Il cielo da osservare Luglio - Agosto 1999
È passato un anno dall'uscita del primo numero di Cortina Astronomica, un anno di osservazioni che spero abbiano lasciato ottimi ricordi e soddisfazioni ai nostri lettori e permettano ora di muoversi nella volta stellata con maggior cognizione di causa e con un migliorato senso dell'orientamento. Perciò non vorremmo ora ripeterci nelle abituali descrizioni del cielo, che diverrebbero inutili doppioni degli articoli pubblicati un anno prima, ma vorremmo dedicare questo spazio ad individuare gli aspetti più particolari del cielo, legati in particolar modo ai movimenti dei pianeti del nostro sistema e a suggerire l'osservazione di congiunzioni spettacolari, fenomeni non ripetibili di anno in anno e che andrebbero quindi seguiti con particolare attenzione. Sperando di venire così incontro alle richieste degli astrofili che ci leggono, andiamo subito ad ispezionare il cielo estivo di questo 1999. (Per una panoramica del cielo estivo cfr. l'articolo del luglio 98)
Tutti e cinque i grandi pianeti luminosi del nostro sistema saranno visibili in questo periodo. Mercurio, come spesso accade, è più ritroso a mostrarsi e sarà visibile solo fino verso la metà di luglio, la sera, progressivamente sempre più basso sull'orizzonte occidentale, fino a perdersi nelle luci del crepuscolo. Ricomparirà poi nella seconda settimana di Agosto dalla parte opposta del cielo, la mattina, stagliandosi sempre più dalle luci dell'alba fino a ferragosto, dopodiché inizierà una nuova lenta discesa verso il Sole che lo "inghiottirà" nella sua luce rendendocelo del tutto invisibile alla fine del mese. Venere darà il meglio di sé nella prima metà di luglio, quando sarà un brillantissimo astro della sera, ma poi, dapprima in modo impercettibile, quindi sempre più rapidamente, si avvicinerà al Sole e nei primi giorni di Agosto sparirà alla nostra vista. Ricomparirà però ben presto, alla fine di Agosto, ad ingemmare questa volta il cielo orientale del mattino, dove darà spettacolo per i prossimi otto mesi. Nella prima parte di Luglio sarà sempre più appariscente anche Marte, che poi però lentamente calerà verso Ovest-Sud-Ovest e la sua intensa luminosità arancione scemerà sensibilmente durante il mese di Agosto. Nel corso di questo mese il pianeta rosso percorrerà per intero la costellazione della Bilancia. Giove sorgerà in luglio a notte fonda e comincerà a salire la volta celeste, ma l'alba lo sorprenderà ancora lontano dalla culminazione Sud che verrà raggiunta solo alla fine di Agosto; e a breve distanza si troverà anche Saturno, che seguirà il maggior pianeta con un ritardo di circa 40 minuti. Il mese di Agosto sembra il periodo migliore per osservare contemporaneamente i due pianeti giganti che si avvicinano sempre più tra loro, fino alla congiunzione che avverrà nel Maggio del 2000. Intanto la distanza tra i due pianeti, che a inizio luglio era di 13°51', il 19 di Agosto sarà già ridotta a 12°11'. Due parole infine su Urano che in questo periodo, essendo in opposizione al Sole, si trova nelle condizioni migliori per essere osservato. Certo, la sua magnitudine visuale (tra 5,8 e 6,3) lo rende difficilmente individuabile ad occhio nudo, ma con l'uso di un piccolo binocolo sarà possibile scorgere la sua debole luce verdastra nelle vicinanze di Eta Capricorni, stella di 4° magnitudine, con la quale Urano sarà in congiunzione alla fine di Agosto.
E vediamo ora alcune congiunzioni, tralasciando ovviamente di parlare della più spettacolare di tutte, l'eclissi totale di Sole dell'11 Agosto, di cui si tratta diffusamente in altra parte: sempre degni di nota sono gli incontri ravvicinati tra la Luna e i due pianeti giganti del nostro sistema, che avverranno la mattina dell'8 luglio, quando la Luna sarà visibile tra Giove e Saturno, e le mattine del 4 e 5 Agosto, mentre il 15 luglio ritroveremo la Luna a Ovest nei pressi di Venere e Regolo. Le congiunzioni Luna-Marte avverranno invece il 20 Luglio e il 18 Agosto. Da ricordare infine lo sciame meteorico delle Perseidi, comunemente noto con la denominazione di "Lacrime di S.Lorenzo", che avrà il suo massimo la notte del 12 Agosto. E come non sognare lo spettacolo di un bolide lorenziano che taglia il cielo proprio nei due minuti di oscurità dell'eclissi totale dell'11 Agosto ?
Alcune osservazioni
Cominciamo questo mese le nostre osservazioni dal cuore della Via Lattea e risaliamo poi pian piano lungo l'asse galattico fino alla costellazione del Cigno. Si parte quindi da Sud Est dove, ad una declinazione di -24°, troviamo M8, la celebre Nebulosa Laguna, che al suo interno contiene l'ammasso aperto NGC6530, probabilmente l'eccitatore della nebulosa. Ci troviamo in pieno Sagittario, 8° a Nord di Gamma Sag., zona particolarmente ricca di oggetti interessanti del profondo cielo. M8 è una nebulosa diffusa di dimensioni notevoli e pertanto se ne consiglia l'osservazione binoculare, che permette di cogliere l'oggetto nel suo insieme e di scorgere una fascia oscura che divide la nebulosa in due parti ben distinte.
Due gradi a N-NO di M8 si trova un'altra bella nebulosa, M20, nota come "Trifida", a causa di tre canali oscuri che la dividono in tre lobi ben distinti. Questo oggetto è deludente all'osservazione, ma splendido in fotografia, dove rivela i numerosi dettagli dei canali oscuri e soprattutto il contrasto cromatico fra la zona trilobata, che si presenta di colore rosso, e la zona immediatamente più a Nord che è di colore azzurro, a testimonianza della doppia tipologia, emissione più riflessione, che caratterizza la nebulosa.
Usciamo dalla costellazione del Sagittario ed entriamo in quella dello Scudo, immediatamente più a Nord. Qui ci imbattiamo in M11, un notevole ammasso aperto di oltre cento stelle, tra i più compatti e ricchi di questa classe di oggetti, tanto che con un piccolo telescopio lo vediamo piuttosto simile ad un ammasso globulare. La sua magnitudine di 5,8 lo pone ai limiti della visione ad occhio nudo e un binocolo non riesce comunque a risolverlo in stelle. La sua distanza dal Sole è di oltre 6500 anni luce e la sua età si aggira intorno ai 220 milioni di anni.
NGC6781
Risalendo la Via Lattea verso Nord si entra nella costellazione dell'Aquila dove andremo a cercare un oggetto un po' più difficile: la nebulosa planetaria NGC6781. Per rintracciarla occorre prolungare la direttrice che va dalla luminosa Altair a Mu Aql; qui ci troviamo in una zona priva si stelle brillanti, ma ricca di nebulose oscure e, appunto, di planetarie. NGC6781 è indicata per l'osservazione telescopica e per la fotografia, dove rivela una quantità di particolari interni al disco, nonché la debole stellina centrale di quindicesima magnitudine. 4° a NE è possibile localizzare un'altra debole planetaria: NGC6804.
Siamo finalmente arrivati al termine del nostro viaggio lungo la Via Lattea, nella costellazione del Cigno. Qui troviamo la Nebulosa Velo, termine col quale si definiscono ben cinque distinti oggetti NGC, compresi nella zona di cielo delimitata da Epsilon, Zeta e 52 Cygni. Questo meraviglioso oggetto è ciò che resta dello scoppio di una Supernova avvenuto probabilmente oltre quarantamila anni fa: numerosi studi non sono però riusciti ad accertare la vera natura di questa nebulosa che presenta ancora oggi molti misteri. Per esempio non si riesce a rintracciare la stella che fa eccitare i gas tanto da renderli visibili fino a noi e alcuni astronomi pensano che la nebulosa conservi ancora parte dell'energia dell'esplosione. Nel suo complesso la Nebulosa Velo si estende per una zona molta vasta di cielo, oltre 3°, ma solo con cieli limpidi e scurissimi è possibile individuarla con l'ausilio di un buon binocolo.
Per gli altri importanti oggetti di questa zona si rimanda al numero zero di Cortina Astronomica.
La costellazione del mese: Hercules
"Tal fu in terra Saturno, Ercole e Giove ( ) che reputar non si potrian defunti, / ma a più degno governo in cielo assunti." (L.Ariosto: da "Cinque Canti" canto II)
HER |
Hercules |
A.R.16H54m-19h | Decl. +4°/+51° | |||
Stelle maggiori |
Magn. |
distanza |
descrizione |
|||
| Alfa Herculis (Ras Algethi) | 3/4 |
540 a.l. |
Supergigante rossa | |||
| Beta Herculis (Kornephoros) | 2,8 |
100 a.l. |
Gigante gialla | |||
| Gamma Herculis | 3,8 |
140 a.l. |
Bianca - doppia | |||
| Delta Herculis | 3,1 |
91a.l. |
Bianca | |||
| Zeta Herculis | 3,1 |
31 a.l. |
Gialla - doppia | |||
| Kappa Herculis | 5,0 |
280 a.l. |
Gigante Gialla - doppia | |||
| Rho Herculis | 4,5 |
170 a.l. |
Bianca - doppia | |||
Posizione
È una costellazione piuttosto grande, estesa in declinazione tra l'Ofiuco e la testa del Drago (da +4° a +51°), ma non è molto evidente a causa della scarsa luminosità delle sue stelle. Per rintracciarla è opportuno partire da Vega che è posta immediatamente ad est dell'Ercole, o rintracciare M13, uno dei più brillanti ammassi globulari di tutto il cielo, che è situato sul lato occidentale del trapezio centrale della costellazione.
Il mito
L'identificazione della costellazione con Ercole (Eracle in greco) non avvenne in età troppo antica. Ancora nel II secolo a.C. la collocazione dell'eroe greco nel cielo era messa fortemente in dubbio e il suo posto era spesso destinato a Gilgamesh, personaggio mitico della tradizione babilonese. Fu Eratostene, sul finire del II secolo a.C., a proporre per primo l'immagine di Ercole inginocchiato e a testa in giù, che nel corso dei secoli venne più volte abbandonata e ripresa, per poi essere definitivamente accettata da Igino nel 1465. La raffigurazione classica mostra l'eroe coperto con il vello del leone di Nemea, frutto di una delle famose dodici fatiche imposte ad Eracle dal cugino Euristeo con lo scopo, neanche tanto nascosto, di sbarazzarsene. La prima di queste fatiche consisteva appunto nell'uccidere il leone che insanguinava la regione di Nemea, in Argolide. Eracle cercò dapprima di eliminare il mostruoso felino con le frecce, poi ricorse alla clava con la quale costrinse il leone a ritirarsi nella sua tana. Qui l'eroe riuscì ad afferrare il leone e a strozzarlo tra le sue braccia; poi, staccatigli gli artigli, se ne servì per tagliarne la pelle con la quale si rivestì da capo a piedi. Così conciato fece ritorno a Micene da Euristeo che si spaventò talmente da proibirgli di entrare da quel momento in poi in città. In quanto al leone, Zeus lo collocò fra le costellazioni dello zodiaco.
Un altro momento della vita di Eracle ha avuto delle ripercussioni in cielo e singolarmente non riguarda una delle sue famose imprese, ma un delicato episodio della sua fanciullezza. Eracle, figlio di una mortale, Alcmena, unitasi senza saperlo con Giove, non poteva godere del bene divino dell'immortalità. Suo padre studiò allora un piano che fece realizzare a un altro suo figlio, il dio Ermes. Questi, di notte, pose il neonato Eracle sul petto di Era profondamente addormentata, per fargli succhiare alcune gocce di latte dal suo seno, in quantità sufficiente da garantirgli l'immortalità. La dea, che naturalmente non poteva amare troppo Eracle, frutto di uno dei tanti tradimenti del marito, finì in questo modo per donargli involontariamente il bene prezioso della vita eterna, mentre le gocce di latte cadute dalla boccuccia dell'eroe si trasformarono addirittura nella Via Lattea.
Descrizione:
La forma caratteristica dell'Ercole è data dal quadrilatero centrale dal quale si dipartono quattro bracci a spirale disposti in senso orario che donano una particolare formazione a girandola. In questa raffigurazione gli antichi vedevano la figura dell'inginocchiato, solo più tardi individuato come Eracle. Anche gli Arabi dovettero accettare questa indicazione, dato che assegnarono alla stella alfa il nome di Ras Algheti, ovverosia "testa dell'inginocchiato". Questa stella è una delle più brillanti variabili irregolari, scoperta da Herschel nel 1795, ed ha una magnitudine variabile tra 2,7 e 4,5. Ma la rossa Alfa Herculis ha anche una compagna più piccola separata da soli 4",7, la quale col suo colore blu realizza un interessante contrasto cromatico con la sorella maggiore. La visione telescopica di questo sistema binario è quindi altamente consigliata. Tra gli oggetti non stellari della costellazione vanno segnalati invece, oltre al notissimo M13 di cui si è parlato nel primo numero della rivista, la galassia a spirale NGC6207, distante solo 30'NE dal grande ammasso globulare, l'ellittica NGC6482, la più luminosa galassia dell'Ercole, la nebulosa planetaria NGC6210 e altri due ammassi globulari: NGC6229 e M92. Concludiamo la descrizione con una curiosità: 7° a SO di Kornephoros, si trova il Superammasso galattico di Ercole, un sistema distante 500 milioni di anni luce composto da molti ammassi, alcuni dei quali contano addirittura un migliaio di galassie. Le più luminose raggiungono a stento la 14° magnitudine.
M92
Penalizzato dalla presenza nei suoi paraggi del mostro M13, M92 non ha goduto della fama e delle osservazioni che pur meriterebbe. Eppure si tratta di un rispettabilissimo ammasso globulare di sesta magnitudine e con un diametro visuale di circa 8'. È stato a lungo studiato dagli astronomi più che altro per cercare di definirne l'età, che oggi sembra ormai appurato essere compresa fra i 14 e i 16 miliardi di anni: si tratta quindi di un ammasso molto vecchio che è servito, tra l'altro, a datare con maggior precisione l'età dell'Universo la quale, di conseguenza, non può essere, come si credeva solo poco tempo fa basandosi sulla sua velocità di espansione, di soli dieci miliardi di anni. All'interno dell'ammasso sono ospitate almeno una quindicina di stelle variabili e una binaria a eclisse. Alla visione telescopica M92 rivela la sua componente stellare senza troppe difficoltà e pertanto se ne consiglia la ricerca e l'osservazione, pochi gradi a nord di Pi Her, che segna il vertice nord orientale del quadrilatero centrale.
Il cielo da osservare Settembre - Ottobre
Passata l'estate a lungo attesa per lo spettacolo dell'eclissi, ritorna il cielo autunnale con le sue piccole meraviglie che, anche se meno eclatanti di un'eclissi totale di Sole, sanno lo stesso incantare gli occhi e gli animi degli appassionati astrofili. E così riprendiamo la nostra ricerca dei pianeti maggiori, non senza aver prima ammirato il grande quadrato del Pegaso e la costellazione di Andromeda proprio sopra le nostre teste, aver salutato con un po' di nostalgia le costellazioni estive del Cigno, della Lira e del Sagittario, ormai declinanti verso occidente e atteso le ore tarde della notte per veder spuntare ad est il magico Orione. I pianeti, dicevamo: dunque, Venere sarà nel suo massimo fulgore e meriterà qualche levataccia mattutina per vederlo sorgere, come un grande faro illuminato, un paio d'ore prima del Sole, soprattutto se ci si trova sulle coste dell'Adriatico, in quanto lo si vedrà sorgere direttamente dal mare. Marte invece ha già dato il meglio di sé nei mesi precedenti ed ora si avvia a declinare verso ovest. Lo si vedrà ancora per un paio di ore nelle costellazioni dello Scorpione e dell'Ofiuco e il giorno 17 settembre sarà in congiunzione stretta con il suo alter-ego, la stella Antares. Altre belle congiunzioni si avranno tra la Luna e i due massimi pianeti, Giove e Saturno, al mattino, nei giorni 28 settembre e 25 ottobre. I due pianeti infatti si inseguono ad una distanza di circa 45 minuti e nel corso della notte sono osservabili contemporaneamente: anzi, nel mese di ottobre Giove si troverà in opposizione al Sole e quindi sarà nel momento migliore per essere osservato, mentre per Saturno questo momento propizio avverrà in novembre. Concludiamo questa volta con Mercurio, in quanto il luminoso pianeta cercherà per tutto il periodo di nascondersi ai nostri occhi. Non abbiamo molte speranze di rintracciarlo, ma se vogliamo lanciargli una sfida, possiamo cercarlo tra le luci del crepuscolo, mezz'ora dopo il tramonto del Sole, a Sud-Ovest, durante l'ultima decade di ottobre. E chi riuscirà a scovarlo ce lo venga a dire!
Alcune osservazioni
Prima che il cuore della Via Lattea abbandoni i nostri cieli ne approfittiamo per fare alcune interessanti osservazioni in questa zona così ricca di oggetti, avendo però l'accortezza di limitarci alle prime ore della notte e ai primi giorni di settembre, prima cioè che questa parte di cielo tramonti definitivamente. Cominciamo così la ricerca di M11 nella costellazione dello Scudo, un po' più a nord del Sagittario. Si tratta di un notevole ammasso aperto di oltre cento stelle, tra i più compatti e ricchi di questa classe di oggetti, tanto che con un piccolo telescopio lo vediamo piuttosto simile ad un ammasso globulare. La sua magnitudine di 5,8 lo pone ai limiti della visione ad occhio nudo e un binocolo non riesce comunque a risolverlo in stelle. La sua distanza dal Sole è di oltre 6500 anni luce e la sua età si aggira intorno ai 220 milioni di anni.
NGC6781
Risalendo la Via Lattea verso Nord si entra nella costellazione dell'Aquila, dove andremo a cercare un oggetto un po' più difficile: la nebulosa planetaria NGC6781. Per rintracciarla occorre prolungare la direttrice che va dalla luminosa Altair a Mu Aql; qui ci troviamo in una zona priva si stelle brillanti, ma ricca di nebulose oscure e, appunto, di planetarie. NGC6781 è indicata per l'osservazione telescopica e per la fotografia, dove rivela una quantità di particolari interni al disco, nonché la debole stellina centrale di quindicesima magnitudine. 4° a NE è possibile localizzare un'altra debole planetaria: NGC6804.
Dopo due osservazioni ancora legate al cielo estivo, ci si sposta adesso più propriamente nella Via Lattea autunnale, dove si cercherà di individuare la costellazione del Perseo che apparirà già alta nel cielo ottobrino. Questa costellazione ospita una ben nota nebulosa diffusa, la NGC1499, conosciuta come Nebulosa California, a causa del suo inconfondibile profilo che ricorda molto da vicino quello dello stato americano. E' un oggetto prevalentemente fotografico in quanto la sua bassissima luminosità superficiale rende praticamente impossibile l'osservazione binoculare. La nebulosa in oggetto è molto estesa ed occupa una zona di cielo particolarmente ricca di astri brillanti. Di questo oggetto non è stato ancora possibile calcolare la distanza.
NGC869 - 884
Ecco un singolare doppio ammasso aperto situato sempre nel Perseo, visibile tranquillamente ad occhio nudo nelle serate limpide e senza luna. I due ammassi sono molto ravvicinati, distano meno di un 1°, ed erano conosciuti fin dall'antichità come testimoniano alcuni scritti greci precedenti l'era cristiana che li descrivono come oggetti particolarmente luminosi, ma stranamente Messier non li inserì nel suo catalogo. NGC869 è più ricco di stelle, 200 contro 150, ed è il più vicino a noi. NGC884 è più giovane, 2,4 milioni di anni contro 5,6, ed ha una magnitudine visuale di 4,4, di pochissimo inferiore a quella dell'ammasso gemello (4,3).
"Anche lassù ella è distesa, le braccia allargate; e anche in cielo è in ceppi e anche là levate son le sue mani."
(Arato (III sec. a.C.): da "Fenomeni" vv.308-310)
Stelle maggiori |
Magn. |
distanza |
descrizione |
| Alfa Andromedae (Sirrah) | 2,1 |
105 a.l. |
Bianco-azzurra |
| Beta Andromedae (Mirach) | 2,1 |
88 a.l. |
Gigante rossa |
| Gamma Andromedae (Almach) | 2,3 |
160 a.l. |
Tripla |
| Delta Andromedae | 3,3 |
160a.l. |
Gigante arancione |
| Mu Andromedae | 3,9 |
82 a.l. |
Bianca |
| Pi Andromedae | 4,4 |
390 a.l. |
Bianco-azzurra |
Posizione
Vi sono due modi per rintracciare rapidamente la costellazione di Andromeda in cielo. Il primo vuole che si parta dalla "W" di Cassiopea e si scenda poi di qualche grado verso Sud fino ad incontrare una linea di stelle di seconda grandezza che va da sud-est a nord-ovest. La seconda ricerca invece partirà dal grande quadrato del Pegaso, il cui vertice nord orientale corrisponde ad Alfa Andromedae, caso singolare di una stella contesa da due costellazioni.
Il mito
Alle vicende di Andromeda, sventurata figlia del re d'Etiopia Cefeo, si era già accennato in un precedente numero di Cortina Astronomica, in cui si era anche descritto il mito che lega le costellazioni vicine del Pegaso, del Perseo, di Cassiopea, di Cefeo e appunto, di Andromeda, ma non ci si era soffermati allora su alcuni aspetti più antichi legati a questa costellazione carica di mistero. La sua posizione così rilevante nel cielo si deve, quasi sicuramente, ad una precedente identificazione divina, forse addirittura ad una raffigurazione della Grande Madre, Cibele. Ma altre supposizioni sono proponibili e una possibile chiave interpretativa ce la può suggerire il nome stesso di Andromeda, che in greco significa "dominatrice di uomini". Difatti si può ben dire che l'eroe Perseo fu vinto dalla sola vista di Andromeda incatenata e ad essa decise immediatamente di legare il suo destino; ma l'etimologia consente anche altre più accattivanti letture: Andromeda non sarebbe un'infelice e sottomessa fanciulla mossa dai voleri paterni, ma diverrebbe, secondo il poeta latino Manilio, l'espressione del desiderio femminile, una seconda Afrodite che, come si sa, è la dea greca dell'amore e della bellezza. Conferme giungono anche dalla tradizione mesopotamica che in tempi remoti aveva dedicato la costellazione ad Astarte, dea dell'amore e della guerra, che veniva rappresentata come una divinità delle acque, bellissima e sensuale, adorata in molti templi edificati lungo le coste della Palestina. Proprio le coste dove, secondo il mito greco, la giovane principessa d'Etiopia venne incatenata per il suo sacrificio estremo.
Descrizione:
La forma caratteristica di Andromeda è data da un allineamento di quattro stelle (alfa, beta, gamma, delta Andromedae) da cui parte, in direzione nord, un altro braccio più corto di stelle meno brillanti che punta direttamente su M31, la grande galassia di Andromeda. Tra i gioielli di questa costellazione brillano la stella Almach (gamma Andromedae), una tripla dai colori molto contrastanti e la doppia visuale pi Andromedae, che accanto ad una primaria di quarta magnitudine presenta una compagna di ottava a 35". Numerose sono poi le stelle variabili del tipo Mireide: la più notevole è R Andromedae che presenta una variazione di quasi nove magnitudini in un periodo di 400 giorni. Tra gli oggetti non stellari, oltre naturalmente a M31 e a M32 di cui si è già parlato in un altro numero delle rivista, spiccano la vicina galassia NGC203, la nebulosa planetaria NGC7662, l'ammasso aperto NGC752 e la galassia a spirale NGC891.
NGC7662
Nota anche come Blue Snowball questa piccola nebulosa planetaria è stata recentemente "riscoperta" dagli astrofotografi grazie alle ultime meravigliose immagini che le ha dedicato l'Hubble. È un oggetto abbastanza luminoso di ottava-nona magnitudine, distante dal Sole circa 5600 anni luce con una stellina centrale di terdicesima magnitudine. Si presenta di forma anulare con un centro leggermente scuro. Le fotografie spaziali hanno mostrato una colorazione dell'anello blu-verde molto evidente.
NGC752
Più o meno a metà strada tra Beta e Gamma Andromedae, spostato leggermente verso sud in direzione della costellazione del Triangolo, si trova questo ammasso aperto molto luminoso (m.v. 5,7), ma disperso, formato da una sessantina di stelle che raggiungono al massimo l'ottava magnitudine. La distanza dell'ammasso dal nostro sistema solare è di 1300 anni luce e la sua età è considerevole, ben oltre il miliardo di anni.
Bellissima galassia a spirale vista esattamente di taglio e caratterizzata da una ben definita striscia di polveri lungo tutto l'asse centrale che dona all'oggetto la singolare forma dei due piatti sovrapposti. È situata a metà strada tra l'ammasso aperto M34 e gamma Andromedae ed è pertanto facilmente rintracciabile con un cercatore nonostante la sua magnitudine visuale sia solo intorno alla decima grandezza. Intorno a questa galassia si trovano numerosi altri oggetti minori, tra cui NGC898, una copia in miniatura di 891, il quasar 3C 66-A e la radiogalassia 3C 66-B. Si tratta comunque di oggetti molto deboli e fotografabili solo con strumenti di medie o grandi dimensioni, come quelli dell'osservatorio del Col Druscié.
Grandi cose chiediamo al cielo di questi due mesi di fine autunno! Come se non bastassero le grandi costellazioni dell'Auriga, del Perseo di Andromeda e di Pegaso che dominano con le loro luminose stelle la volta celeste, o gli splendidi Gemelli, Toro e Orione che illuminano la zona dell'eclittica, noi ci attendiamo ancora qualcos'altro e per questo siamo anche pronti a passare qualche notte in bianco. Ci riferiamo, naturalmente, al fenomeno delle Leonidi che quest'anno non dovrebbe deludere gli osservatori europei e che aspettiamo per le notti del 17 e 18 novembre. Ma non ci soffermiamo oltre su questo argomento già trattato in altre pagine del giornale, e poniamo invece la nostra attenzione, come al solito, al movimenti dei pianeti che si preannunciano anch'essi pieni di soddisfazioni e di sorprese per i loro osservatori. Infatti la fine di novembre e la prima settimana di dicembre saranno i giorni migliori dell'anno per ammirare il più schivo dei pianeti, Mercurio. Lo si vedrà all'alba brillare a sud-est, anticipando la levata del Sole di una buona ora e si troverà quindi in un cielo ancora perfettamente oscuro. Anche Venere ci mostrerà generosamente le sue grazie per tutto il bimestre, sempre la mattina, a est, due ore prima del sorgere del Sole e la sua fortissima luce tarderà a sparire sovrastata dall'aurora. Venere sarà inoltre il primo pianeta a sorgere il primo gennaio del 2000 e sarà di conseguenza ammirato dai tanti che festeggeranno fino all'alba, e con un anno d'anticipo, l'inizio del nuovo millennio. Marte invece ha ormai dato il meglio di sé e sta lentamente declinando verso ovest, allontanandosi dalla nostra orbita. Sarà ancora visibile per tutto il bimestre, la sera per circa due ore, ma la sua luminosità sta chiaramente scemando e l'anno prossimo non lo vedremo più, in quanto sarà sempre più vicino al Sole, col quale giungerà in congiunzione il primo luglio. Continuano, al contrario, le favorevoli condizioni osservative di Giove, che sarà visibile da inizio serata e per tutto il corso della notte, seguito a un'ora di distanza, da Saturno, che nella prima settimana di Novembre sarà in opposizione al Sole e quindi nella posizione più favorevole in assoluto per la visibilità e l'osservazione. I due pianeti giganti nel corso di Dicembre si avvicineranno ancora un po', fino a 15°16' e arriveranno alla congiunzione a fine Maggio 2000.
Come si vede un menu molto ricco per questi mesi. E speriamo solo che con la torta arrivi anche la ciliegina delle Leonidi!
Alcune osservazioni
Iniziamo questo mese il nostro viaggio nel profondo cielo scegliendo una zona sempre trascurata nelle precedenti osservazioni, che si trova a cavallo dell'equatore celeste e che risulta occupata da due grandi costellazioni, quella dei Pesci e quella della Balena. In questa vasta area troviamo alcuni oggetti di Messier e alter galassie interessanti. Iniziamo quindi con…
Questa bella galassia a spirale si trova nei Pesci ed è l'unico oggetto di Messier ospitato da questa costellazione. È molto simile alla più nota M101 nell'Orsa Maggiore, in quanto anch'essa ha la caratteristica di presentare molti bracci sottili che si dipartono dal nucleo e che contengono numerose nubi di idrogeno. La velocità con cui M74 si allontana dal nostro sistema è piuttosto elevata e ciò lascerebbe supporre una distanza ancora maggiore di quella ricavabile con altre misurazioni e che corrisponde a 9,7 Mpc. La magnitudine visuale di questo oggetto è pari a 9,3, una luminosità ideale quindi per un'osservazione soddisfacente anche con piccoli strumenti, sebbene solo telescopi di almeno 30 cm. di diametro consentano di osservare i numerosi particolari presenti nei sottili bracci della galassia.
Ci spostiamo di 15° più a Sud e, nella costellazione della Balena, troviamo un'altra galassia a spirale di Messier, M77, che si potrà individuare ricercandola in quel gruppo di galassie minori che attorniano la stella delta della Balena. M77 rientra nella classe delle "galassie di Seyfert", caratterizzate da nuclei poco sviluppati, ma molto luminosi con una forte differenza di luminosità con i bracci esterni. Per questo aspetto le galassie di Seyfert venivano spesso scambiate nelle prime osservazioni per comete o per ammassi stellari. La magnitudine visuale di M77 è di 8,8 e la sua distanza da noi è di 11 Mpc, pari a 47 milioni di anni luce. Già con piccoli strumenti è possibile cogliere l'aspetto galattico dell'oggetto, ma solo la fotografia al CCD è in grado di fornire dettagli sui poco appariscenti bracci esterni.
Nel gruppo di galassie cui appartiene anche M77, individuiamo una bellissima galassia a spirale di undicesima grandezza, vista perfettamente di taglio: NGC1055. L'osservazione telescopica, e meglio ancora la ripresa fotografica, evidenziano una ben definita banda oscura di polveri che taglia a metà la galassia e che la fa assomigliare alla notissima galassia Sombrero nella Vergine. Nei pressi di questo oggetto si potranno osservare anche le altre piccole galassie del gruppo, fra cui meritano attenzione soprattutto NGC2073 e NGC1087, altre due spirali di undicesima magnitudine.
Terminiamo le nostre esplorazioni nella Balena con un oggetto diverso, una bellissima nebulosa planetaria di ottava magnitudine, situata 6° a Nord di Beta Ceti. Nella sua categoria è tra gli oggetti più estesi, quasi 4' d'arco, e di conseguenza la sua luminosità piuttosto diluita consente una buona osservazione solo con strumenti di medie dimensioni. All'oculare appare di colore grigio-verde, di forma anulare con la stella eccitatrice ben visibile al centro. Si può stimare la sua distanza tra i 1300 e i 2400 anni luce da cui si può stabilire un diametro compreso fra 1,4 e 2,6 anni luce.
La costellazione del mese: Toro
"… cantando poi del fatato Toro, portato in cielo, ove fu da Giove locato ed adornato di nove stelle."
(Boccaccio da "Filocolo" Libro 5,8)
|
Toro |
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|
Stelle maggiori |
Magn. |
distanza |
descrizione |
|
Alfa Tauri (Aldebaran) |
0,9 |
68 a.l. |
Gigante rossa |
|
Beta Tauri (Elnath) |
1,7 |
140 a.l. |
Gigante blu |
|
Zeta Tauri |
3,0 |
490 a.l. |
Bianco-azzurra |
|
Theta Tauri |
3,4/3,9 |
150a.l. |
Doppia bianca e gialla |
|
Kappa Tauri |
4,2 |
75 a.l. |
Doppia bianca |
|
Sigma Tauri |
4,7/5,1 |
110 a.l. |
Doppia bianca |
Posizione
Situata a nord ovest di Orione e a sud ovest di Auriga, praticamente lungo l'eclittica, la costellazione del Toro è immediatamente identificabile dalla sua stella alfa, la brillante e rossa Aldebaran, l'occhio destro del possente animale. Altri punti di riferimento utili per l'individuazione del Toro sono i due ammassi aperti delle Iadi, e delle Pleiadi, che precedono di qualche grado il sorgere di Aldebaran, che infatti in arabo significa "colui che segue".
Il mito
Antica, prima costellazione dello zodiaco che ospitava l'equinozio di primavera, il Toro evocava presso i Sumeri e gli altri popoli della Mesopotamia il simbolo dell'energia primordiale e anche in Egitto lo si adorava in quanto designava la forza procreatrice.
Forse anche a causa questa simbologia vitalistica, in ambiente greco troviamo due miti legati alla figura del toro, che hanno entrambi in comune l'esuberanza sessuale di Zeus e, di conseguenza, la sua infedeltà coniugale. Il primo di questi miti ha come protagonista Europa, la figlia del re fenicio Agenore. Questa era una graziosissima fanciulla che si deliziava al sole delle bianche spiagge patrie insieme ad alcune amiche, ignara di essere stata adocchiata nientepopodimenoche dal re degli dei. Questi, trasformatosi in un bellissimo e possente toro bianco, si mimetizzò in un gregge di giovenche che pascolava vicino alla spiaggia di Europa che subito, appena vide l'animale dall'originale candido mantello, vi si accostò per rimirarselo meglio. Incautamente addirittura si azzardò a montargli in groppa e il toro, dapprima sembrò prestarsi al gioco della fanciulla, trotterellando allegramente sul bagnasciuga; poi, all'improvviso, cominciò a galoppare più velocemente e ad entrare in acqua, avanzando e nuotando verso il largo. Anzi, con mossa astuta ben nota anche ai centauri d'oggigiorno, il toro-Zeus dava delle brusche accelerate alla sua corsa verso il mare aperto, in modo che la fanciulla, per la paura di cadere, si stringesse ancora di più ai fianchi dell'animale. La folle corsa terminò a Creta dove Zeus alfine si congiunse con Europa; da questa unione nacque Minosse, il famoso re cretese che fece costruire il palazzo di Cnosso. Contrariamente al suo solito, Zeus si mostrò nei confronti della sua amante particolarmente gentile e premuroso, offrendole numerosi regali , fra cui il meraviglioso cane che divenne poi la costellazione del Cane Maggiore.
L'altro mito riguarda curiosamente un altro satellite di Giove, Io, che fu anch'essa concupita dalle brame di Zeus. Quest'ultimo, per nascondere l'ennesima avventura agli occhi della gelosissima Era, trasformò Io in una giovenca, pensando di poterla così tenere costantemente vicina a sé all'insaputa della moglie. Ma si sbagliava, in quanto Era, resa sospettosa dalle insolite attenzioni che Zeus mostrava verso questa nuova giovenca, decise di farla sorvegliare da Argo, il custode dai cento occhi, che avrebbe dovuto avvertirla ogni volta che Zeus si fosse avvicinato all'animale. La situazione era indubbiamente difficile, ma non per il re degli dei che non ci pensò due volte a mandare Ermete ad uccidere Argo, in modo da poter nuovamente avere la strada libera per le stalle. Come Era lo venne a sapere però, inviò un terribile tafano ad insidiare la povera Io che, non sapendo come sfuggire al fastidioso insetto, decise di buttarsi in mare, dove però ben presto scomparve tra i flutti.
I due miti danno una risposta al fatto che in cielo il toro sia rappresentato solamente nella sua parte anteriore: infatti la parte posteriore si può desumere che sia nascosta dalle onde del mare.
Descrizione:
E' una delle costellazioni più antiche, nota fin dall'alba della civiltà. Raffigura solo la testa del Toro che è rappresentata dalla tipica figura a "V" simboleggiante il muso e le due corna della bestia, Beta e Zeta Tauri. Nella costellazione del Toro si verificò nel 1504 l'esplosione di una supernova che diede origine alla Nebulosa del Granchio, il primo oggetto del catalogo di Messier. Fra epsilon e omega Tauri si trova la nebulosa variabile di Hind, scoperta il secolo scorso da John Russell Hind. Al centro di questa nebulosa si trova la stella T Tauri, prototipo di una classe di variabili irregolari ritenute stelle in formazione. Da un punto vicino ad epsilon Tauri si irradia lo sciame meteorico delle Tauridi che raggiunge un massimo di 15 meteore l'ora il 3 Novembre. La stella sicuramente più importante della costellazione è Aldebaran, l'alfa del Toro, il tredicesimo astro più luminoso del cielo, una gigante rosso-arancione che, assieme a Sirio e ad Arturo, permise ad Halley di scoprire il moto proprio delle stelle, confrontando le loro posizioni con quelle ritrovate in antichi cataloghi. Alfa Tauri è a soli 6° dall'eclittica e questo le consente di essere occultata dalla Luna. Dalle osservazioni di questo fenomeno si è potuto misurare con sistemi fotometrici il suo diametro angolare e di conseguenza, il suo diametro reale, che è di 45 volte superiore a quello del Sole.
M1 o nebulosa Granchio, ha una lunga storia osservativa che ha sempre fornito sorprese ai suoi studiosi. Scoperta quasi per caso da Messier che cercava invece la cometa del 1758, M1 deve il suo secondo nome a Lord Rosse che per primo notò degli strani filamenti rossi sul corpo della nebulosa che gli ricordarono le chele del granchio. Più tardi Lundmark scoprì che il corpo era in espansione e che la sua origine doveva discendere dalla Supernova del 1054. Nel 1964 si scoprì che la nebulosa era un'intensa sorgente di raggi X e tre anni dopo che al suo interno si trovava una pulsar. In tempi ancora più recenti si notò che M1 emetteva molta energia sotto forma di onde radio che provengono proprio dai filamenti scoperti da Rosse. L'osservazione della nebulosa non è troppo critica: si trova nelle vicinanze di Zeta Tauri, stella di terza grandezza, e già con un buon binocolo può essere avvistata nelle notti particolarmente buie.
Iadi
Sorelle delle Pleiadi, ma meno note e meno fortunate, le Iadi hanno già nel loro nome una sorta di condanna: esso significa infatti "portatrici di pioggia", dato che in età classica la brutta stagione cominciava proprio con la loro levata eliaca. La mitologia offre invece un'altra versione: le piogge sarebbero dovute alle lacrime che le Iadi sparsero per la morte del loro fratello mortale Iante, caduto in un pozzo.
Passando all'osservazione, possiamo dire che si tratta di un ammasso aperto molto luminoso a forma di V che si trova sulla testa del Toro, comprendente più di duecento stelle e distante 150 milioni di anni luce. La stella più brillante raggiunge la terza magnitudine, mentre Aldebaran, che si trova sul bordo orientale dell'ammasso, non ne fa parte.
Fenomeni celesti
| Luna |
8 novembre 4h 53' 23 novembre 8h 03' 7 dicembre 23h 31' 22 dicembre 18h 31' |
Luna nuova Luna piena Luna nuova Luna piena |
|
Mercurio |
9 novembre 10h 52' 6 dicembre 3h 29' |
Mercurio 6°22' a S. della Luna Mercurio 2°42' a S. della Luna |
|
Marte |
13 novembre 16h 24' 12 dicembre 19h 18' |
Marte 3°01' a S. della Luna Marte 0°33' a S. della Luna |
|
Saturno |
6 novembre 14h 53' 22 novembre 3h 31' 19 dicembre 11h 41' |
Saturno in opposizione con il Sole Saturno 2°25' a N. della Luna Saturno 2à39' a N. della Luna |
|
Venere |
4 novembre 3h 03' 4 dicembre 00h 03' |
Venere 2°59' a S. della Luna Venere 2°49' a S. della Luna |
|
Giove |
21 novembre 1h 42' 18 dicembre 9h 20' |
Giove 3°30' a N. della Luna Giove 3°47' a N. della Luna |
Meteore
|
Sciame |
Periodo di visibilità |
max |
ora |
Posizione |
Meteore/ora |
|
LEO |
NOV 14- NOV 20 |
NOV 18 |
03 |
A.R.152 Dec+22 ZHR 160 |
(v.articolo) |
Marco Migliardi