Cometa Hyakutake: come l'abbiamo vista
resoconto del passaggio di una Grande Cometa nei cieli delle Dolomiti
di Alessandro Dimai

 

Le nostre osservazioni della Cometa Hyakutake sono iniziate la mattina del 12 febbraio 1996, quando, con la Luna ancora alta in cielo, siamo saliti al Col Drusciè per riprendere la prima immagine della cometa che le previsioni davano, per fine marzo, come una delle più spettacolari del secolo. Allora la Hyakutake era un oggetto assai piccolo, di magnitudine attorno alla 8,5 – 9 e con una coda di pochi primi, allungata in direzione opposta al Sole. Nei giorni successivi (il 17, 23 e 26 febbraio) la cometa ha aumentato notevolmente, sia le proprie dimensioni che lo splendore, mano a mano che si stava avvicinando alla Terra e al Sole. Il primo marzo la chioma misurava oltre 10’ ed era percettibile un accenno di coda di ioni. La sua magnitudine era nel frattempo salita alla 6,0 ed anche con un semplice binocolo era facile individuarla pochi gradi a sud della “alfa Librae”. Il periodo di luna piena ha impedito le osservazioni nei giorni successivi. Queste sono riprese l’undici marzo, con la luna ormai ridotta ad una falcetta, a pochi gradi di distanza. Il suo chiarore ci ha comunque impedito di scorgerla ad occhio nudo, sebbene la sua magnitudine (5,4) già lo permettesse. La prima osservazione senza ausili ottici è avvenuta tre giorni dopo, il 14 marzo, quando la cometa era appena sorta all’orizzonte. Ricordo con emozione quel momento, in quanto fino ad allora non avevo mai visto nessun’altra cometa così distintamente ad occhio nudo. Sebbene avessi già visto senza strumenti la Halley nel 1986 (bassissima sull’orizzonte), la Levy nel 1990, la Swift Tuttle nel 1992 e la De Vico nel 1995, la Hyakutake era tra tutte, nettamente la più luminosa, osservabile, al contrario delle altre, senza la visione distolta. Due giorni dopo risultava ancora più bella e gonfia e le riprese con il CCD al fuoco Newton del telescopio di 50 cm del Col Drusciè non riuscivano più a contenerla, mostrando già chiaramente anche una filiforme coda di ioni. La magnitudine era salita alla 3,5 e le dimensioni della chioma superavano già i 20 primi. La sera del 19 marzo salimmo presto al Col Drusciè, ma una insistente copertura ci impedì per ore di vedere bene la cometa che comunque, tra uno squarcio e l’altro, appariva già splendida. Quando ormai disperavamo di poterla riprendere, improvvisamente, verso l’una di notte le nuvole si aprirono, mostrando la Hyakutake che superbamente brillava in mezzo al cielo. Era già nettamente rilevabile con la visione distolta una coda di 4 – 5 gradi di lunghezza rivolta verso ovest, ben evidenziata dalle immagini CCD riprese con un obbiettivo Nikon di 300 mm di focale f/2,8. Quella mattina abbiamo stimato la magnitudine della cometa pari alla +2. Il giorno seguente, sebbene fosse sereno, non osservammo la cometa (e ce ne pentimmo!!!), dedicandole solamente un’occhiata fugace da casa, immersi nella foschia e nelle luci di un’umida sera d’inizio primavera. Più tardi venimmo a sapere che lo splendore era ancora aumentato, ma soprattutto che la coda appariva già nettamente visibile per almeno 8 – 10 gradi.  Freneticamente ci preparammo per la sera successiva, ma purtroppo un netto peggioramento del tempo ci impedì di osservarla sia il 21 che il 22 marzo. Ormai disperati, anche perché il cielo continuava imperterrito ad essere coperto, ma soprattutto perché sapevamo che la cometa era già di magnitudine prossima allo 0 con una coda di oltre 20 gradi, tentammo il tutto per tutto la sera del 23, recandoci il più in quota possibile. Decisi, verso le dieci di sera, di andare in avanscoperta al passo Falzarego per vedere se da lassù il cielo fosse miracolosamente sgombro da nubi. Non nutrivo molte speranze in merito, visto che Cortina era immersa in una fitta nebbia, la quale continuò a persistere fino ai 2.000 metri di altitudine; qui, dopo una secca curva e quando ormai l’umore era sotto i tacchi (mancavano infatti solo 100 metri al Passo), vidi improvvisamente apparire davanti a me Venere ed Orione, ben splendenti in un cielo incredibilmente sgombro da nubi. La mia curiosità era enorme: fermai bruscamente la macchina in mezzo alla strada e, non curante di nulla, scesi precipitosamente, voltai lo sguardo ad est e… resta letteralmente senza parole. Sopra la mia testa incombeva la più bella cosa che avessi mai visto in vita mia! Fino a quel momento non potevo immaginare cosa potesse essere la visione di una “Supercometa”. Per anni ho cercato di materializzarla nella mia mente, senza però riuscire ad immaginarmela come ora vedevo la Hyakutake sopra di me. Era luminosissima, grandissima, con una coda lunghissima, completamente cambiata rispetto a soli quattro giorni prima, quando l’avevo vista per l’ultima volta: un altro oggetto!! Il cielo poi era talmente limpido, che senza alcuna fatica scorgevo stelle di magnitudine +7 ed oltre. Restai lì ad ammirarla, senza parole, per almeno venti minuti. Poi mi ricordai dei miei amici che mi avevano chiesto di avvisarli, se per caso fosse stato bello e così, a malincuore, tornai a rituffarmi nella nebbia che incombeva su Cortina. Giunto a casa iniziai le telefonate per rendere partecipi tutti di ciò che avevo appena visto. Avvisai anche gli amici del Gruppo di Feltre, che un paio di ore prima mi avevano chiamato del tempo atmosferico; si trovavano già ad Agordo e, appena ricevuta la notizia, increduli mi chiesero se li stessi prendendo in giro, quando li raccontai cosa avrebbero visto di lì a poco. Verso le 23 ci trovammo in una decina di persone sulla sommità del Falzarego e tutti, scesi dalla macchina,  non cedettero ai propri occhi per quanto stavano vedendo. Restammo ad ammirarla, increduli, per almeno 20 minuti, sprecando i commenti entusiastici. Rinvenuti dallo choc, cercammo una postazione ideale da dove  eseguire le nostre fotografie: la notte si preannunciava lunga e laboriosa. Eseguimmo decine di immagini e stimammo la lunghezza della coda in circa 27 gradi, mentre la magnitudine della chioma, un “mostro” di 2° di diametro, risultava pari a +0,3. Naturalmente facemmo l’alba, così come la notte seguente, quando ci ritrovammo di nuovo tutti assieme al Falzarego. A noi si aggiunsero anche gli amici del gruppo di Conegliano e molti soci dell’Associazione Astronomica Cortina. Quella notte eseguimmo innumerevoli immagini della cometa, la cui coda superava ormai abbondantemente i 40° di lunghezza. Interessantissima è stata la ripresa di una grande disconnessione appena formatasi e che rapidamente si stava allontanando dalla chioma. La grande vicinanza della Hyakutake (appena 15 milioni di Km dalla Terra), permetteva di osservare il fenomeno come in un film, con continui cambiamenti ogni minuto. Anche la sua magnitudine era cresciuta, superando la soglia del valore 0 e divenendo così la quinta cometa più luminosa del secolo, dopo la Ikeya Seki (1965), la Daylight (1910), la Grande Cometa Australe (1947) e la West (1976). L’anno seguente sarebbe stata superata in splendore anche dalla Hale Bopp, ma tra tutte le comete menzionate, la Hyakutake è stata l’unica che si poteva ammirare per tutta la notte alta in cielo, ed è questo un evento che si verifica molto raramente.
La sera del 25 marzo il tempo non aiutò ed un insistente copertura ci impedì nuove osservazioni. Il giorno seguente le nuvole infierivano sempre su di noi; non rassegnato tentai una nuova osservazione la mattina del 27. Quel giorno, infatti, la cometa passava a soli 2° dalla Stella Polare: un’occasione unica, da non perdere assolutamente. Solo soletto mi diressi verso il Passo Giau, il punto più elevato raggiungibile con la macchina; partii verso le tre del mattino e, giunto quasi in vetta e mentre le nuvole ancora mi avvolgevano, ero quasi tentato di girare la macchina e tornare a casa. Improvvisamente, a poche decine di metri dal passo, il cielo si aprì come d’incanto e la cometa era lì, splendida, luminosa e lunghissima. Visione unica ed indimenticabile fu quella: la chioma splendeva a ridosso della Polare, sovrastandola di gran lunga come splendore (la stimai di +0,3) mentre la coda, assai filiforme e molto diversa da come l’avevo vista due giorni prima, superava abbondantemente il Grande Carro, perdendosi, con le sue propaggini più deboli, fin quasi all’ammasso della Chioma di Berenica, oltre 60° più a sud! Scattai alcune foto senza inseguitore (lo dimenticai a casa) con obbiettivi a cortissima focale, tra cui un fantastico “Fish Eye” di 8 mm di focale. Le immagini, davvero spettacolari, mostravano la cometa che “unisce”, con la sua lunga coda, le due figure dei Carri.
Un’altra levataccia l’abbiamo fatta il giorno seguente, quando le condizioni meteo erano decisamente migliorate. Anche quella mattina, sempre dal Passo Giau, stimai la Hyakutake di magnitudine + 0,3, mentre la coda appariva meno filiforme e più amorfa rispetto al 27, ma sempre lunghissima: quasi 60°. Le osservazioni del mese di marzo terminarono per noi la mattina del 30 quando, con gli amici di Conegliano, ci demmo appuntamento al solito Passo Giau, ormai divenuto il nostro luogo privilegiato di osservazione. Quel giorno la cometa appariva decisamente più debole (mag. +1,5) ed anche la coda si era di molto ridimensionata, superando a malapena i 20° di lunghezza. I giorni seguenti attendemmo con impazienza che la Luna, ormai quasi piena, non rischiarasse più il cielo. Approfittando della coincidente eclisse totale di Luna del 3 aprile, pensammo bene di tornare al Passo Giau per riprendere ancora alcune fotografie della cometa. Dopo una giornata di tempo pessimo, il cielo, verso sera si aprì ed alle 23,30 iniziammo le nostre osservazioni. La Hyakutake era a quell’ora assai bassa, ma riuscimmo comunque, mentre la Luna era coperta dall’ombra terrestre, ad eseguire alcune fotografie della cometa, che appariva completamente mutata rispetto ad alcuni giorni prima. La coda era molto corta (circa 5°) e composta prevalentemente da polveri. La magnitudine, pari alla +2,5, la rendeva un oggetto non più così facile da individuare in cielo. La riosservammo il 6 aprile e notammo che la coda era decisamente più lunga rispetto a tre giorni prima (circa 8°). Questo “trend” continuò anche i giorni seguenti: il 9 la coda misurava circa 10° e la magnitudine era pari alla terza grandezza; il giorno 11 stimai, dal Passo Giau, la lunghezza della coda in quasi 20° ed anche la magnitudine era salita alla 2,8. Bella anche la coda di polveri, affiancata a quella di gas e lunga ormai quasi 10°. Tre giorni dopo lo splendore calò bruscamente ad un valore di 3,5 ed anche la lunghezza della coda, sebbene in foto fosse ancora di 20°, visualmente non superava i 12-13 gradi. Il 15 aprile, da Cortina, constatai che lo splendore era nuovamente cresciuto (2,4) ed il giorno seguente la coda si mostrava veramente spettacolare, con numerosi getti filiformi che davano ad essa l’aspetto di un “coda di rondine”. Il 17 e il 18 aprile la Hyakutake, ormai bassa sull’orizzonte ovest, calò nuovamente la propria luminosità; furono questi, per noi, gli ultimi giorni di osservazione di questa straordinaria cometa, che tante emozioni ha saputo regalare, lasciando nella mente di tutti coloro che hanno avuto la fortuna di osservarla dai cieli limpidi delle Dolomiti, un ricordo indelebile.

 

Comet Hyakutake Home Page

home page