SUPERNOVAE: UN ANNO DI SODDISFAZIONI
dI Marco Migliardi
Ormai lo abbiamo capito: in Astronomia, al giorno d’oggi, la ricerca amatoriale ha spazi di intervento molto ridotti e marginali, a fronte di un numero sempre crescente di appassionati che investe rilevanti capitali economici e di tempo nella speranza di poter centrare una scoperta o di poter contribuire con le proprie osservazioni ad un qualche progresso scientifico. Ne deriva che la maggior parte degli astrofili è condannata ad una frustrazione pressoché certa in quanto gli sforzi e la dedizione solo in rarissimi casi vengono ricompensati dal bene effimero di qualche scoperta.
Noi del CROSS dovremmo ritenerci quindi, a buon diritto, dei privilegiati in quanto la nostra attività ormai settennale ci ha procurato diversi successi: un asteroide da noi battezzato "Cortina", due stelle Novae extragalattiche in Andromeda e ben diciotto supernovae. Se si pensa che, al di fuori del CROSS, nessun ricercatore italiano ha scoperto più di quattro supernovae, c’è da essere veramente soddisfatti del lavoro sin qui svolto, anche in considerazione del fatto che, nonostante l’accresciuta concorrenza internazionale di organizzatissimi centri professionali, anche il biennio 2005/2006 si chiude per gli osservatori del Col Druscié con un bottino di scoperte da non sottovalutare: ben nove centri! Eppure, come vedremo, ci sono ugualmente elementi di insoddisfazione e di rimpianto ed alcune nubi sul futuro del CROSS. Ma andiamo per ordine e scorriamo mese per mese i nostri ultimi due anni di attività.
Ad iniziare la lunga serie, una scoperta per noi inusuale, quella di una Nova extragalattica individuata in M31 nella costellazione di Andromeda. Fino a pochi anni fa una scoperta del genere era assolutamente impensabile per un dilettante, data la scarsissima luminosità di questi astri che solo tecniche di ripresa molto accurate e l’uso di software particolarmente sofisticati consentono oggi di individuare. Tra l’altro la nova extragalattica rimane visibile per il nostro telescopio solo 2-3 giorni dopo il suo scoppio e quindi occorre anche una notevole dose di tempismo e di fortuna per poterla cogliere nel suo massimo, poche ore dopo l’esplosione.
Passata la primavera, piovosa e di conseguenza molto parca di osservazioni, ci attendevano ben tre supernovae “estive”: SN2005cx, scoperta da Alessandro Dimai nella piccola e lontana galassia IC178, SN2005dl, co-scoperta di Migliardi e Dimai nella bella spirale NGC2276 nella costellazione di Cefeo, a “due passi” dalla Stella Polare e SN2005dv, individuata da Paolo Danese (al suo primo centro) e Alessandro Dimai nella galassia ellittica NGC5283 nella costellazione del Drago. A chiudere la serie delle supernovae del 2005 è giunta in novembre la SN2005kl, scoperta dal sottoscritto ed esplosa nella galassia NGC4369.

SN2005dl in NGC2276, co-scoperta di Migliardi e Dimai
Anche il 2006 era iniziato col botto: le bellissime nottate di gennaio ci
avevano consentito di far marciare i nostri telescopi a tutto regime e, come
sempre accade in questi casi, le soddisfazioni arrivarono puntuali. Tutto iniziò
all’alba di venerdì 13 gennaio (e poi dicono che “venerdì 13” porta male… ma
quando mai!): ad Alessandro Dimai, coordinatore del programma CROSS, giunse un
messaggio di allerta da parte di Mirko Villi, “vecchio” ricercatore di
supernovae che da anni partecipa al nostro programma controllando le immagini
del Druscié dalla sua casa di Piacenza. Con questo messaggio ci avvertiva di una
probabile supernova in NGC 935, galassia distante 200
milioni di anni luce dalla Terra. Subito iniziò l’abituale fermento per cercare
le opportune verifiche alla “potenziale” scoperta. La stella segnalata da Villi
era molto debole, al limite delle potenzialità dello strumento, e la prudenza è
d’obbligo in questi casi. Ma tutto sembrava deporre a favore: la presenza della
stellina su entrambe le immagini della serata, l’assenza di pianetini di
passaggio nei pressi dell’oggetto, la mancanza di segnalazioni da parte di altri
osservatori nel mondo.
Nemmeno il tempo di rendersi conto dell’accaduto, e giunse al coordinatore, inattesa ed esaltante, una seconda telefonata. Questa volta era Marco Migliardi che, controllando le galassie dell’alba del 13 gennaio, si accorgeva che in una di queste, NGC 5338, molto piccola, ma al tempo stesso molto vicina (“solo” 40 milioni di anni luce), appariva una stella invece molto grande, quasi troppo per essere vera. Subito si pensò ad un pianetino che transitava nei paraggi, ma le verifiche in Internet diedero esito negativo; un difetto non poteva essere, troppo luminosa… non restava che ammettere che si trattasse di un’altra supernova, la seconda scoperta nel giro di 24 ore. Incredibile!

SN2006E e SN2006F scoperte ad un giorno di
distanza da Villi e Miglardi
Partirono immediatamente le segnalazioni al Central Bureau for Astronomical Telegrams di Baltimora (USA) e nel giro di poche ore arrivarono le conferme delle due scoperte. La numerazione internazionale delle supernovae assegnava le sigle SN2006F per la stella individuata da Mirko Villi nella galassia NGC 935 e SN2006E per quella scoperta da Marco Migliardi nella galassia NGC5338. Fatto curioso, quest’ultima supernova aveva altri due “padrini” illustri, entrambi americani: infatti era stata individuata indipendentemente anche dal POSS, il più prolifico programma di ricerca di astrofili al mondo e dal LOSS, che, con oltre 500 scoperte, è il principale centro di ricerca mondiale in questo campo.
Le nottate cortinesi continuavano intanto ad essere gelide, ma serene e meno di un mese dopo arrivava un’altra soddisfazione, la più esaltante per chi scrive, un’altra supernova, ma in una galassia tra le più belle e fotografate del nostro cielo: M100. Scoprire una supernova è sempre una bella emozione, ma scoprirla addirittura in una galassia di Messier (così si chiamano gli oggetti celesti la cui sigla è individuata da una “M”) e in M100, per giunta, è proprio il massimo! Insieme a M51 nella costellazione dei Cani da Caccia è senz'altro una delle galassie più belle del cielo ed una delle più fotografate dal CROSS in questi anni. Quante volte l'abbiamo vista apparire sui nostri monitor questa bella girandola della Chioma di Berenice e quante volte abbiamo scrutato fra i suoi bracci alla ricerca spasmodica di qualche stellina nuova o più luminosa. Bene, il 7 febbraio 2006 finalmente M100 si era decisa di farci una sorpresa e si era fatta riprendere con questo suo nuovo gioiello, un astro di 15^ magnitudine che aspettava solo di farsi vedere per prendere un nome, SN2006X. E' per questo motivo forse che questa scoperta ha un gusto diverso e più dolce: in fondo si è trattato di un regalo di una vecchia amica con la quale si sono passate molte notti insieme! Come non essere felici e orgogliosi di questo premio alla dedizione e alla fedeltà?

SN2006X in M100, la più "bella"
supernova dell'anno
L'analisi spettrale della SN2006X ci disse che si trattava di una supernova di
tipo "Ia" scoperta nelle primissime fasi dell'esplosione, 1-2 settimane prima
del massimo di luce, che è stato quindi raggiunto verso il 20 di febbraio,
attorno ad un valore di +13,7. R. Quimby, dell'Università del Texas, P. Brown
della Pennsylvania State University e C. Gerardy, dell'Imperial College,
riportarono una velocità di espansione dell'onda d'urto pari a 20.700 km/s.
E’ stato molto interessante seguire l'andamento della curva di luce della
SN2006X. Le supernovae di tipo "Ia" sono, infatti, considerate buoni indicatori
della distanza delle galassie, in quanto la loro magnitudine assoluta al massimo
di luminosità è pressoché la stessa. Della galassia M100 si conosce già per
altre vie, con estrema precisione, la distanza; l'Hubble Space Telescope vi ha
studiato, infatti, con grande dettaglio, alcune stelle variabili del tipo "Cefeide",
trovando per M100 una distanza di 11,5 Mega Parsec, pari a circa 40 milioni di
anni luce. Individuando il picco di luminosità della SN2006X è stato quindi
possibile sapere con precisione la sua magnitudine assoluta, che servirà da
riferimento per le altre supernovae di tipo "Ia" che esplodono in galassie più
lontane.
Si tratta della quinta stella esplosa in questa galassia negli ultimi 100 anni, che ne fa una delle più prolifiche del cielo dopo NGC6946 nel Cefeo (8 esplosioni) e M83 nell'Idra (6 supernovae) e a pari merito con NGC2276 nel Cefeo, dove il 25 agosto 2005 sempre i soci del CROSS Alessandro Dimai e Marco Migliardi scoprirono la quinta supernova.
Arrivò purtroppo la primavera e anche nel 2006 per noi astrofili di Cortina questa stagione fu nefasta. Pomeriggi e serate più tiepide si traducono in maggiore evaporazione al suolo e in conseguente formazione di nubi che puntualmente coprono ogni sera, per settimane intere, il cielo sopra il Col Druscié. Le nostre serate osservative si diradano e nei mesi di marzo e aprile, complice anche lo spettacolare viaggio in Egitto per l'eclisse di Sole del 29 marzo, quasi si azzerano. Si riprende una qualche attività in maggio, ma con frequenti intervalli dovuti alle condizioni meteo avverse e solo a metà giugno riusciamo a trovare una certa continuità nei nostri controlli. E neanche a farlo apposta subito arriva, veramente inaspettata, una nuova scoperta, la supernova 2006dk nella galassia NGC4161, una delle più distanti del nostro elenco, quasi 230 milioni di anni luce. Anche in questo caso lo scrivente è stato sostenuto da una buona dose di fortuna: al momento dell’individuazione la supernova era appena scoppiata e così è stato possibile anticipare tutti gli altri centri di ricerca mondiale e consentire agli astronomi di seguire l’evoluzione della stella fin dai suoi primi momenti, evento raro e particolarmente importante per individuare con analisi spettroscopiche i componenti principali emessi dall'esplosione.

SN2006dk in NGC4161, l'ultima scoperta del
CROSS nel 2006
Forti di questi successi aspettavamo con ansia l’arrivo dell’estate, periodo per noi di solito particolarmente prolifico di scoperte, in quanto il maggior tempo libero consente sedute osservative e sessioni di controllo più prolungate. Ancora una volta però furono le condizioni meteo ad ostacolarci: una delle estati più grigie e piovose degli ultimi anni intralciò non poco la nostra attività e rese saltuarie le nostre osservazioni. Nonostante questo handicap riuscimmo lo stesso a riprendere nei due mesi estivi ben tre supernovae, ma, ahimé, senza segnalarle al CBAT. Due di queste erano, infatti, debolissime, al limite delle possibilità dei nostri strumenti e la terza... bè con la terza abbiamo compensato la grande fortuna ricevuta dal cielo (è proprio il caso di dirlo!) nei mesi precedenti. Capita spesso che tra le 200 galassie che mediamente fotografiamo per notte alcune di esse siano mosse e illeggibili, tanto che ormai eseguiamo sempre due scatti per ogni oggetto in modo che almeno una delle due immagini sia buona per il controllo. Bene, quella notte solo una galassia del pacchetto ripreso aveva entrambe le immagini mosse e questa era naturalmente quella che ospitava la supernova 2006ei in NGC 735, puntualmente segnalata il giorno successivo dal LOSS.

SN2006ei, la supernova "mancata" dal CROSS
Questi smacchi ci fecero rimeditare molto sulle nostre tecniche di ripresa e sull’organizzazione generale della nostra ricerca. Perdere ore e ore di tempo per fotografare galassie alla ricerca di una stella nuova e poi non riuscire ad individuarla quando si ha la buona sorte di incontrarla ci gettò in una fase di scoramento dalla quale non ci siamo ancora del tutto ripresi. Occorreva forse migliorare il sistema di automazione in modo che non fosse necessario un intervento umano di controllo in piena notte, ma tutto fosse demandato ad un software in grado di chiudere la cupola e posizionare correttamente il telescopio in caso di pioggia o di anomalia del sistema. Occorreva forse anche limitare il numero delle osservazioni, prolungando i tempi di posa di ogni singola fotografia per permetterci di scorgere anche le supernovae più deboli. Era urgente dedicare alla ricerca anche la seconda cupola, finora sotto utilizzata, e superare le difficoltà tecniche che ne hanno impedito fino ad oggi un utilizzo in remoto. Era necessario insomma un ripensamento totale sulla nostra ricerca e sull’opportunità di fare nuovi investimenti sul sistema automatico di puntamento e sul controllo remoto via Internet. L’occasione di fermarci un attimo a riflettere ce l’ha immediatamente offerta la nostra camera di ripresa CCD che si è improvvisamente guastata ad inizio di settembre e che, al momento in cui scriviamo (fine novembre), non è ancora entrata in funzione.
Nel concludere così mestamente il resoconto di un anno apertosi invece con grande euforia mi è gradito ringraziare l’amico Alessandro Dimai che anche quest'anno ha cercato di approfittare di ogni squarcio di sereno per inviare via modem all'osservatorio l'elenco delle galassie da riprendere, alzandosi spesso di notte a scrutare il cielo, pronto a chiudere la cupola in caso di annuvolamenti e a riaprirla nei momenti di sereno. A lui tutti noi ricercatori del CROSS, Mirko Villi, Paolo Danese, Alessandra Frassati e il sottoscritto, dobbiamo molto e a lui dedichiamo con animo grato tutte le nostre scoperte e i nostri momenti di gioia e di soddisfazione.
Attendiamo fiduciosi che una nuova stagione di ricerca possa presto iniziare, per poter riprovare ancora quelle emozioni che da alcuni anni ormai danno un senso particolarissimo al nostro modo di contemplare il cielo.