17P/HOLMES: UNA COMETA IN ESPLOSIONE
La cometa periodica
17P/Holmes, scoperta da Edwin Holmes da Londra la notte del
6 novembre 1892
mentre osservava la galassia di Andromeda (M31), appare solitamente molto debole
anche nelle migliori condizioni, e così pareva essere anche per questa
apparizione. La cometa, raggiunto il perielio lo scorso 4 maggio 2007 ad una
distanza di poco superiore alle 2 Unità Astronomiche, si stava tranquillamente
allontanando dal Sole, nei pressi del quale sarebbe tornata tra 7 anni circa.
Nella notte tra il
23 e il 24 ottobre 2007, quando si trovava ad una distanza di 365 milioni di
chilometri dal Sole, ha però mostrato un improvviso
aumento della luminosità,
passando dalla diciassettesima magnitudine (quasi invisibile anche nelle riprese
a lunga posa) alla seconda grandezza, divenendo così perfettamente visibile ad
occhio nudo. Questa straordinaria trasformazione è stata notata a partire dalle
ore 2:30 U.T. del 24 ottobre da Juan Antonio Henríquez Santana che osservava
dall’isola di Tenerife. L’astrofilo spagnolo, che l’ha ripresa in crescita dalla
magnitudine +7,8 alla +6,5, ha immediatamente allertato via Internet il mondo
scientifico. E così, in poche ore, la notizia ha fatto il giro del globo
trovando moltissime conferme. All'alba dello stesso giorno aveva già raggiunto
la magnitudine +3,5, mentre la sera del 24 ottobre è stata stimata da Cortina di
magnitudine +2,8. Poche ore dopo (ore 6,10 U.T. del 25 ottobre) la sua
luminosità era ulteriormente salita alla magnitudine +2,5, aumentando così di
circa 300.000 volte lo splendore che mostrava solo 30 ore prima.
Ma cosa può essere successo a questa piccolissima cometa per mostrarsi così
luminosa?
Si è parlato di impatto con un asteroide o con un piccolo satellite della
cometa; della rottura improvvisa della crosta superficiale a causa
dell’esplosione di una bolla di gas sotterranea. Tutte le ipotesi fanno capo ad
un fenomeno violento accaduto al piccolo nucleo di questa cometa. Ma prima di
trarre conclusioni cerchiamo di ripercorrere la cronaca osservativa delle
settimane immediatamente successive all’evento.
Gli effetti di una sorta di esplosione si possono effettivamente scorgere dalle
riprese effettuate all’Osservatorio del Col Drusciè nella notte del
24-25
ottobre. Le elaborazioni con filtro Larson-Sekanina mettono in evidenza
dei caotici getti di polveri che circondano il falso nucleo. L’onda d'urto ha
inoltre originato una struttura
sferica in rapida espansione attorno alla cometa
stessa. Un ponte di materia pareva unire il falso nucleo ad un aggregato di
polveri più denso, anch'esso in rapida espansione in direzione SW.
La cometa Holmes, i primi giorni dopo l'outburst, presentava un aspetto
stellare, ma col passare del tempo le sue dimensioni apparenti sono andate
rapidamente aumentando anche ad occhio nudo. Nei giorni seguenti la chioma ha
subìto una rapidissima espansione, ed il
30 ottobre misurava circa 10' di
diametro (solamente la parte più luminosa), pari ad un terzo del diametro
apparente della Luna, mentre la magnitudine visuale è rimasta stabile attorno
alla +2,5. La Holmes era inoltre contornata da una più estesa e debole chioma,
dal caratteristico colore
verde smeraldo, dovuta alle emissioni del C2 e CN.
I primi giorni di novembre è apparsa anche una tenue
coda di ioni, visibile
solamente con esposizioni di diverse decine di minuti. La coda di gas si è poi
rapidamente disconnessa dalla chioma (giorno 8 novembre) per disperdersi nello
spazio i giorni successivi.
Fino ai primi di
novembre, se osservata con un binocolo, la Holmes presentava un aspetto
decisamente circolare, con colorazione tendente al giallo-verde. Alla visione
telescopica, "sublime", pareva di vedere una nebulosa planetaria!
Con il passare dei giorni questo anello si è andato lentamente affievolendo ed
il bordo SW si è sfaldato divenendo sempre più evanescente.
A metà novembre le dimensioni apparenti della chioma erano paragonabili a quelle
del disco lunare, mentre le dimensioni reali superavano ormai quelle del Sole:
la Holmes era così divenuto l’oggetto più esteso del Sistema Solare!
Nel frattempo, mano a mano che la chioma si espandeva, la magnitudine
superficiale della cometa andava calando rapidamente, anche se lo splendore
integrato era ancora sufficiente per renderla perfettamente visibile ad occhio
nudo.
Da fine ottobre a metà novembre le riprese ad alta risoluzione della regione
nucleare hanno mostrato un
intricato groviglio di getti che fuoriuscivano dal
falso nucleo, propagandosi un po’ in tutte le direzioni. Un
potente e luminoso
getto in direzione SW ha col tempo formato quella che a tutti gli effetti
sembrava essere la coda di polveri della cometa.
A fine dicembre le dimensioni apparenti della chioma della Holmes raggiungevano
i 70’ di diametro, mentre quelle reali superavano ormai i 6 milioni di
chilometri: la più estesa chioma cometaria mai osservata!
Questa, in estrema sintesi, la cronaca della straordinaria apparizione del 2007.
Sorprendentemente qualcosa di analogo era però già accaduto 115 anni prima,
quando la cometa fu individuata per la prima volta dall’inglese Edwin Holmes
mentre cercava di puntare la galassia M31. Il
6 novembre 1892 Holmes stava
compiendo osservazioni della nebulosa in Andromeda quando, nei pressi della
stella Mu Andromedae, si accorse che appariva un oggetto diffuso di quarta
grandezza che Holmes non aveva mai visto prima. Presto capì che si trattava di
una nuova cometa che però, stranamente, si muoveva molto lentamente tra le
stelle di sfondo. L’astronomo inglese stimò in quasi 6’ le dimensioni della
chioma, che appariva perfettamente circolare con una condensazione centrale
molto luminosa. Dieci giorni dopo le dimensioni erano già aumentate ad oltre
10’, mentre il 20 novembre queste erano già la metà del diametro apparente del
disco lunare. Anche la forma della chioma mutò lentamente, mostrando
un’evoluzione dalla forma sferica ad una forma a campana, con un getto che
fuoriusciva dal falso nucleo in direzione opposta al Sole.
Straordinaria la somiglianza dei particolari visuali confrontati tra le
apparizioni del 1892 e del 2007.
Alla luce di quanto sopra, per spiegare cos’è successo, appare alquanto poco
credibile l’ipotesi di un impatto con un asteroide o con un piccolo satellite
della cometa, anche perché gli outburst, in realtà, furono tre. Il 16
gennaio 1893, mentre la Holmes stava lentamente ma inesorabilmente
allontanandosi, un improvviso aumento di splendore riportò la magnitudine della
cometa a valori prossimi alla visibilità ad occhio nudo. Come spiegare perciò
tre improvvisi outburst di simili proporzioni? Non certo con l’impatto di
tre diversi asteroidi; già uno sarebbe poco credibile, figuriamoci tre…
C’è poi da aggiungere che le
riprese ad altissima risoluzione effettuate
dall’Hubble Space Telescope tra la fine di ottobre e i primi di novembre non
hanno rivelato alcun frammento secondario, come invece appariva chiaramente, ad
esempio, per la cometa 73P/Schwassmann-Wachmann 3 (vedi Cortina Astronomica
2007).
Ma allora, cos’è realmente successo sul nucleo della Cometa Holmes il 24 ottobre
2007? Affermarlo con certezza è impossibile, ma un’ipotesi sufficientemente
plausibile potrebbe essere quella di una o più camere sotterranee di gas,
sviluppatesi a causa della sublimazione del ghiaccio durante le settimane
seguenti al perielio, che poi sono esplose quando la pressione del gas non era
più sopportabile dal guscio esterno di silicati e carbonati; questo potrebbe
spiegare anche gli outburst del 1892/93. Ma a questo punto un
interrogativo sorge spontaneo: perché in tutti i passaggi al perielio dal 1892
al 2007, ben 14, non si è mai ripetuto quanto accaduto quest’anno? La Holmes è
una
cometa che fa parte della
famiglia di Giove, che all’afelio si avvicina
notevolmente al pianeta gigante. Le interazioni gravitazionali di Giove possono
creare mutamenti dell’orbita cometaria, variando il periodo orbitale di alcuni
mesi e la distanza perielica anche di molte decine di milioni di chilometri. E’
ciò che accadde nel dicembre 1908, quando un incontro ravvicinato con Giove mutò
la distanza perielica della Holmes da 2,12 a 2,34 u.a., facendola così
allontanare dal Sole. Nei passaggi successivi la cometa ricevette quindi meno
calore dal nostro astro e perciò, forse, non poté sviluppare quantitativi di gas
sufficienti per rompere la crosta superficiale. Ma nel gennaio 2004 un altro
incontro col pianeta gigante mutò nuovamente l’orbita, portando la distanza
perielica nel passaggio del 2007 a 2,05 u.a. (circa 315 milioni di chilometri)
dal Sole, perciò considerevolmente più vicino alla nostra stella. Il calore
ricevuto in questo passaggio più ravvicinato potrebbe aver quindi stimolato
maggiormente la sublimazione del ghiaccio sotterraneo e, di conseguenza,
aumentato notevolmente la pressione interna causando la rottura violenta della
crosta di silicati e carbonati, che sono poi andati a formare la
chioma in
espansione visibile nell’autunno-inverno del 2007. Si è stimato che più di 100
milioni di tonnellate di polveri siano state immesse nello spazio durante
l’esplosione del nucleo della cometa Holmes del 23-24 ottobre 2007.
Cosa succederà ora alla nostra cometa? Non ci resta che attendere nuovi sviluppi
per i futuri passaggi ravvicinati, il prossimo nel 2014, e sperare che lo show
possa ripetersi ancora (anche se ciò non è assolutamente garantito). In fondo,
sette anni d’attesa non sono poi molti… staremo a vedere!