Intorno all'eclissi dell'11 agosto si sono sviluppate tante storie, alcune esaltanti, altre meno felici, altre purtroppo anche frustranti. Vi riportiamo di seguito due brevi racconti della nostra esperienza in Stiria, sicuri che molti lettori rivivranno, leggendoli, le loro emozioni e le loro avventure.
Chiamale se vuoi ... emozioni (di Marco Migliardi)
Ancora non so come sia successo, che cosa abbia provocato quella reazione del tutto inaspettata, ma per fortuna sono ancora tante le sorprese che stupiscono e che danno un significato più completo ed unico alla vita. Certo, la giornata non era stata semplice. La sveglia alle cinque di mattina l'aveva data addirittura la pioggia, una pioggia fitta, insistente, senza pietà. Poi le telefonate: "A sud hanno previsto delle schiarite, scendi verso Gleisdorf", "No, su Internet hanno detto che sarà bello solo più a est, verso l'Ungheria, spostati verso Szombately", e una serie di sconosciute denominazioni geografiche cominciano ad accavallarsi, diventando all'improvviso protagoniste della nostra vita e oggetto delle nostre speranze. Poi il cielo si fa più azzurro e tanti amici intorno sembrano completare un quadro sempre più sereno e sempre meno preoccupato. Ma, si sa, se una cosa può andar male, lo farà, e così un braccio della perturbazione, che sembrava lontanissimo all'orizzonte solo un attimo prima, diventa sempre più incombente e anche l'ultimo raggio di sole scompare avvolto nella coperta di nubi. Momenti terribili, mancano pochi minuti al primo contatto che viene immaginato, più che visto, tra un cirro e un altro, ma poi nubi grigie e pesanti cancellano ogni speranza. Non si vede più niente. Solo lontano, verso nord est, si scorge qualche squarcio d'azzurro. La decisione di un attimo: si risale in macchina e via all'inseguimento di quel piccolo cerchio celeste che racchiude tutte le nostre speranze. Sono chilometri e chilometri quelli che vengono divorati con l'ansia crescente e con un'eccitazione senza pari, finché non giungiamo al limite estremo della perturbazione, dove le nuvole sono bianche e leggere e diventano quasi un comodo filtro naturale per l'osservazione del Sole. Qui ci fermiamo, in aperta campagna e cominciamo a fare i primi scatti. L'ombra della Luna si fa sempre più grande, 80%, 90%, 95% di copertura, la luce diviene sempre più bassa, non passa più una sola macchina e il silenzio d'attesa è davvero impressionante. E infine, in una frazione di secondo, la falce sottilissima del Sole si trasforma in una piccola, ma violentissima lampa di luce, "l'anello di diamanti", e subito dopo compare nel cielo la corona e dal disco nerissimo emergono chiarissime alcune protuberanze rosse. Un'eco di stupore e di ammirazione ci giunge dai tanti puntini colorati che hanno popolato quest'angolo di Stiria: "Ohooo!". E' strano come tutte le lingue europee non trovino altro messaggio per esprimere questa meraviglia che lascia letteralmente senza parole. Quindi appare Venere ad accompagnare l'evento, e lontano l'orizzonte si colora di una luce gialla, innaturale e fantastica, mentre il buio sembra sempre più cupo, infittito forse anche dalla presenza delle nubi. Mi hanno anche detto che la temperatura è scesa all'improvviso di alcuni gradi, ma io, sinceramente, non me ne sono accorto, ero troppo preso a scattare foto e soprattutto ad osservare incantato quello che avveniva sopra e intorno a me. Assaporavo ogni secondo come se fosse l'ultimo e ciononostante i due minuti di totalità nel mio ricordo sembrano essere durati solo pochi attimi. Ed ecco il momento del terzo contatto e all'improvviso la luce ritorna, immediata, violenta.
Ed è a questo punto che è successo, ancora non so come, né perché, ma è successo. Forse sarà stato l'applauso spontaneo sorto dai campi di granoturco o forse il nuovo contatto con la luce del giorno, forse la fine delle lunghe tensioni della giornata o forse l'abbraccio con la mia compagna, fatto sta che ho sentito qualcosa chiudermi la gola e un lungo brivido percorrere rapido tutto il mio corpo. Mi sono seduto per terra e ho avvertito i miei occhi tremare un poco e inumidirsi. E' stata questione di attimi: subito una mano ha asciugato quelle due piccole lacrime che salutavano la "grande eclissi di fine millennio".
LA MAGIA DELLECLISSE (di Alessandro Dimai)
Ci ha fatto soffrire fino allultimo, la Grande Eclisse Europea.
Iniziò male quella mattina dell11 agosto; il cielo di Vienna era coperto da densi
nuvoloni che non promettevano nulla di buono. Daltronde erano giorni che seguivamo
freneticamente tutte le previsioni meteorologiche che, più si avvicinava il giorno
fatidico, più erano pessimistiche. Eravamo disposti a spostarci in qualsiasi zona
dEuropa, dalla Germania allUngheria, ma i bollettini meteo erano concordi nel
dare tempo estremamente incerto e nuvoloso praticamente dalla Cornovaglia alla Romania,
con qualche spiraglio a "macchia di leopardo" in Austria orientale ed Ungheria.
Il luogo da noi prescelto: Vorau, un ridente paesino della Stiria situato sulle colline
tra Graz e Vienna, si rivelò ancora troppo vicino allinflusso nefasto delle
montagne austriache ed infatti la mattina dell11 agosto, quando passammo nelle sue
vicinanze, il cielo era completamente coperto e piovoso. La nostra speranza era rivolta
più a sud, verso Graz, dove il sereno pareva far capolino tra le nuvole. Certo avremmo
dovuto rinunciare ad una trentina di secondi di totalità, ma a conti fatti la scelta si
rivelò giusta. Imboccammo senza indugio lautostrada che ci portava a Graz ed
alluscita di Gleisdorf, una ventina di chilometri più a nord, il Sole era riapparso
tra le nuvole; erano le 10 di mattina e mancava poco più di unora allinizio
del fenomeno. Guidati da una gentilissima rappresentante paesana, salimmo sulle colline
che sovrastano la pianura che dallAustria si apre verso lUngheria. Di lì si
poteva ammirare un paesaggio da favola, immerso nei vigneti delle colline della Stiria. In
fretta e furia le quattro corriere (due, partite in nottata da Cortina, ci avevano appena
raggiunto) si svuotarono e frettolosamente tutti gli occupanti si davano un gran da fare
nel preparare cavalletti, macchine fotografiche e binocoli per non perdere nemmeno un
istante delleclisse.
Alle 11,22 la Luna iniziò ad entrare nel disco solare ed il fenomeno, seppur tra nuvole
passeggere, risultava ben osservabile. Dopo pochi minuti la gioia dei presenti si smorzò,
tramutandosi in viva preoccupazione quando densi nuvoloni provenienti da ovest coprirono
nuovamente il cielo. Alcuni furono presi addirittura dal panico e, montati senza indugio
in macchina, fuggirono a gran velocità verso la chimera di un cielo sereno che si stava
sempre più allontanando verso lUngheria.
Ai più non restava che rassegnarsi e sperare in un "miracolo meteorologico"
dellultimo minuto. La posta in gioco era molto alta; per la quasi totalità dei
presenti era infatti la prima eclisse totale di Sole e per tanti forse lultima,
almeno per molti anni a venire. Una opportunità unica, desiderata ed agognata per lunghi
mesi, che una "stupida" nuvola non poteva rubarci! Con grande sollievo, circa 20
minuti prima della totalità, ampi squarci di azzurro pervasero un cielo che iniziava
ormai a colorarsi di tinte sempre più cupe per lavvicinarsi dellombra lunare.
La frenesia di quegli istanti ed i mutamenti dellambiente circostante coinvolsero
tutti in un turbinio di sensazioni e di emozioni sempre più intense fino allo scoccare
dellora fatidica.
In pochi istanti arrivò il "vento delleclisse" e le nuvole si
squarciarono, un imponente muro blu notte, dapprima lontano allorizzonte, poi sempre
più incombente, si fece avanti a gran velocità da occidente. I volti allibiti delle
persone assistettero allo "spegnimento" progressivo degli ultimi spicchi di
sole. In un attimo il giorno divenne notte ed una visione soprannaturale apparve agli
occhi increduli dei tanti presenti: erano le 12:46, la "Magia dellEclisse"
si ripeté ancora una volta, mai uguale a se stessa.
La corona solare apparve in tutta la sua maestosità, molto simmetrica, come in ogni
periodo di massimo solare, ma ricchissima di multiformi pinnacoli luminescenti, che si
allungavano in tutte le direzioni anche per 5-6 diametri solari. Immerse nellazzurro
metallico della corona solare, le rosse protuberanze della cromosfera apparivano
evidentissime in almeno tre o quattro punti, a testimonianza di una attività solare molto
intensa.
Purtroppo tutto durò solo due minuti ed al riapparire dei primi raggi solari tutta la
magia svanì dincanto, come se ciò a cui avevamo assistito fosse stato solamente un
grande miraggio collettivo.
Il Sole, seppure ancora eclissato al 99,9%, tornò a splendere in un cielo ormai sgombro
da nuvole e lombra lunare, sempre più evanescente, correva a gran velocità lungo
la sterminata pianura ungherese per andare a deliziare altre genti ed altri popoli, così
lontani e diversi tra loro, ma uniti per una volta dalla comune meraviglia per le bellezze
del cielo.
Spontaneo scaturì un applauso di gioia ed al tempo stesso liberatorio della grande
tensione accumulata nei giorni e nelle ore precedenti. La felicità era tanta che ormai
nessuno aveva più voglia di seguire le ultime fasi del fenomeno poiché le ritenevano
ormai, a torto o a ragione, insignificanti rispetto a ciò a cui avevano appena assistito.
Lemozione delleclisse si può ben riassumere con le parole di un partecipante
alla spedizione austriaca; alla domanda se laver assistito allo straordinario
fenomeno fosse stato come aver avuto una visione mistica, lui rispose deciso:
"
di più, di più!"
A noi non resta che darci appuntamento per la prossima eclisse, destinazione Zimbabwe: 21 giugno 2001.
Torna alla pagina delle eclissi