Il cielo da osservare - Gennaio -Febbraio 2000

 E’ iniziato l’anno 2000 (non il terzo millennio, che scatterà solo dal 1-1-2001!) e subito ci sono interessanti appuntamenti astronomici da non lasciarsi scappare. Innanzitutto l’eclissi totale di Luna del 21 gennaio, che sarà visibile dall’Italia dalle 2 alle 7 del mattino e giungerà al massimo alle 4,43 TU (Tempo Universale: si ricorda che corrisponde ad un’ora in meno rispetto alla nostra ora reale). Speriamo solo che il tempo, dopo averci fatto soffrire per l’eclissi di Sole e per le Leonidi, sia questa volta più clemente. Poi ci saranno le due congiunzioni con Venere del 3 gennaio e del 2 febbraio, ravvivate anche dalla vicinanza della rossa Antares e gli incontri un po’ meno ravvicinati, ma sempre spettacolari, con Giove del 14 gennaio e dell’11 febbraio. Non dobbiamo poi scordarci dello sciame meteorico delle Quadrantidi, che promette spettacolo per i primi quattro giorni del nuovo anno, e infine… infine c’è sempre da seguire l’evoluzione della nostra Supernova, la sn1999gn che Alessandro Dimai ha scoperto il 17 dicembre scorso. Dovrebbe continuare a brillare nei nostri telescopi ancora per un po’ e noi sinceramente non ce la sentiamo di abbandonarla adesso, dopo tutte le emozioni che ci ha regalato!

Ma passiamo, come al solito, ai pianeti e subito notiamo che Mercurio, sempre vicinissimo al Sole, sarà impossibile da scorgere in gennaio, mentre a metà febbraio raggiungerà la sua massima elongazione est e sarà visibile ad ovest dopo il tramonto del Sole. Per Venere, invece, sarà ancora un periodo favorevole alle osservazioni: ben visibile al mattino, ad est, come fulgido astro di magn.-4, tenderà però a ritardare sempre più la sua levata fino a quando, negli ultimi giorni di febbraio, si confonderà con le prime luci dell’alba. Marte, il pianeta rosso, ha perso molta della luminosità estiva ed ora, confondendosi con il crepuscolo serale, si può anche fare fatica a scorgerlo. Lo si può individuare a Sud Ovest, 25° sopra l’orizzonte, praticamente immobile nel corso dei due mesi, in cui tramonterà sempre alla stessa ora: le 20.48 TU. Infine Giove, che continua a rimanere molto luminoso e a ingemmare, insieme al più pallido Saturno, buona parte della notte. I due pianeti giganti non smettono di inseguirsi e di avvicinarsi e daranno vita in questi mesi a spettacolari congiunzioni con la Luna.

Alcune osservazioni

Questo mese orientiamo il nostro telescopio verso una zona estremamente ricca di galassie, quella delle costellazioni zodiacali della Vergine e del Leone e, tra lo sterminato numero di osservazioni possibili, scegliamo alcuni gioielli che presentano tutti qualche peculiarità interessante o qualche aspetto curioso. A fine gennaio il Leone sarà già abbastanza alto in cielo verso la mezzanotte, mentre per la Vergine bisognerà fare le ore piccole o aspettare la fine di febbraio, quando ci apparirà all’orizzonte già verso le 23.

 

M61 e SN1999gn

Ci sembra doveroso questo mese aprire la consueta rubrica degli oggetti da osservare con questa galassia che tante soddisfazioni ci ha dato quando il 17 dicembre scorso si è illuminata di una nuova stella, la sn99gn, che Alessandro Dimai, per primo al mondo, ha visto e fotografato probabilmente appena poche ore dopo che la luce di questa remota esplosione arrivasse alla Terra, al termine di un viaggio durato oltre 60 milioni di anni. La galassia che ha ospitato questo enorme evento esplosivo è una bella spirale vista di fronte, di forma circolare e con una magnitudine visuale di 9,7 che la rende difficilmente individuabile con il solo binocolo. Appartiene al grande ammasso galattico della Vergine insieme a diverse altre galassie di Messier, tra le quali però M61 primeggia sicuramente sia per luminosità che per dimensioni. Per osservarla in questi mesi bisogna attendere la notte fonda, quando la costellazione della Vergine si alza sull’orizzonte e puntare su due stelle di 5° e 6° magnitudine che si chiamano 16-c Vir e 17 Vir: a metà strada fra i due astri si trova M61,che presenterà nel suo braccio inferiore, presumibilmente ancora per due o tre mesi, la nuova ospite, la supernova 99gn che a fine gennaio dovrebbe essere oramai una stella di 15°– 16° magnitudine. M61 ha ospitato finora almeno altre 4 supernovae, ma è logico supporre che in epoche pre-telescopiche, diversi eventi del genere fossero già avvenuti a totale insaputa degli abitanti della Terra.

M49

Sempre nell’ammasso della Vergine troviamo quest’altra luminosa galassia, l’ellittica M49, un oggetto di ottava magnitudine, ben osservabile anche con modesti strumenti, la cui visione potrà apparire però un po’ deludente in quanto non è possibile individuare molti particolari della galassia. La citiamo in questa rassegna più che altro per le sue dimensioni record: la massa totale di M49, infatti, è pari a 5 volte quella della Via Lattea e la sua luminosità è di 83 miliardi di volte quella del nostro Sole. Un’altra curiosità: nei pressi di M49 è stata scoperta quella che potrebbe essere la stella più lontana della nostra galassia, una variabile che si stima si trovi a 180.000 anni luce da noi.

M65M66NGC 3628

Continuiamo a spostarci verso est lungo l’eclittica ed entriamo nella costellazione del Leone, anch’essa ricchissima di galassie. Qui troviamo una celebre coppia di spirali, M65 e M66, cui fa da contraltare, pochi secondi più a nord, NGC 3628, un’altra spirale, vista di taglio. Sembra assodato che le tre galassie siano fisicamente interagenti come testimonierebbero alcune distorsioni presenti nei bracci esterni dei tre oggetti. M66 ha ospitato in tempi recenti almeno tre supernovae, tra cui 1989B, scoperta dal reverendo australiano Evans, che è risultata essere, con la sua magnitudine di 12,5, una delle supernovae più luminose di questi ultimi anni. Tutte e tre le galassie sono di nona magnitudine e ciò ne permette al visione anche con un buon binocolo. Delle tre galassie, l’unica a non essere stata scoperta da Messier è la più grande, NGC3628, che è anche l’unica vista di taglio. Alla visione fotografica appare contraddistinta da una netta fascia centrale di polveri e da un certo numero di regioni HII lungo i bracci. Il trio galattico si presta decisamente alle riprese fotografiche perché per vederle sullo stesso fotogramma è sufficiente un qualsiasi telescopio con campo superiore a 1°.

M95M96

Concludiamo la serata osservativa con un’altra coppia celebre, quella rappresentata dalle galassie a spirale M95 ed M96. Le due galassie, entrambe di nona magnitudine, si trovano 9° ad est di Regolo, la stella alfa del Leone e compaiono spesso nello stesso fotogramma, data la distanza minima che le separa: solo 42’. M95 è la più fotogenica delle due; è vista frontalmente e rappresenta un bellissimo esempio di spirale barrata. M96 è invece più irregolare, con sottilissimi bracci interrotti da nubi oscure ed ha una massa considerevole, circa 77 miliardi di masse solari. Poco più distante si trova un'altra galassia di Messier, l’ellittica M105, anch’essa molto luminosa ma, come tutte le ellittiche, povera di particolari e piuttosto deludente all’osservazione.


 

La costellazione del mese: Auriga

"Le stanno addosso i Capretti, stelle che chiudono la via del mare, e la Capra famosa per aver nutrito il re dell’universo."

(M.Manilio da "Il poema degli astri")

 

Auriga

Stelle maggiori

Magn.

distanza

descrizione

Alfa Aurigae (Capella)

0,08

42 a.l.

Doppia giallo-bianca

Beta Aurigae (Menkalinan)

2

72 a.l.

Variabile bianco-azzurra

Epsilon Aurigae

3,0

2000 a.l.

Doppia ad eclisse Supergigante bianca

Zeta Aurigae

5,0/5,7

520 a.l.

Binaria a eclisse arancione-azzurra

Theta Aurigae

2,6

120 a.l.

Doppia bianca - azzurra

UU Aurigae

5/7

3200 a.l.

Variabile rossa

Posizione

Costellazione molto ben visibile nei nostri cieli e facilmente riconoscibile sia per la sua forma pentagonale, che per la vicinanza con la costellazione del Toro, con la quale anticamente aveva addirittura una stella in comune. Sovrasta altre due ben note costellazioni invernali: l’Orione e i Gemelli, mentre a ovest è preceduta dal Perseo. La sua stella alfa, Capella che significa "capra", è la sesta stella più luminosa del cielo e nei suoi pressi, pochi gradi più a sud, si trovano le stelle Zeta e Eta Aurigae, che vengono chiamate "i capretti", ben note nell’antichità perché il loro tramonto mattutino coincideva con la fine di novembre e stabiliva la fine del periodo favorevole alla navigazione.

Il mito

Vi sono almeno due miti legati alla figura dell’Auriga, o cocchiere. Il primo ha per protagonista Erittonio, figlio di Efesto e della Madre Terra, che introdusse in Grecia l’uso della quadriga e le Panatenaiche, feste in onore della dea Atena durante le quali si tenevano anche delle gare sportive. Per questi meriti venne assunto in cielo per volere degli dei.

Il secondo mito è legato invece alla sfortunata figura di Mirtilo, cocchiere del re Enomao. Questi aveva una bellissima figlia, Ippodamia, della quale era profondamente geloso tanto da non volerla maritare per tenerla sempre con sé. In realtà alla base di questa sua bizzarra volontà sembra ci fosse anche la funesta predizione di un oracolo che aveva previsto ad Enomao una morte violenta causata proprio dal genero. Per scoraggiare i pretendenti alla mano della figlia, Enomao aveva escogitato una specie di competizione fra il suo carro e quello dei giovani innamorati, e solo chi lo avesse battuto poteva portare Ippodamia all’altare. In caso di sconfitta, all’incauto pretendente spettava una morte atroce per decapitazione. Dal canto suo Enomao era sicuro della vittoria, sia per l’abilità di Mirtilo, suo fiero cocchiere, sia soprattutto per la velocità dei suoi destrieri, ricevuti in dono addirittura da Marte. Un giorno però si presentò alla reggia di Enomao a chiedere la mano della figlia, Pelope, un giovane bellissimo che fece immediatamente innamorare di sé Ippodamia. Insieme i due giovani decisero di giocare un brutto tiro ad Enomao e, con l’aiuto di Mirtilo, sabotarono il carro del re. Per corrompere il fedele cocchiere di Enomao fu però necessario fissare un prezzo assai alto: addirittura una notte d’amore con Ippodamia, che da tempo turbava i sogni del povero cocchiere e, sembra, anche metà del regno di Pelope, il Peloponneso, appunto. Come previsto, durante la corsa il carro del re si sfasciò ed Enomao nell’incidente morì. Per sfuggire alla popolazione infuriata i tre complici scapparono a gambe levate, ma una volta giunti in salvo, Mirtilo pretese subito il pagamento del suo compenso, che Ippodamia, forse ignorando il vergognoso patto, gli rifiutò sdegnata, mandando il cocchiere su tutte le furie. Allora Pelope, accorso ai richiami dell’amata, affrontò Mirtilo e lo gettò giù da un promontorio, dove il disgraziato cocchiere morì maledicendo Pelope e tutto il suo casato, che difatti da quel giorno fu colpito da continue tragedie (Atreo, Tieste, Agamennone). Ermete stesso rese onore al cocchiere portandolo in cielo ed assegnandogli una posizione prestigiosa e dominante nel cielo invernale, quella appunto occupata dalla costellazione dell’Auriga.

Descrizione:

Costellazione molto antica, ben nota ai Greci e prima ancora ai Babilonesi, che vi vedevano raffigurato un cocchiere con una frusta nella mano destra e una capra in braccio, deve la sua popolarità soprattutto alla sua stella alfa che è una doppia spettrografica luminosissima. Dal punto di vista scientifico è invece molto più interessante la stella epsilon, che è una doppia ad eclisse dal periodo insolitamente lungo: 27 anni e 21 giorni. I sistemi binari ad eclisse sono in genere formati da due stelle che orbitano tra loro e che si eclissano a vicenda passandosi davanti. Dalla Terra noi seguiamo le orbite dei due corpi e notiamo un calo di luminosità della stella eclissata. L’enigma che ha per anni interessato gli astronomi riguarda il fatto che la stella eclissante epsilon Aurigae non è visibile fuori eclisse e pertanto non è visibile neanche la sua stessa eclisse. Sono state perciò avanzate numerose ipotesi sulla natura di questa stella e solo nel 1982, data dell’ultima eclisse di epsilon Aurigae, forse si è riusciti a dare una risposta definitiva. La stella eclissante è circondata da un inviluppo di materia molto fredda che si estende per milioni di Km. e che è responsabile dell’indebolimento della luce della stella principale e al tempo stesso non ci permette di scorgere lo spettro della stella secondaria. Ulteriori approfondimenti del fenomeno saranno possibili solo nel 2010, quando si verificherà la nuova eclisse di epsilon Aurigae.

Tra i corpi non stellari l’Auriga ospita numerosi ammassi aperti, tra cui ben tre oggetti di Messier, M36, M37 e M38.

NGC2281

Altro ammasso aperto, sicuramente meno ricco dei succitati, ma comunque dignitoso, con le sue trenta stelle e una magnitudine visuale di 7,2. Tipico oggetto binoculare, non delude nemmeno alla visione telescopica, dove mostra una disposizione delle stelle a mezzaluna e quattro stelle più luminose a formare una losanga. Il diametro dell’oggetto è considerevole: circa 15’. Per individuarlo seguire la direttrice che partendo da Capella passa per beta Aurigae.

IC2149

Appena due gradi a nord di Beta Aurigae si trova questo piccola, ma lucente nebulosa planetaria, una delle due ospitate dall’Auriga (l’altra è IC2120). La sua magnitudine visuale è di 10,1 e la sua osservazione è particolarmente interessante per i colori che caratterizzano questo oggetto, che vanno dal blu al verde. Le ridotte dimensioni del disco consigliano l’utilizzo di apparecchiature importanti, di almeno 40 cm. di diametro.

 

Fenomeni celesti

 

 

Luna

6 gennaio 19h 14'

21 gennaio 5h 42'

5 febbraio 14h 8'

19 febbraio 17h 30'

Luna nuova

Luna piena – eclissi totale di Luna

Luna nuova

Luna piena

 

Mercurio

 

15 gennaio 21h 55'

15 febbraio 2h 6'

 

Mercurio in cong. superiore

Mercurio alla max. elong. Est (18°)

 

Marte

 

10 gennaio 19h

8 febbraio 18h 18'

 

Marte 3°02' a N. della Luna

Marte 3°8' a N. della Luna

 

Saturno

 

15 gennaio 17h 12'

12 febbraio 1h 25'

 

Saturno 4°8' a N. della Luna

Saturno 3°7' a N. della Luna

 

Venere

 

3 gennaio 3h 42'

2 febbraio 16h 30'

 

Venere 2°4' a S. della Luna

Venere 1°9' a S. della Luna

 

Giove

 

14 gennaio 15h 20'

11 febbraio 3h 40'

 

Giove 6°1' a N. della Luna

Giove 4°8' a N. della Luna

Meteore

Sciame

Periodo di visibilità

max

ora

Posizione

Meteore/ora

QUA

GEN 1- GEN 5

GEN 4

03

A.R.230 Dec+49

145 (93) 150 (95) 140 (98)

Marco Migliardi

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Il cielo da osservare                   Marzo - Aprile 2000

I cieli di primavera sono la vera "croce e delizia"dell’astrofilo. Ad una presenza massiccia di galassie facilmente osservabili (basti pensare ai grandi ammassi della Vergine e del Leone) fa da contraltare un clima molto instabile, generalmente umido e piovoso che poco concede alle giuste attese di chi vuol catturare col proprio telescopio le bellezze del cielo. Questa primavera del 2000 poi non sarà nemmeno allietata dalla presenza di grandi pianeti, dato che Venere, all’alba, si farà pian piano ingoiare dalla luce del Sole fino a scomparire del tutto verso la fine di aprile; Marte sarà ancora visibile al tramonto, verso ovest, ma la sua luce sarà più fioca dei mesi precedenti e, avvicinandosi anche lui al Sole, tenderà ad annullarsi nelle luci del crepuscolo; Mercurio sarà praticamente invisibile per tutti e due i mesi, mentre Giove e Saturno, sempre vicini, saranno anch’essi, nel corso del mese di aprile, avvolti dalle luci della sera e, dopo tanti mesi da protagonisti, dovranno accontentarsi di una breve comparsata di qualche minuto prima del definitivo tramonto. Prima di allora, però, all’inizio di aprile, sarà possibile vedere a ovest, subito dopo il tramonto del Sole, i due pianeti giganti avvicinarsi a Marte e il giorno 6 l’incontro fra i tre pianeti sarà anche allietato dalla contemporanea presenza di una piccola falce di luna.

Un’ultima annotazione, per finire. Il 5 maggio ci sarà l’attesissimo (dagli astrologi) allineamento di Giove, Saturno, Venere e Marte che si troveranno tutti e quattro nella costellazione dell’Ariete a creare una congiunzione rara e presaga di chissà quali disgrazie (terremoti, alluvioni, aumenti della benzina e dell’Irpef,...). Onde evitare che i nostri lettori stiano inutilmente per delle ore ad aspettare il clamoroso evento è meglio avvertirli che purtroppo insieme ai quattro pianeti ci sarà pure un altro astro in congiunzione, il Sole, e quindi il tanto sospirato allineamento sarà del tutto invisibile alle nostre latitudini.

Alcune osservazioni

Vorremmo questo mese invitare i nostri lettori ad osservare alcune recenti supernovae che ancora mantengono, a volte a distanza di mesi dall’esplosione, una discreta luminosità. Dato che si fa riferimento comunque ad oggetti di quindicesima, sedicesima magnitudine, è praticamente indispensabile l’uso di un CCD e pertanto si invitano gli interessati a recarsi all’osservatorio del Col Druscié per prendere atto dei potenti mezzi messi a disposizione dei soci che intendono impegnarsi nelle attività di ricerca.

SN1999gi in NGC3184

Cominciamo la rassegna con una supernova "antica", scoppiata all’inizio di dicembre dell’anno scorso, ma ancora ben visibile nelle nostre immagini al CCD. Scoperta dal giapponese Reiki Kushida, questa supernova ha raggiunto la magnitudine di 14,1 e tre mesi dopo mantiene la rispettabile magnitudine di 14,6. La galassia ospite è una bella spirale dell’Orsa Maggiore distante dalla Terra 30 milioni di anni luce, che già da sola meriterebbe qualche attenzione: è infatti una galassia molto regolare, con dei bracci ricchi di dettagli e ben 32 zone HII. Avendo ospitato quattro supernovae, di cui due nello stesso anno, il 1921, è tra le galassie più "prolifiche".

SN2000E in NGC6951

Mentre l’oggetto precedente nel mese di aprile è possibile scorgerlo già nelle prime ore della notte, per fotografare questa galassia occorre attendere l’alba. La si individuerà nella costellazione di Cefeo, ed apparirà come un debole oggetto di dodicesima magnitudine. L’immagine fotografica invece ci potrà fornire un’insolita particolarità: la presenza contemporanea di due supernovae ancora ben visibili, una ad est e l‘altra a sud del nucleo. Quest’ultima è stata scoperta dall’osservatorio di Teramo il 26 gennaio scorso ed ha raggiunto la quindicesima magnitudine.

SN2000M in NGC6389

Ci sembra doveroso terminare questa rapida rassegna con la galassia che ci ha fornito l’ultima grande soddisfazione: la scoperta della supernova 2000M, avvenuta lo scorso 27 febbraio ad opera del sottoscritto. NGC6389 è una galassia a spirale di tipo Sb+, situata nella costellazione dell’Ercole e brilla, si fa per dire, di magnitudine 13,6. La nuova stella si trova tra il nucleo e una stella di sovrapposizione abbastanza luminosa situata poco a sud del nucleo galattico. Dato che la supernova è stata scoperta in una fase discendente, ora è già piuttosto difficile da individuare e solo un’ottima immagine al CCD ci può venire in aiuto. Anche questa galassia sorge piuttosto tardi e l’ora migliore per fotografarla è tra le 3 e le 4 del mattino.


 

La costellazione del mese: Leone

"Io mi rivolgo al segno del Leone, dond’arde il fuoco in che si muta un astro, ..."

(Pascoli da Canti di Castelvecchio "Il Ciocco")

 

Toro

Stelle maggiori

Magn.

distanza

descrizione

Alfa Leonis (Regolo)

1,4

85 a.l.

Bianco-azzurra, doppia

Beta Leonis (Denebola)

2,1

42 a.l.

Bianca

Gamma Leonis (Algieba)

2,3/3,5

100 a.l.

Giallo-Arancio, doppia

Delta Leonis (Zosma)

2,6

52 a.l.

Bianco-azzurra

Epsilon Leonis

3,0

310 a.l.

Gigante gialla

Zeta Leonis

3,4

120 a.l.

Bianco-azzurra, tripla ottica

R Leonis

5,4-10,5

3000 a.l.

Gigante rossa, variabile

Posizione

Si trova a sud delle stelle dell’Orsa Maggiore che puntano verso il polo e a nord ovest della vasta costellazione della Vergine. Culmina a mezzanotte all’inizio di marzo. E’ facilmente distinguibile perchè a nord della sua stella più luminosa si nota un evidente arco di stelle che formano la criniera del Leone.

Il mito

Si trova traccia di questa costellazione già 4000 anni prima di Cristo, quando era associata al solstizio d’estate. Probabilmente l’assegnazione si deve ai proto astronomi egiziani che erano rimasti molto colpiti dal fatto che proprio in concomitanza con il solstizio estivo, i leoni, arsi dalla sete, giungessero dal deserto fino sulle sponde del Nilo per dissetarsi e che proprio in quei giorni si potesse assistere alla lenta e benefica piena del fiume che donava limo alle terre vicine rendendole fertili per la nuova stagione. Ne nacque una benevola associazione che vedeva nel Leone il simbolo dell’acqua sacra del Nilo, tanto che per millenni vennero costruite fontane che facevano sgorgare lo zampillo da una bocca leonina. Lo stesso Bernini quando scolpì la fontana dei Quattro Fiumi in Piazza Navona, dovette ricordarsi dell’antico mito egiziano, dato che rappresentò un leone nell’atto di accostare il muso all’acqua, in attesa della piena.
Secondo la tradizione greca invece, sarebbe stato Giove, il re degli dei, a voler onorare il suo collega, il re degli animali, con l’assunzione in cielo, ma i pareri sono discordi. Una tradizione più seguita sostiene invece che in cielo non vi sia un leone qualunque, ma il ben noto Leone di Nemea, ucciso da Ercole nella sua prima fatica. La regale bestiola era un gran divoratore di carne umana e nessun mortale era mai riuscito ad uscire vivo da un suo incontro. Ma non aveva ancora fatto i conti con Ercole il quale era ben risoluto a riuscire nella sua impresa, in quanto gli era stata promessa, al termine delle dodici fatiche, addirittura l’immortalità. I momenti dell’epico scontro tra il semi dio e l’incauta belva sono stati narrati fin nei minimi particolari: Dapprima il leone si vide piovere addosso un nugolo di frecce che riuscì miracolosamente a schivare rifugiandosi di gran carriera nella sua tana. Ercole però lo inseguì, non senza aver prima chiuso con un grande masso una seconda uscita che avrebbe consentito una facile fuga alla belva. Il corpo a corpo fra i due ebbe dei momenti altamente drammatici: dapprima il leone si lanciò contro il nemico cercando di affondare i denti nella sua carne, ma Ercole riuscì a schivarlo e, prendendolo alle spalle, lo afferrò per il collo, stringendo fino a soffocarlo. Quindi, usando gli stessi affilati artigli della povera bestia, le staccò la pelle e se la indossò a mo’ di mantello, mentre la testa del leone con la bocca digrignata gli serviva da elmo. In questo modo Ercole si presentò al re di Tirinto suscitando non poche riprovazioni da parte degli uomini, e soprattutto delle donne, della sua corte.
A perpetuare in eterno la prima epica impresa di Ercole, il leone venne assunto in cielo, non troppo distante dalla costellazione del suo eroico vincitore.

Descrizione:

La figura del Leone è una delle più facilmente individuabili tra tutte quelle che formano lo zodiaco. L’elemento caratteristico, come si è detto, è rappresentato da una falce di stelle che disegna la criniera a nord della stella principale, Regolo.
Da questa costellazione, e più precisamente dalla sua stella gamma, ogni anno intorno al 18 novembre sembra irradiarsi lo sciame meteorico più intenso del nostro emisfero, quello delle Leonidi.
All’area del Leone appartengono moltissime galassie, diversi oggetti di Messier e foltissimi gruppi galattici. L’osservatore celeste ha veramente di che sbizzarrirsi!

M105

Un buon punto di partenza per scandagliare l’area del Leone è quello rappresentato dal nutrito gruppo galattico chiamato Leo I, situato ad appena 40 milioni di anni luce e quindi facilmente osservabile e studiabile anche con strumenti non troppo spinti. Per centrare questo gruppo con un telescopio amatoriale occorre puntare a metà strada della direttrice che congiunge Regolo alla stella Theta del Leone. Il primo oggetto significativo che probabilmente si individuerà sarà M105, una luminosa galassia ellittica di nona magnitudine, situata al centro del gruppo Leo I. Nei suoi pressi si possono osservare altre due galassie di decima e undicesima magnitudine e il terzetto, molto ravvicinato e vario, è sicuramente un buon oggetto da fotografare anche con piccoli strumenti.

M65, M66 e NGC3628

Più ai margini del gruppo Leo I troviamo un’altro terzetto celebre rappresentato dalle tre galassie a spirale M65 , M66 e NGC3628. I tre oggetti sono molto vicini e sicuramente interagenti, tanto che è possibile scorgere sui loro bracci le distorsioni tipiche delle rispettive interazioni. Mentre M65 e NGC3628 sono viste di taglio, M66 è vista di fronte e questo ha sicuramente agevolato la scoperta di ben tre supernovae storiche in questa galassia: la prima si deve all’astronomo italiano Leonida Rosino nell’anno 1973, la seconda, del 1989, al reverendo australiano Evans, che ancor oggi detiene il record di scoperte per un astrofilo, ben 36, e la terza, di tre anni fa, al LOSS, il centro professionale di ricerca oggi più efficiente. Delle tre supernovae, quella "australiana" è stata sicuramente la più luminosa, dato che raggiunse la magnitudine di 12,5.
Anche questo terzetto di galassie è consigliato ai fotografi, che dovranno utilizzare un telescopio con un campo superiore ad 1° per ritrovare i tre oggetti all’interno del singolo fotogramma.

NGC2903

Concludiamo questa rapidissima e sicuramente non esaustiva carrellata di galassie del Leone con NGC2903, una brillante spirale di 8°/9° magnitudine. All’osservazione attenta la galassia mostra molti particolari, bracci ben distinti, zone oscure e aree HII, ad una delle quali è stata addirittura attribuita la designazione NGC2905. La galassia si presenta di piatto e con un nucleo ovale, molto concentrato e luminoso. A OvestSudOvest di NGC2903 è possibile individuare con strumenti adeguati un nutrito, ma debole gruppo di galassie molto ravvicinate.

 

Fenomeni celesti

 

 

Luna

6 marzo 6h 16'

20 marzo 5h 44'

4 aprile 19h 11'

18 aprile 18h 41'

4 maggio 5h 12’

18 maggio 8h 34’

Luna nuova

Luna piena

Luna nuova

Luna piena

Luna nuova

Luna piena

 

Marte

 

6 aprile 17h 32'

6 aprile 14h 26'

15 aprile 21h 43’

5 maggio 9h 24’

 

Marte 1°2' a N. di Giove

Marte 5°05' a N. della Luna

Marte 2°15’ a N. di Saturno

Marte 4°37' a N. della Luna

 

Saturno

 

10 marzo 12h 01'

6 aprile 23h 54'

19 maggio 14h 43'

 

Saturno 2°55' a N. della Luna

Saturno 2°47' a N. della Luna

Saturno 2°39' a N. della Luna

 

Giove

 

9 marzo 20h 39'

6 aprile 14h 12'

4 maggio10h 02’

 

Giove 4°09' a N. della Luna

Giove 4°02' a N. della Luna

Giove 3°53’ a N.della Luna

 


 

Il cielo da osservare

Luglio, Agosto e Settembre

La nuova cadenza trimestrale di Cortina Astronomica ci consente di esaminare per ogni numero il cielo di un’intera stagione e, se da una parte diventa più complesso descrivere in poche righe gli eventi celesti dei tre mesi seguenti, dall’altra si ha la possibilità di confrontare più rapidamente tra loro le volte stellate delle 4 stagioni dell’anno. Si comincia con il cielo estivo così come si era cominciato due anni fa, all’uscita del primo numero di questa rivista. Cosa ci propongono di interessante in questo 2000 le nottate più calde, ma purtroppo anche più nuvolose dell’anno? Bè, l’inizio non è certo esaltante: i due pianeti interni, Mercurio e Venere, sono praticamente invisibili per tutta la prima parte dell’estate, (per Mercurio, anzi, converrà aspettare il mese di Novembre per una osservazione non troppo inquinata dalla luce solare) e ad essi si aggiunge pure Marte, che tornerà a farsi vedere a Est nelle prime ore dell’alba solo a settembre, mentre nello stesso periodo, ma ad ovest e alla sera, tornerà a fare capolino Venere dopo oltre due mesi di latitanza.  
Per Giove e Saturno invece le cose vanno un po’ meglio: riemersi da poco dalla congiunzione solare, i due pianeti giganti ricominciano il loro lungo cammino, apparendo la mattina nel cielo orientale poco prima del sorgere del Sole. Man mano che avanza l’estate la loro levata si anticiperà sempre di qualche minuto, fino a quando, in settembre, la loro danza ravvicinata sarà la vera protagonista del cielo notturno. Non saranno da perdere alcune spettacolari congiunzioni mattutine dei due pianeti con la piccola falce di luna calante nei giorni 29 giugno (all’alba subito prima del sorgere del Sole), 26 luglio e 23 agosto, in cui non sarà difficile scorgere nei pressi dei due pianeti, anche gli ammassi aperti delle Pleiadi e delle Iadi. Lo stesso spettacolo, ma alla sera, si ripeterà il19 settembre.
Tra gli altri eventi dell’estate da non dimenticare l’ormai rituale appuntamento con le Perseidi, le stelle cadenti più famose e più osservate dell’anno, non tanto perché siano le più spettacolari, ma perché, giungono al loro picco il 12 agosto e si offrono quindi agli spettatori in un clima tiepido e piacevole che induce a stare all’aperto. Chi come noi ha atteso per ore nelle gelide nottate di metà novembre il picco delle Leonidi, saprà apprezzare maggiormente il fattore climatico in questa circostanza. Purtroppo quest’anno lo spettacolo sarà disturbato da una Luna quasi piena che, se da una parte contribuirà a creare una situazione più romantica, dall’altra cancellerà con la sua luce le stelle cadenti più deboli.
Ma ci sono almeno altri due validi motivi per osservare il cielo durante la prossima estate. Il primo motivo ce lo offre una cometa dal nome non certo esotico di Linear S4, che nel mese di luglio solcherà i nostri cieli con la sua coda che, ci si augura, sarà molto spettacolare. Certo non rivivremo le emozioni dell’Hale-Bopp, ma per la prima volta dopo tre anni avremo di nuovo la possibilità di seguire ad occhio nudo una cometa brillante che ci viene a visitare dai più remoti angoli dell’universo.
L’altro motivo d’attenzione ce lo offre invece il Sole che in questo periodo sta attraversando una fase di intensa attività, come ci testimoniano le numerose macchie presenti sulla sua superficie e che si possono scorgere già con un buon binocolo opportunamente schermato. Ma legata all’attività solare è anche la possibilità di osservare a medie latitudini il fenomeno dell’aurora boreale: questo spettacolo, di cui si possono ammirare alcune immagini alla pagina aurora.htm del nostro sito, si è già verificato la notte del 6-7 aprile scorso, ma ci sono buone probabilità che il fenomeno si ripeta quest’estate quando il picco dell’attività solare sarà al massimo.
Come si vede anche nei prossimi non mancheranno le occasioni per volgere il nostro sguardo un po’ più in alto, confidando che, per una volta, siano le stelle e non le nuvole a guidare le nostre osservazioni.


 

La costellazione del mese:

Sagittario

"Parea che un luminoso Sagittario via via volgesse a tutti i venti il grande arco"

(G.Pascoli da Poemi del Risorgimento "Inno a Roma")

 

Sagittario

Stelle maggiori

Magn.

distanza

descrizione

alfa Sagittarii (Al Rami)

4

200 a.l.

Bianco-azzurra

beta Sagittarii

3,9/4,3

130 a.l.

Doppia visibile a occhio nudo

gamma Sagittarii (Al Nasl)

3

120 a.l.

Gigante gialla

delta Sagittarii (Media)

2,7

82 a.l.

Gigante arancione

epsilon Sagittarii (Kaus Australis)

1,9

85 a.l.

Bianco-azzurra

lambda Sagittarii (Kaus Borealis)

2,8

98 a.l.

Gigante arancio

sigma Sagittarii (Nunki)

2

210 a.l.

Bianco-azzurra

Posizione

Situato lungo la Via Lattea, in direzione del centro della nostra galassia, il Sagittario si individua abbastanza facilmente, nonostante la grande quantità di stelle che lo circonda e la bassa latitudine, in quanto composto da un quadrilatero di stelle piuttosto luminose che si staglia sul fondo cielo. Altri punti di riferimento sono la costellazione dello Scorpione, con la luminosissima Antares, un po’ più ad ovest e l’Aquila immediatamente più a Nord. Inoltre la bianca scia della Via Lattea sembra segnare un vero e proprio sentiero celeste, che dallo zenit, nei pressi del quale si individua subito il Cigno, scende a sud fino ad incontrare, poco sopra l’orizzonte, proprio il Sagittario.

Il mito

Da sempre questa costellazione viene rappresentata con la figura di un arciere con corpo equino e torso umano, nell’atto di scoccare una freccia ed è pertanto logico che vi si vedesse raffigurata fin dall’antichità l’immagine di qualche famoso centauro, forse di quel Chirone noto per essere uno dei pochi centauri socievoli, oltre che guida e maestro sia di Achille che di Eracle. Ma troppe testimonianze concordano nel vedere Chirone, sì presente nel cielo, ma nella costellazione del Centauro e non in quella del Sagittario. E allora chi si nasconde dietro questa figura? Probabilmente, se prestiamo fede ad Eratostene, ci troviamo di fronte alla rappresentazione celeste di Croto, figlio di Pan e di Eufemia, la nutrice delle Muse. Croto era un abile cacciatore a cavallo e sembra che proprio a lui si dovesse l’invenzione dell’arco; ma era anche un giovane di bella presenza e di amabile compagnia e soleva dilettare le Muse con le sue notevoli abilità artistiche. Il mito vuole che a Croto si debba anche l’introduzione dell’usanza dell’applauso per manifestare apprezzamento e felicità: infatti il figlio di Pan era solito battere fragorosamente le mani per accompagnare le danze delle Muse che danzavano per lui per giornate intere. Quando Croto morì, le Muse riconoscenti, chiesero a Giove di trasformarlo in una costellazione celeste e da qui nasce l’identificazione col Sagittario. Identificazione comunque non certa, dato che non risulta che Croto avesse fattezze da centauro. Secondo Igino però, questa sembianza gli fu assegnata da Giove stesso nel firmamento in quanto volle rappresentare con una solo figura tutte le caratteristiche mortali di Croto: un corpo da cavallo per ricordare la sua abilità nel cavalcare, una coda da satiro perchè le Muse si divertivano in sua compagnia come Dioniso si divertiva con i satiri ed infine un arco e una freccia per immortalare in eterno la sua perizia di cacciatore.
Ai piedi del Sagittario si trova un cerchietto di stelle che raffigurava secondo gli antichi una ghirlanda di fiori gettata per gioco o per ammirazione da una delle Muse. Col tempo anche questo cerchietto di stelle è diventato una costellazione: la Corona Australe

Descrizione:

Il Sagittario è una delle dodici costellazioni dello zodiaco e ricorda, singolarmente, più una teiera con manico e beccuccio che l’immagine del Centauro, metà uomo e metà cavallo, che intende immortalare. Data la sua posizione strategica sul cuore della nostra galassia questa costellazione è veramente ricchissima di oggetti interessanti, tanto che Messier catalogò nel Sagittario ben 15 oggetti, più che in qualunque altra costellazione. Fra questi vi sono gli ammassi stellari M22, M23, ed M55, le nebulose M17, M20, M8 e numerose nebulose di polveri che mascherano con le loro macchie nere intere zone di cielo e che vengono perciò chiamate nebulose oscure.

M22

E’ un luminosissimo ammasso globulare comprendente più di 500.000 stelle. La sua magnitudine visuale è di 5,1, un valore elevatissimo, se si pensa che in quella zona di cielo si può stimare di una magnitudine e mezzo l’assorbimento di luminosità. Per farsi un’idea, l’ammasso globulare dell’Ercole, il famoso M13, che nelle notti particolarmente limpide è possibile scorgere ad occhio nudo, raggiunge una magnitudine di 5,8. Per individuare M22 invece, a causa della sua latitudine molto bassa, occorre quantomeno servirsi di un buon binocolo: lo si punterà in direzione di gamma Sagittarii, una stella di terza grandezza, e ci si sposterà di 2,5° a NE. Qui si troverà l’ammasso, che apparirà come una macchia lattiginosa grande come metà del cerchio lunare. Per risolverlo in stelle occorreranno invece strumenti di almeno 25 centimetri di diametro. M22 dista da noi almeno 10.000 anni luce.

M55

Meno luminoso e meno spettacolare del precedente, M55 resta pur sempre un oggetto notevole di sesta magnitudine, individuabile quindi già con un medio binocolo. Si trova 8° a Est di Zeta Sagittarii ad una quindicina di gradi sopra l’orizzonte. Con un telescopio di 15-20 cm è possibile distinguere numerose stelline di decima-dodicesima magnitudine e una stella più brillante visibile vicino centro dell’ammasso. La distanza di M55 dalla Terra è di circa 17.000 anni luce.

M23

La visione binoculare di M23 è uno degli spettacoli più entusiasmanti che questa zona di cielo ci può offrire. In un’area superiore a quella della Luna piena si trovano disseminate decine di stelle molto vicine le une alle altre, alcune di sesta-settima magnitudine, altre più deboli, di colore prevalentemente rossastro, forse a causa di materiale interstellare che si sovrappone alla nostra visuale. Questo ammasso aperto, che ricorda il famoso Presepe della costellazione del Cancro, dista da noi circa 3000 anni luce e presenta nelle sue immediate vicinanze una nebulosa di polveri, la B84a, che oscura completamente una piccola porzione di cielo un grado a nord dell’ammasso, ai confini della costellazione del Serpente.

M24

Tra il centro della Via Lattea a Sud e la costellazione dello Scudo a Nord, si trova una zona più luminosa, a stento distinguibile ad occhio nudo che copre un’area di circa un grado e mezzo di diametro: è M24, conosciuta anche col nome di Piccola nube del Sagittario, un’estesissima associazione stellare composta da migliaia di astri. E’ attraversata da due nebulose oscure, B92 e B93, che lasciano delle irreali macchie scure, prive di stelle in un contesto invece densissimo di astri. Se osservato al telescopio, M24 riserva un’altra sorpresa: un altro ammasso, molto più piccolo, composto da un centinaio di deboli stelle, che prende il nome di NGC6603.

NGC6822

La costellazione del Sagittario è giustamente nota per le sue spettacolari nebulose e per i suoi ammassi stellari e naturalmente è difficile immaginare che tra le sue stelle si possa scorgere anche qualche oggetto extra-galattico, considerato il filtro che la Via Lattea interpone con gli oggetti più lontani. Eppure una piccola galassia la si può individuare un grado a nord di 55 Sagittarii e, facendo ricorso a strumenti di almeno 40 cm. di diametro, è addirittura possibile risolvere delle zone HII e altri particolari, in virtù della breve distanza che ci separa: appena 1,7 milioni di anni luce. Stiamo parlando di NGC6822, o galassia di Barnard dal nome del suo scopritore, un’irregolare di piccole dimensioni, appartenente al gruppo locale e dalla luminosità superficiale molto debole, cosa che la rende più adatta alla fotografia a lunga esposizione che all’osservazione visuale. Sarebbe molto interessante che si realizzasse un evento di Supernova in questa galassia poiché, data la vicinanza al nostro sistema, sarebbe facilmente visibile anche con strumenti amatoriali.

 

Fenomeni celesti

 

Luna

1 Luglio 20h 19'

16 Luglio 14h 55'

31 Luglio 3h 25'

15 Agosto 6h 12'

29 Agosto 11h 19’

13 Settembre 20h 36’

Luna nuova

Luna piena

Luna nuova

Luna piena

Luna nuova

Luna piena

 

Mercurio

 

27 Luglio 10h 06’

29 Luglio 18h 11’

10 Agosto 13h 48’

29 Settembre 19h 07’

 

Mercurio alla max. elongazione mattutina

Mercurio 0°49’ a N. della Luna

Mercurio 0°04’ a S. di Marte

Mercurio 7°09’ a S. della Luna

 

Venere

 

31 Agosto 2h 04’

30 Settembre 4h 43’

 

Venere 3°35’ a S. della Luna

Venere 4°56’ a N. della Luna

 

Marte

 

10 Agosto 13h 48’

28 Agosto 4h 19'

25 Settembre 18h 55’

 

Marte 0°04’ a N. di Mercurio

Marte 0°54' a S. della Luna

Marte 2°14’ a N. della Luna

 

Giove

 

20 Luglio

26 Luglio 21h 49'

23 Agosto 11h 47'

19 Settembre 20h 53’

 

Giove tra le Pleiadi e le Iadi

Giove 4°02' a N. della Luna

Giove 2°48’ a N.della Luna

Giove 2°26’ a N. della Luna

 

Saturno

 

26 Luglio 11h 29'

22 Agosto 21h 05'

19 Settembre 3h 08'

 

Saturno 2°18' a N. della Luna

Saturno 2°02' a N. della Luna

Saturno 1°44' a N. della Luna

 

Meteore

Sciame

Periodo di visibilità

max

A.R.

Dec.

Meteore osservabili per ora

Gamma Draconidi

1 giugno - 30 settembre

18 luglio

271

+59

18 meteore/ora

Alfa Capricornidi

15 luglio - 1 agosto

25 luglio

303

-12

30 meteore/ora

Delta Acquaridi Sud

21 luglio - 18 agosto

28 luglio

339

-17

20 meteore/ora

Iota Acquaridi Sud

15 luglio - 25 agosto

3 agosto

334

-13

13 meteore/ora

Perseidi

15 luglio - 24 agosto

12 agosto

045

+57

250 meteore/ora

Kappa Cignidi

26 luglio - 1 settembre

19 agosto

289

+52

15 meteore/ora

 


Il cielo da osservare

Ottobre, Novembre e Dicembre

Tre mesi fa vi avevamo augurato una buona estate osservativa elencandovi una serie di possibilità abbastanza rare che le calde nottate vacanziere ci avrebbero presentato. Vediamo in breve com’è andata:
Cometa Linear: lo spettacolo è stato certamente al di sotto delle previsioni, la Linear non ha brillato di terza magnitudine come si sperava, ma solo di sesta e quindi è stata a malapena visibile ad occhio nudo. Chi l’ha potuta seguire invece con un piccolo telescopio avrà notato il rapido disintegrarsi della chioma dopo il passaggio al perielio del 23 luglio, come illustrano perfettamente le immagini che pubblichiamo in altra pagina del notiziario.
Le Perseidi: hanno rinnovato anche quest’anno il loro spettacolo che, contrariamente al solito, è stato notevole anche nei giorni precedenti l’apice dello sciame, che avviene da sempre il 12 agosto (e non il 10, con buonapace di Giovanni Pascoli!).
Attività solare: è stata molto intensa come previsto, in quanto a luglio raggiungeva il massimo del suo ciclo di undici anni e sulla superficie solare sono apparse numerose macchie visibili anche ad occhio nudo, opportunamente filtrato. Una forte esplosione solare il 15 luglio ha generato il giorno dopo un’aurora boreale che è stata visibile anche alle nostre latitudini.

Bravo e fortunato chi è riuscito ad ammirare questi fenomeni certamente eccezionali, ma non fermiamoci al passato e vediamo invece quali sorprese ci attendono per i mesi autunnali. Innanzitutto una buona notizia: ci sarà il ritorno dei pianeti. Non che durante l’estate se ne fossero andati anche loro in vacanza, ma la congiunzione col Sole ce li rendeva invisibili durante tutta la notte e solo all’alba era possibile assistere allo spettacolo dei due massimi pianeti ravvicinati, mentre per gli altri bisognava rischiare delle difficili osservazioni vicino alla regione solare o addirittura tentare un’osservazione diurna che, si ricorda, è possibile solo con Venere e in certe determinate condizioni di visibilità. Adesso invece sarà tutto più facile, tanto che pure il restio Mercurio darà in questo periodo il meglio di sé: nella seconda decade di novembre riapparirà infatti dalla congiunzione col Sole, alto sull’orizzonte nord orientale e sarà ben visibile e luminoso già un’ora prima dell’alba. E’ la migliore occasione dell’anno per osservare il più "difficile" dei pianeti solari. I tre mesi autunnali saranno favorevoli anche all’osservazione di Venere, che si sposterà sempre più alto sopra l’orizzonte sud occidentale, apparendo ben visibile già poco dopo il tramonto del Sole. Il mese più indicato per l’osservazione sarà dicembre. Giove e Saturno continueranno il loro balletto ravvicinato anche nei prossimi tre mesi, ma per ammirarli non si dovranno più fare levatacce all’alba, in quanto saranno visibili già all’inizio della notte verso Est Sud-Est e percorreranno tutto l’arco celeste prima del sorgere del Sole. A fine Novembre Giove sarà in opposizione al Sole e quindi nelle migliori condizioni osservative. Da non perdere le numerose congiunzioni con la Luna e con gli ammassi aperti delle Pleiadi e delle Iadi. Infine Marte sarà visibile già i primi giorni di ottobre a Est un’ora abbondante prima dell’alba e col passare dei giorni le condizioni per osservarlo andranno via via migliorando, tanto che a fine dicembre sarà già piuttosto luminoso, raggiungerà i 30° sopra l’orizzonte e sarà visibile in cielo almeno per tre ore e mezzo prima che la luce del Sole lo cancelli alla nostra vista. Marte sarà quindi il primo pianeta a sorgere dopo la mezzanotte del 31 dicembre 2000 e avrà così l’onore di salutare il nuovo secolo e il nuovo millennio.

Alcune osservazioni

Ci dedichiamo in questo numero all’osservazione di alcuni oggetti che spesso vengono ingiustamente trascurati dal comune amatore, ma che rivelano invece molte piacevoli sorprese: le stelle doppie. In cielo sono numerosissime, la maggior parte addirittura nel nostro angolo di galassia, ed offrono il vantaggio di essere facilmente individuabili e di presentare spesso un contrasto di luminosità e di colori veramente spettacolare.
La più celebre forse fra le stelle doppie è Mizar nell’Orsa Maggiore. Si trova molto vicina ad Alcor con la quale forma una coppia ottica distinguibile già con un piccolo binocolo, ma servirà un telescopio per separare Mizar e per ammirare lo spettacolo offerto da queste due stelle vicine (solo 14" d’arco, più o meno il diametro apparente di Venere) che insieme ad Alcor formano nel nostro oculare una magnifica triade stellare.
Purtroppo però non si avrà nessun contrasto cromatico che invece è il punto forte di un’altra celebre "doppia", la stella Albireo, nel Cigno. Uno dei suoi componenti è infatti giallo, mentre l’altro brilla di una luce bluastra che crea un effetto molto apprezzato dagli osservatori. Inoltre la separazione fra i due astri è di 34" e pertanto è alla portata dei più diffusi binocoli. Una replica di Albireo è rappresentata dalla stella Gamma di Andromeda, Almach, che è composta da due astri di 3° e 5° magnitudine dai colori giallo-arancio e verde smeraldo, separati da soli 10" d’arco. Da notare che una delle due componenti di Almach è a sua volta doppia, ma la separazione è così stretta (0,5") da non essere percepita dagli strumenti amatoriali.
Terminiamo questa breve rassegna con la stella in assoluto più facile da puntare e da seguire (!): la Stella Polare, anch’essa doppia, formata da una stella di seconda magnitudine e da una sorella minore di nona, ossia seicento volte meno luminosa! Questa coppia sarebbe ben visibile anche in un piccolo strumento, data la netta separazione fra le due stelle (18" d’arco), ma in mancanza di un buon seeing la forte luminosità della principale cancellerà la più debole compagna.

 


 

La costellazione del mese:

Gemelli

"Le lucide stelle di Castore et il fratello,Gemini, dalla parte dextra di Auriga sopra Orione collocate"

(F.Colonna da Hypnerotomachia Poliphili cap.30)

 

Gemelli

Stelle maggiori

Magn.

distanza

descrizione

alfa Geminorum (Castore)

1,6

45 a.l.

Stella multipla bianca-azzurra

beta Geminorum (Polluce)

1,1

85 a.l.

Gigante arancione

gamma Geminorum (Alhena)

1,9

85 a.l.

Bianca-azzurra

delta Geminorum (Wasat)

3,5

59 a.l.

Doppia Bianca-crema

epsilon Geminorum

3

680 a.l.

Supergigante gialla

zeta Geminorum (Mekbuda)

3,1/3,9

1400 a.l.

Doppia, variabile, gialla

eta Geminorum (Propus)

3,1/3,9

190 a.l.

Doppia, variabile, rossa

Posizione

Terza costellazione dello zodiaco, i Gemelli occupano una zona di cielo abbastanza povera di stelle luminose, chiusa com’è tra la parte orientale dell’Auriga e la debole costellazione del Cancro. A Sud comunque si trova Orione, e proprio sul prolungamento della direttrice che unisce Rigel a Betelgeuse, si trova facilmente l’Alfa Geminorum, cioè Castore. Accanto ad essa luccica l’ancor più luminosa Beta Geminorum, Polluce, e da questa brillante coppia si dipartono in direzione di Orione, due allineamenti quasi paralleli di stelle, che disegnano la caratteristica figura rettangolare della costellazione.

Il mito

Storicamente non sembra ci siano dubbi: i due gemelli della costellazione rappresentano i Dioscuri, cioè i due figli di Zeus e Leda, Castore e Polluce. In realtà il parto di Leda fu addirittura quadrigemino e singolarmente composito, in quanto due figli, Elena (di Troia) e Polluce, erano figli di Zeus e pertanto immortali, mentre gli altri due, Castore e Clitennestra, frutto di una successiva unione di Leda col proprio marito Tindaro, erano mortali. Nonostante le differenti paternità Castore e Polluce erano molto uniti tra loro, tanto che compirono insieme tutte le imprese che i miti ricordano. Il primo dei gemelli era abilissimo guerriero e domatore di cavalli, tanto da essere venerato proprio per queste caratteristiche nella Roma Imperiale; l’altro era imbattibile nel pugilato, come a sue spese scoprì l’infido re dei Brebici, Amico, che ebbe la sconsiderata idea di sfidarlo proprio sul suo campo, rimediandovi una frattura dell’osso occipitale. Insieme i due fratelli parteciparono all’impresa degli Argonauti, il clan di super eroi organizzato da Giasone per la conquista del vello d’oro, dove si misero in luce durante la caccia del cinghiale calidonio e nella devastazione della città di Iolco. Ma un’altra impresa un po’ meno gloriosa dovette risultare fatale alla celebre coppia. Due loro cugini, Ida e Linceo stavano per sposare le loro fidanzate Febe e Ilaria, quando queste, improvvisamente scomparvero, rapite dai due Dioscuri. Inseguiti e raggiunti dai cuginetti, i quali a loro volta erano dotati di poteri eccezionali quali un’abilità inusitata nella lancia ed una vista infallibile, si tenne un aspro duello che vide la morte di Castore e di Linceo. Polluce, ferito, stava per essere colpito da Ida, ma in quel momento intervenne Zeus che, fulminato Ida, portò in cielo Polluce. Questi però, addolorato per la morte dell’inseparabile gemello, chiese al padre Zeus di essere sacrificato in favore di Castore. Nella sua divina giustizia Zeus giunse ad un compromesso: concesse a Polluce di rinunciare solo a metà della sua immortalità, cedendola a Castore. In questo modo i due fratelli passano a giorni alterni la loro esistenza tra l’Olimpo e l’Averno, mentre in cielo appaiono uniti e abbracciati nella costellazione dei Gemelli.

Descrizione:

Nell’area di cielo occupata dalla costellazione si trovano molte stelle doppie e stelle variabili, nonchè alcuni ammassi aperti, un oggetto di Messier, M35, alcune galassie e delle interessanti nebulose planetarie. Ma puntando il telescopio si è subito rapiti dalla complessità della stella Castore che risulta composta da due componenti principali di magnitudine 1 e 3 e da un terza stellina di nona magnitudine un po’ più distante. L’indagine spettroscopica rivela poi che tutte e tre le componenti sono a loro volta delle stelle doppie e quindi l’asterismo chiamato Castore risulta composto in realtà da ben sei stelle.
Da un punto vicino a Castore si irradia lo sciame meteorico delle Geminidi, uno dei più ricchi dell’anno che raggiunge il suo massimo intorno alla metà di dicembre, quando si possono osservare fino a 60 meteore in un’ora.

NGC 2158
Confinante con M35, di cui abbiamo già parlato nel n°1/99 di questa rivista, l’ammasso aperto NGC2158 sarebbe bellissimo se si trovasse un po’ più vicino a noi. La distanza di oltre 24.000 anni luce ce lo mostra invece come un oggetto di ottava magnitudine, difficilmente risolvibile in stelle se non ci si avvale di un’apertura di almeno 25 cm. Ed è un peccato perché l’ammasso è molto compatto, secondo alcuni è "quasi" un globulare, e contiene almeno 250 stelle intrinsecamente luminose. Per averne una visione apprezzabile non resta pertanto che ricorrere alla fotografia che, se a largo campo, conterrà nella stessa inquadratura anche M35, con un effetto veramente notevole.

NGC 2174/5
A sud di M35, vicino al confine con la costellazione di Orione, si trova questa nebulosa visibile anche in piccoli telescopi, che avvolge una stella di settima magnitudine. Le immagini fotografiche di questo oggetto sono molto apprezzate perché l’irregolarità luminosa di alcune sue regioni e il forte contrasto con il fondo cielo permettono di cogliere molti particolari che la sola visione telescopica non consente si apprezzare appieno.

Galassie dei Gemelli
I Gemelli non ospitano galassie molto luminose, ma alcune di esse sono compaiono nel nostro programma di ricerca in quanto presentano caratteristiche idonee ad ospitare fenomeni di supernovae. Tra queste galassie la più luminosa è NGC2339, una spirale di tipo Sc vista frontalmente che raggiunge la dodicesima magnitudine e che nei suoi bracci presenta diverse zone più dense, chiamate zone HII, dove è più probabile che si presenti lo scoppio di una supernova. Un’altra coppia di galassie facente parte nel nostro programma di ricerca è quella formata dalle spirali NGC2487 e NGC2486. La prima è la più luminosa, pur essendo piuttosto piccola, ed evidenzia nei suoi bracci diversi particolari. In fotografia si scorge chiaramente la barra centrale della galassia dove, venticinque anni fa, scoppiò la supernova 1975O, che raggiunse una luminosità quasi pari a quella dell’intera galassia.

 

Fenomeni celesti

 

Luna

 

13 Ottobre 9h 52'

27 Ottobre 8h 55'

11 Novembre 22h 15'

26 Novembre 0h 12'

11 Dicembre 10h 02’

25 Dicembre 18h 21’

 

Luna piena

Luna nuova

Luna piena

Luna nuova

Luna piena

Luna nuova

 

 

Mercurio

 

15 Novembre 6h 10’

24 Novembre 14h 11’

 

Mercurio alla max. elongazione mattutina

Mercurio 2°49’ a S. della Luna

 

 

Venere

 

30 Ottobre 11h 04’

29 Novembre 19h 18’

24 Dicembre 7h 23’

30 Dicembre 0h24’

 

 

Venere 4°24’ a S. della Luna

Venere 1°59’ a S. della Luna

Venere 1°13’ a S. di Urano

Venere 1°43’ a N. della Luna

 

Marte

 

24 Ottobre 8h 44’

21 Novembre 21h 56'

20 Dicembre 10h 48’

 

Marte 3°14’ a S. della Luna

Marte 3°48' a S. della Luna

Marte 3°52’ a S. della Luna

 

 

Giove

 

17 Ottobre 1h 54’

13 Novembre 5h 14'

28 Novembre 3h 12'

10 Dicembre 9h 32’

 

Giove 2°12’ a N. della Luna

Giove 2°15' a N. della Luna

Giove in opposizione al Sole

Giove 2°34’ a N. della Luna

 

 

Saturno

 

16 Ottobre 7h 29'

12 Novembre 12h 19'

9 Dicembre 19h 08'

 

Saturno 1°31’ a N. della Luna

Saturno 1°31’ a N. della Luna

Saturno 1°43' a N. della Luna

 

 

Meteore

Sciame

Periodo di visibilità

max

A.R.

Dec.

Meteore osservabili per ora

Delta Aurigidi

22 settembre – 23 ottobre

6 ott.

85

+52

10 meteore/ora

Draconidi

6 ottobre – 10 ottobre

8 ott.

262

+54

fino a 300 meteore/ora

Orionidi

15 Ottobre - 29 Ottobre

21 ott.

95

+16

20-50 meteore/ora

Leonidi

4 Novembre - 20 Novembre

17 nov.

152

+22

15-350 meteore/ora

Geminidi

3 Dicembre - 19 Dicembre

13 dic.

112

+33

130-240 meteore/ora

Marco Migliardi        

 

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