.
Il piranografo imprestatoci dal Centro Meteolologico di Arabba ha invece eseguito in modo autonomo le rilevazioni sulla luminosità, a partire dalle 08:55 locali, due ore e mezza prima dell’inizio della parzialità, fino alle 14,10, dieci minuti dopo la conclusione del fenomeno. Il calo di luminosità è stato notevole: più lineare durante l’entrata della luna sul sole, e più repentino l’aumento di luminosità all’uscita dal cono d’ombra.
Interessante il grafico che raffigura l’andamento della temperatura, misurata ad una distanza di 10 cm dal suolo. Questa ha subito un calo, tra l’inizio del fenomeno e il picco di minimo, di circa 4 gradi Celsius: da 20,7 alle ore 11,40 fino a 16,5 alle ore 12,58, quasi 20 minuti dopo la fine della totalità. La temperatura ha poi ripreso a salire fino ai 20,9 gradi dell’ultima rilevazione alle ore 13,59.
L’umidità dell’aria ha mostrato un andamento altalenante, dapprima in calo, fino ad un minimo del 45% alle ore 12,05 (mezz’ora prima della totalità), per poi risalire ad un picco del 63% attorno alle ore 13,15, mezz’ora dopo la fine della totalità e ridiscendere poi nuovamente all’ultima rilevazione ad un valore del 44%.

 

Il cielo nel deserto

Esperienza indimenticabile, quella della visione del cielo notturno dal deserto; esperienza che tutti noi attendavamo da anni e che finalmente, la notte seguente all’osservazione dell’eclisse di sole, abbiamo avuto modo di ammirare da un sito straordinario, ai margini del Gran Deserto di Sabbia, che si estende per centinaia di migliaia di chilometri quadrati nel cuore del Deserto del Sahara.
Partiti dall’incantevole Oasi di Siwa a bordo di una carovana di mezzi fuoristrada, ci siamo avventurati nel cuore del deserto sabbioso, accompagnati da esperte guide locali e da una decina di autisti, seguendo un itinerario che ci ha portati ad ammirare alcune “perle” di questo angolo di Sahara, come una bellissima e piccolissima oasi da cartolina e la “spiaggia delle conchiglie”, dove migliaia di fossili marini erano disseminati in uno spazio non più grande di un campo da tennis. Molto emozionante la discesa delle dune con i fuoristrada e altrettanto eccitante la corsa sfrenata lungo le piste sabbiose. Straordinari anche gli scorci di paesaggio incontrati durante il tragitto, con dune altissime che si alternavano a formazioni rocciose stratificate, colorate di tonalità rosate ed aranciate dal sole ormai prossimo al tramonto.
Dopo circa un’ora siamo giunti al campo, già in fase di allestimento, dove erano sistemate una ventina di tende canadesi. Scesi dai fuoristrada, nessuno di noi ha resistito alla tentazione di scalare le altissime dune circostanti, riprendendo delle suggestive immagini del tramonto del sole. La notte è sopraggiunta con molta rapidità, preannunciata dalla sottilissima falcetta della luna crescente, il primo giorno dopo il grandioso spettacolo dell’eclisse totale.
Netta e molto spettacolare il cono luminoso della “Luce Zodiacale”, che ad ovest saliva fino alle Plejadi. Di straordinaria ricchezza la Via Lattea invernale, che a sud-ovest “troneggiava” con Sirio, Orione, la Poppa e la Vela sopra il nostro campo. Un susseguirsi di emozioni ci ha accompagnato per tutta la notte, come la visione del sorgere di Giove dall’orizzonte, come un faro di una macchina lontana che si avvicinava al nostro campo. Fino a mezzanotte i partecipanti hanno potuto alternarsi agli oculari dei telescopi e dei binocoli per ammirare le meraviglie del Profondo Cielo, viste da questo sito straordinario e privilegiato. Ad occhio nudo non era difficile scorgere, allo zenit, stelle di settima magnitudine e, cosa ancor più sorprendente, anche all’orizzonte si potevano ammirare tranquillamente le stelle più deboli delle costellazioni australi.
Dopo un breve intervallo di un paio d’ore di riposo,  lo “show” è ripreso poco prima dell’alba, quando, usciti dalle tende, siamo stati folgorati dalla visione della Via Lattea estiva. Indescrivibile l’emozione provata in quei momenti: un miscuglio di meraviglia e di timoroso rispetto per quello spettacolo grandioso che ci sovrastava. Molte volte avevo visto la Via Lattea estiva dalle alte quote delle nostre Dolomiti, ma mai avevo provato un simile stupore nella sua visione. Le immagini riprese dalle straordinarie macchine digitali possono solo vagamente dare un’idea di quanto, quella mattina, le nostre anime, attraverso le finestre dei nostri occhi, hanno potuto godere. Affiancavano la Via Lattea, come due angeli custodi, due autentiche “gemme” del cielo: gli oggetti più brillanti dopo il Sole e la Luna. Stiamo naturalmente parlando di Giove, ad occidente e di Venere, ad oriente, sorto poco prima dell’alba, preannunciando così l’arrivo del sole nascente, che di li a poco avrebbe definitivamente cancellato quella visione sublime.
Resterà per sempre scolpita nelle nostre menti e gelosamente custodita nel più profondo del nostro cuore l’emozione di queste giornate indimenticabili.

 

Le prossime eclissi

 Il disco lunare non aveva ancora liberato il Sole della sua ingombrante presenza che già una ventina di spettatori entusiasti erano venuti a contattarci con la solita domanda: ”Quando sarà la prossima?” e subito dopo: “Voi ci andrete, vero?”. Insomma l’eclisse aveva colpito nuovamente e aveva creato un altro clan di appassionati pronti a tutto pur di rivederla ancora, fosse anche solo per un paio di minuti. Che amanti generosi e fedeli può vantare l’eclisse di Sole! Purtroppo la nostra generazione sarà costretta comunque a viaggiare, anche molto lontano, per godersi questo spettacolo; non sono previste infatti in questo secolo eclissi totali di Sole in Italia, ad eccezione di due che sfioreranno gli antipodi della nostra penisola, nel 2081 l’estremo nord e nel 2088 l’estremo sud. Soltanto due saranno anche le eclissi anulari, ma anche queste molto in là nel tempo: nel 2059 e nel 2075. Rarissime saranno quelle visibili in Europa; nei prossimi decenni il nostro continente sarà, infatti, appena sfiorato da due totalità: il 20 marzo 2015 saranno interessate le sole isole Faroer, per di più in una stagione non certo propizia, e nel 2026 la Spagna sarà attraversata da un’eclisse che si spegnerà all’altezza delle Baleari; due anni dopo, sempre in Spagna si potrà ammirare invece un’eclisse anulare.
Menu povero, come si vede, che costringerà gli appassionati a lunghi viaggi, il primo dei quali avrà come meta la Siberia meridionale dove, il 1° agosto 2008 transiterà, dopo aver attraversato da nord a sud la Russia, un'eclisse totale di Sole della durata di circa 2 minuti. Molto più interessante l’eclisse seguente, del 22 luglio 2009, che percorrerà regioni popolatissime dell'India e della Cina e, dopo aver attraversato Shangai, in pieno Oceano Pacifico, raggiungerà la durata massima di tutte le eclissi del secolo, con ben 6 minuti e 35” di totalità. Ci stiamo già organizzando per le due trasferte e sicuramente una delegazione dell’Associazione Astronomica Cortina sarà presente per immortalare questi due esotici eventi, anche perché gli anni seguenti offriranno possibilità ancora più ridotte: ben tre eclissi saranno visibili praticamente solo dall’Oceano Pacifico, dall’Atlantico o da regioni assai remote ed in stagioni non propizie (Isola di Pasqua e sud del Cile, in pieno inverno, nel 2010) e occorrerà aspettare il 21 agosto 2017 per un’altra bella eclisse “terrestre” che attraverserà tutti gli Stati Uniti da Ovest ad Est.
Fino ad allora, l’unica eclisse interessante, anche se un po’ corta (poco più di 2 minuti), potrebbe essere quella del 13 novembre 2012, visibile all’alba dalle spiagge antistanti la Grande Barriera Corallina in Australia. Il 3 novembre 2013 un’eclisse “ibrida”, per una parte anulare e per un’altra totale, della durata di soli 70 secondi, sarà visibile dalle coste del Gabon, paese dell’Africa equatoriale.
Da li in poi, due eclissi “difficili”: quella già menzionata del 2015, che lambirà le isole danesi Faroer, tra Scozia ed Islanda, l’altra, il 9 marzo 2016, attraverserà all’alba le isole indonesiane di Sumatra, Borneo e Celebes dove, azzeccare un angolino di terra con cielo sereno, sarà alquanto difficile.
Si giungerà quindi finalmente alla “Grande Eclisse Americana” del 2017 (mancano solo 11 anni, sembrano molti, ma non lo sono!) quando, ne siamo certi, gli yankees sapranno allestire un grande show ed un enorme business, come solo loro sanno fare.
Ma chi è dotato di molta pazienza e di un sano ottimismo attenderà con ansia un’altra eclisse che si preannuncia come la più spettacolare del secolo in quanto sorvolerà le Dolomiti e oscurerà il cielo di Cortina d’Ampezzo per più di quattro minuti. La data? 3 settembre 2081, ma per chi vuole riservarsi una piazzola con vista sulle Tre Cime di Lavaredo le prenotazioni sono già iniziate.

 

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