Il cielo estivo di fine Luglio

Se nei mesi di luglio e agosto si ha la fortuna di imbattersi in qualche nottata serena non si perda l’occasione di cercarsi un luogo un po’ riparato e, armati di binocolo, di perlustrarsi la volta celeste. La miriade di stelle che il cielo nero e profondo della nostra valle ci offre è uno spettacolo sensazionale che non finirà mai di stupirci. Se cominciamo le nostre osservazioni verso le ore 22 noteremo subito allo zenit brillare alcune stelle più luminose delle altre: queste sono Vega che, per il fenomeno della Precessione degli Equinozi, è destinata a diventare fra qualche migliaio di anni la nostra nuova stella polare, Deneb, nella costellazione del Cigno, 20 gradi più a est e Altair, nell’Aquila, quaranta gradi più a sud. Queste tre stelle formano il cosiddetto Triangolo Estivo. Altre due stelle ci colpiranno per il loro colore rossastro, Arturo nel Boote (o Bifolco) e, bassa all’orizzonte, Antares nello Scorpione.Quest’ultima, come ci indica il nome stesso, (Ares è il nome greco del Dio della guerra) era considerata l’anti-Marte: infatti, quando Marte viene a trovarsi nella costellazione dello Scorpione è facile confonderlo per colore e per luminosità con la stella.

Alta verso il polo celeste notiamo la caratteristica "W" di Cassiopea e alla stessa altezza, ma dall’altra parte del polo, l’inconfondibile Orsa Maggiore. Prolungando di cinque volte la linea che congiunge le ultime due stelle del cassone del Carro si trova, come è noto, la Stella Polare, mentre l’asse ricurvo del timone sembra indicare Arturo.

Altre sorprese ce le riserva la Via Lattea che, col nostro binocolo, vediamo scomporsi in migliaia di stelle. Nel punto in cui la Via Lattea sembra dividersi in due rami di stelle si trova la croce della costellazione del Cigno, di cui si parla in altra parte del foglio, con le sue brillanti Deneb, Sadr e Albireo. Più a ponente troviamo la Lira, con la luce bianca-azzurra della splendente Vega e quindi Ercole, in una zona dove non si trovano però stelle particolarmente luminose. Più a sud, a media altezza nell’orizzonte, si trovano le ampie costellazioni dell’Ofiuco e dell’Aquila, caratterizzata quest’ultima dalla bianchissima luce della già citata Altair. L’Aquila è una costellazione antichissima e le prime popolazioni della Grecia vi vedevano, con la solita fantasia degli antichi, un rapace nell’atto di divorare il fegato di Prometeo. Più a sud e più basso sull’orizzonte troviamo la costellazione del Sagittario, anch’essa attraversata dalla Via Lattea, in una zona di cielo ricca di nebulose e di ammassi globulari che corrisponde al centro della nostra galassia. Seguendo verso nord il cammino tracciato dalla Via Lattea ritroviamo il Cigno e quindi Cassiopea, dove si conclude la nostra prima panoramica nel cielo d’estate.

Alcune osservazioni

Tra gli oggetti più interessanti da osservare nel cielo d’estate vi sono alcuni ammassi globulari che si possono facilmente risolvere nelle singole stelle anche con un piccolo telescopio e alcune nebulose molto spettacolari. Cominciamo la ricerca.

M4 (foto): si tratta probabilmente dell’ammasso globulare più facile da localizzare in quanto si trova ad appena 1,3° ad ovest della luminosissima Antares. La sua Magnitudine visuale di 6.4 lo pone al limite della visibilità ad occhio nudo nonostante la distanza media di oltre 10.000 anni luce. Negli ultimi anni, oltre ad individuare circa 10000 immagini stellari fino a magnitudine 19.3, all’interno di M4 è stata scoperta la prima pulsar con un periodo di circa un millisecondo. Nel 1995 il telescopio spaziale Hubble ha individuato in M4 delle nane bianche, tra i corpi celesti più vecchi della nostra galassia.

M13 (foto): nelle notti limpide è possibile scorgerlo anche ad occhio nudo, dato che la sua magnitudine è di 5.7 ed appare come una piccola stella dai contorni nebulosi tra le stelle h e z della costellazione dell’Ercole, da cui il suo nome comune di "grande ammasso globulare di Ercole". Comunque è con un buon telescopio che M13 dà il meglio di sé: in questo caso infatti, l’ammasso globulare si risolve in una miriade di stelle brillanti veramente spettacolari, molto ravvicinate tra loro, anche se in realtà la distanza tra le singole stelle, anche tra quelle che sembrano più vicine tra loro, supera sempre l’anno luce. La distanza di M13 dalla Terra è di 22.000 anni luce e nel suo nucleo la concentrazione di stelle è circa 500 volte maggiore che nei dintorni del nostro Sole, tanto che Timothy Ferris, nel libro Galaxies suppone che il numero totale di stelle dell’ammasso globulare sia di oltre un milione!

M56: si tratta di un ammasso globulare meno brillante dei precedenti soprattutto a causa della mancanza di un nucleo veramente concentrato. Si trova tra le costellazioni del Cigno e della Lira e più precisamente a metà strada tra Albireo e g Lyrae. La sua magnitudine visuale è di 8.2 e la sua distanza dalla Terra di circa 31.600 a.l., ma si sta accorciando: M56 infatti, viaggia verso di noi alla velocità di 145 Km/sec

M57 (foto): contende ad M27 (v. sotto) il primato di essere la prima nebulosa planetaria ad essere stata scoperta (1779). Il termine Nebulosa planetaria non tragga in inganno: questi oggetti, infatti, non hanno nulla a che fare con i pianeti, ma devono questa denominazione ad un’errata interpretazione di Herschel, che nel 1785 paragonò questa nebulosa al pianeta Urano, da lui appena scoperto. In realtà queste nebulose sono associate ad una piccola e caldissima stella centrale, generalmente una nana bianca, estremamente densa che è circondata da un’enorme massa di gas molto rarefatto, risultato dell’esplosione di una supernova. La visione al telescopio di M57 è molto interessante: essa infatti si presenta come un piccolo anello di fumo, da cui il nome di Nebulosa anello o, data la sua collocazione, di Nebulosa anulare della Lira.

M27 (foto): altra nebulosa planetaria, situata nella costellazione della Vulpecula, a sud del Cigno, ad una distanza di oltre 1100 a.l., anche se per le nebulose planetarie risulta ancor oggi difficile calcolare con esattezza la distanza dal nostro sistema. E’ nota anche con il nome di Dumbell Nebula o Nebulosa manubrio. E’ certamente l’oggetto di questo tipo più impressionante nel cielo, date le sue notevoli dimensioni e la sua luminosità di magnitudine apparente 7,4.

M17: viene anche chiamata Nebulosa Omega, o Ferro di cavallo o ancora Cigno a causa di una protuberanza occidentale a forma di uncino che ricorda, appunto, il collo di un cigno o la lettera greca Omega. Si tratta di una nebulosa diffusa, composta cioè di gas e di polveri luminescenti e, come spesso accade per gli oggetti di questo tipo, presenta un’intensa formazione stellare al suo interno. Comprende numerose piccole stelle giovani e si calcola che la quantità di materia ancora inerte possa essere sufficiente per la formazione di almeno 800 stelle di tipo solare. E’ situata al limite settentrionale del Sagittario al confine con la costellazione del Serpente ad una distanza stimata di circa 5000 a.l.

 

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La costellazione del mese: il Cigno

Stelle maggiori

Magn.

distanza

descrizione

Alpha Cygni (Deneb)

1,3

1800 a.l. Supergigante bianco-azzurra
Beta Cygni (Albireo)

3,2

390 a.l. Stella doppia
Gamma Cygni (Sadr)

2,3

750 a.l. Supergigante gialla
Delta Cygni

3

160 a.l. Bianca-azzurra
Epsilon Cigny (Gienah)

2,5

82 a.l. Gigante gialla
Mu Cygni

4,8

55 a.l. Stella doppia
Omicron Cygni

3,8

500 a.l. Stella doppia
61 Cygni

5,2

11,1 a.l. Stella doppia

Posizione

Costellazione ben visibile nel cielo d’estate e facilmente individuabile sia per la luminosità della sua stella maggiore, Deneb (in arabo, coda) sia per la presenza nella sua zona di una banda scura nella Via Lattea, detta Rift del Cigno o anche Sacco di carbone. Inoltre, la sua forma a croce (Croce del nord) e la presenza, pochi gradi ad ovest, della W di Cassiopea, rendono la costellazione del Cigno estremamente facile da trovare nella pur affollata regione in cui si trova.

Il mito

Diverse mitologie sono legate alla simbologia del cigno, ma la più famosa è forse quella di Giove e Leda.. Il mito narra che Giove, invaghitosi di una nobile e bellissima mortale di nome Leda, figlia del re di Tindaro, si trasformasse in cigno per essere accolto fra le sue braccia e ciò portasse infine la giovane a "procreare" due uova: dal primo uovo nacquero Elena di Troia e Polluce, dall’altro Clitemnestra e Castore. I primi due erano considerati figli di Giove, gli altri due figli di Leda, da cui si capisce come mai dei due Dioscuri solo uno fosse immortale.

Una variante dello stesso mito invece racconta di un Giove innamorato di Nemesis, dea della giustizia, la quale però non ne voleva sapere delle avance del sommo Zeus e pertanto si trasformava continuamente in un animale diverso per sfuggire alle sue voglie. Giove però, per non esserle da meno, si trasformava a sua volta in un animale sempre più forte o più veloce fino a quando, trasformatosi in cigno, raggiunse finalmente Nemesi che si era intanto, infelicemente e inutilmente trasformata in oca.

Descrizione:

1-Le stelle doppie

Al Cigno appartengono diversi oggetti interessanti e osservabili con telescopi di media potenza. Innanzitutto vi è Albireo (Beta Cyg) una bellissima stella doppia che presenta un evidente contrasto tra i colori giallo e azzurro delle due stelle che la compongono. Altre doppie interessanti sono omicron Cyg, composta da una gigante arancione e da una gigante azzurra e 61 Cyg, formata da una coppia di nane arancioni, la prima stella di cui si sia misurata la distanza, che è di solo 11,1 a.l.

2-Un buco nero?

Nei pressi di eta Cyg è stata di recente scoperta una forte emissione di raggi x, tanto che si ritiene di aver localizzato in quella zona un probabile buco nero denominato Cygnus X-1 che starebbe risucchiando i gas di una stella vicina. Le ricerche su questo oggetto misterioso comunque continuano, in quanto si cercano insistentemente soluzioni alternative all’ipotesi buco nero. Per saperne di più è possibile consultare le pagine web dedicate a questo oggetto all’indirizzo: http://www.mclink.it/mclink/astro/topics/stelle/cygnus.htm

3-Le nebulose

L’oggetto forse più conosciuto della costellazione del Cigno è la nebulosa NGC 7000, altrimenti nota col nome di Nord America per la sua forma che ricorda il profilo degli States. Si trova a 3° ad est di Deneb ed è possibile coglierne l’originale profilo anche con un buon binocolo. La sua luminosità superficiale è piuttosto bassa e pertanto la Nord America dà il meglio di sè nelle riprese fotografiche. Nei pressi, un po’ più a ovest, è possibile individuare un’altra nebulosa, la IC5067, più conosciuta col nome di Nebulosa Pellicano.

Al confine sud con la Vulpecula, vicino a Gienah, si trova un’altra nebulosa, la Veil Nebula, un grande anello filamentare di gas, risultato dell’esplosione di una supernova avvenuta 50.000 anni fa.

4-Gli ammassi globulari

Nel Cigno si possono individuare anche due ammassi globulari aperti: M29 e M39. Il primo dista dalla Terra 4000 a.l. ed ha una magnitudine visuale di 7.1, è formato da circa una dozzina di stelle e si trova a 1.7° a sud-sudest di g Cygni. M39 è un ammasso molto ampio di circa 30 stelle situato molto più vicino al nostro sistema, circa 800 a.l., e molto bello all’osservazione. Si trova 9° ad est di Deneb ed ha una magnitudine di 5.2

 

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Il cielo di settembre-ottobre

Nel corso di questi due mesi le condizioni per osservare il cielo diventano sempre più favorevoli. Le giornate si accorciano di circa tre ore in sessanta giorni e quindi i crepuscoli giungono sempre più presto; inoltre le nottate sono sempre più fresche e limpide e spesso accompagnate dall’ alta pressione che per le zone di pianura vuol dire molte volte presenza di nebbia, ma per chi, come noi, ha la fortuna di vivere in montagna il tutto si traduce in condizioni ideali per scrutare il cielo stellato.

All’inizio di settembre troviamo ancora alte sul cielo le tre stelle del Triangolo estivo e, tra Deneb e Altair, scorgiamo i cinque astri della piccola costellazione del Delfino che sembrano indicare, più a Sud-est, il grande quadrato del Pegaso, i Pesci e la Balena (Cetus) mentre a Sud-ovest si avvicina al tramonto l’Ofiuco, seguito dall’Aquila e dal Sagittario. Se volgiamo lo sguardo verso nord vediamo, sempre più basso sull’orizzonte, il Grande Carro, mentre più alta troviamo la "W"di Cassiopea seguita dalle costellazioni del Perseo e di Andromeda che annunciano l’arrivo dell’autunno. Tra Cassiopea e la Stella Polare si individua con facilità il pentagono irregolare di Cefeo.

Nel mese di ottobre le costellazioni estive si abbassano sempre di più sull’orizzonte Ovest, ma in prima serata sono ancora visibili in quanto al moto apparente della volta celeste si sovrappone l’anticipo del crepuscolo serale. Sempre più alto e visibile è invece il Pegaso, mentre ad est sale rapidamente il disarticolato Perseo, seguito dalla luminosa Capella (alfa Aurigae), sesta stella più brillante del cielo, e dalle costellazioni dei mesi freddi: il Toro, con la luminosa Aldebaran dai rossi riflessi e l’inconfondibile Orione, compagna fedele delle lunghe nottate invernali. Aldebaran in arabo significa "colui che segue" dato che insegue le Pleiadi, il più bello e il più famoso degli ammassi stellari.

Alcune osservazioni

M52 Si tratta di un ammasso aperto scoperto da Messier nel 1774. Per trovarlo bisogna individuare la costellazione di Cassiopea e spostarsi alla sua estremità occidentale, al confine con Cefeo; un altro sistema di ricerca consiste nel prolungare la linea ideale che congiunge alfa e beta Cassiopeiae per un tratto un po’ più lungo della distanza fra le due stelle. La sua magnitudine di 7,3 consiglia l’uso di un telescopio che consenta di definirne le numerose stelle. La sua distanza non è nota con precisione: si oscilla tra i 3000 e i 5200 anni luce e la stessa indecisione esiste anche per l’età dell’ammasso che, secondo lo Sky Catalog 2000, sarebbe di soli 35 milioni di anni, più o meno come le Pleiadi, uno degli ammassi galattici più giovani in assoluto. M52 sembra contenere circa 200 stelle e risulta quindi uno dgli ammassi più ricchi: forse anche per questo motivo è stato battezzato "sale e pepe" dall’astrofilo Jeff Bondono.

M31 (foto) Dietro l’arido nome scientifico si cela in realtà la famosa Galassia Andromeda, la più grande galassia a noi vicina, che forma, insieme a M32, M110, M33 ed altre, il cosiddetto Gruppo locale, del quale fa parte anche la nostra Via Lattea. La Galassia a spirale di Andromeda è visibile anche ad occhio nudo (magnitudine 4.8) ed è situata 1° ad Ovest della stella "nu" Andromedae; le sue dimensioni sono di tutto rispetto: il diametro del disco, infatti, è di circa 200.000 anni luce, che corrisponde ad una dimensione doppia rispetto alla nostra Via Lattea.. Nonostante M31 sia uno tra gli oggetti extra galattici più vicini, solo 2,3 milioni di anni luce, ancora agli inizi di questo secolo non si era affatto sicuri che la galassia Andromeda si trovasse fuori dalla Via Lattea e addirittura la si riteneva una nebulosa. La verità venne a galla nel 1923, allorquando il telescopio di M.Wilson riuscì a risolverla in stelle: siccome molte di queste risultarono essere delle variabili di tipo Cefeide, fu possibile stabilirne con una certa approsimazione la distanza che sancì definitivamente la natura extra-galattica di M31. In tempi recenti, il telescopio spaziale Hubble ha rilevato che la galassia di Andromeda ha un doppio nucleo, frutto probabilmente dell’assorbimento di una galassia più piccola.

M33 (foto) Si tratta di un’altra galassia spirale appartenente al Gruppo locale e distante 2,3 milioni di anni luce. Si trova all’estremità occidentale della costellazione del Triangolo, al confine con Andromeda, a circa 14° sudest da M31. Si consiglia l’osservazione con un buon binocolo (un 11x80 va già benissimo) che è preferibile in questo caso al telescopio: infatti la notevole luminosità di M33 (magnitudine 6.7) è distribuita in un’area vasta quasi quattro volte quella della luna piena e sono quindi necessari ingrandimenti molto bassi per poter catturare la sua debole luminosità superficiale. All’interno di M33 sono stati scoperti molti oggetti interessanti, tra cui almeno 112 stelle variabili, 4 novae e 25 cefeidi. Inoltre una forte emissione di raggi X lascia supporre la presenza di un Buco Nero.

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La costellazione del mese: Pegaso

"Ond’aprendo la vena a novi fonti/ fia che novo Pegaso il ciel sormonti" (G.B.Marino "Adone")

Stelle maggiori

Magn.

distanza

descrizione

Alpha Pegasi (Markab)

2,5

100 a.l. Bianco-azzurra
Beta Pegasi (Scheat)

2,4/2,8

180 a.l. Gigante rossa
Gamma Pegasi (Algenib)

2,8

490 a.l. Bianco-azzurra (variabile)
Epsilon Pegasi (Enif)

2,4

520 a.l. Supergigante gialla
Zeta Pegasi (Homam)

3,4

160 a.l. Bianca
Eta Pegasi (matar)

2,9

170 a.l. Gigante gialla
Pi Pegasi

4,3/5,6

310/320 a.l. Stella doppia (bianca e gialla)
(Alfa Andromedae-Sirrah)

(2,1)

(105 a.l.) (Bianco-azzurra)

 

Posizione

Alle nostre latitudini Pegaso culmina a mezzanotte proprio nel mese di settembre. Situato tra le costellazioni di Andromeda e dei Pesci a est, dell’Acquario a sud e del Cigno e del Delfino ad Ovest, Pegaso è facilmente riconoscibile sia per le sue notevoli dimensioni (settima costellazione in ordine di grandezza), sia per il suo caratteristico quadrato, il corpo del cavallo, che include anche la stella Alfa di Andromeda, una volta definita infatti, "delta" Pegasi. L’area di cielo delimitata dal quadrato di Pegaso è caratterizzata anche dall’esiguità di stelle visibili ad occhio nudo ed anzi l’intera costellazione è abbastanza povera di oggetti interessanti, a parte l’ammasso globulare M 15 e la galassia spirale NGC 7331 (foto).

Il mito

Celebre cavallo alato, Pegaso ebbe natali piuttosto singolari, se si accetta la tradizione che lo vuole figlio di Poseidone, dio del mare, e della Medusa, la quale lo partorì dal suo collo insanguinato dopo la decapitazione subita da Perseo. Pegaso ebbe diversi cavalieri: dapprima lo stesso uccisore della madre, che lo utilizzò per difendere Andromeda dal mostro marino, poi Bellerofonte che lo guidò negli scontri vittoriosi contro le Amazzoni e la Chimera. Morto il suo secondo padrone, sembra per essersi spaventato dalla grande altezza cui aveva spinto il suo destriero, Pegaso se ne volò tra gli dei in cerca finalmente di un po’di tranquillità, ma le sue imprese non finirono. Infatti, per ordine di Poseidone, dovette punire la catena montuosa dell’Elicona, che si era innalzata troppo, con un forte colpo di zoccolo da dove scaturì una fonte che in suo onore venne chiamata Ippocrene (in greco: fontana del cavallo). Altre sorgenti di ugual fattura zampillano oggi in varie località della Grecia. Fu Zeus che lo portò definitivamente in cielo trasformandolo nell’omonima costellazione. In senso figurato il termine pegaso designa l’ispirazione poetica e questo è il motivo per cui il cavallo alato è stato così frequentemente citato da cantori e aedi per oltre due millenni.

Descrizione:

Come si è detto, al Pegaso appartengono pochi oggetti importanti e la sua area di cielo appare singolarmente spoglia. Ciononostante si possono effettuare intorno alla costellazione alcune osservazioni interessanti che ora vi proponiamo.

L’ammasso globulare M 15

Nella parte occidentale della costellazione di Pegaso, si trova questo brillante ammasso globulare, distante 50.000 anni luce dalla Terra e appena individuabile ad occhio nudo, essendo più o meno di sesta magnitudine visuale. Lo si può rintracciare anche con un semplice binocolo come una macchiolina lattiginosa a 4° gradi nord-ovest da Enif, la più luminosa stella di Pegaso, che dovrebbe indicare la narice del cavallo alato. Ha un nucleo densissimo di stelle che solo l’Hubble Space Telescope è riuscito di recente a risolvere. E’ composta da circa mezzo milione di stelle, tutte nate nelle prime fasi di vita della nostra Galassia, circa 13 miliardi di anni fa. Ma i misteri che nasconde questo oggetto permangono: innanzitutto il nucleo ospita probabilmente un oggetto super massiccio che molti studiosi ritengono sia un Buco nero; M 15 è poi anche noto per l’anomalo numero di stelle variabili che contiene, oltre un centinaio; infine all’ammasso sembra appartenere anche una nebulosa planetaria, la Pease 1, ancora poco studiata e che sta rivelando aspetti originali ed eccentrici, non foss’altro per il fatto di essere stata fino a poco tempo fa l’unica planetaria conosciuta in un ammasso globulare.

Il Quintetto di Stephan (foto)

Con questo nome viene indicato un famoso gruppo di galassie, apparentemente molto vicine tra loro, scoperto nel 1876 dall’astronomo E.Stephan dell’osservatorio di Marsiglia. Le loro sigle sono: NGC 7317, 7318A, 7318B, 7319 e 7320 e si trovano vicino alla più luminosa galassia NGC 7331. L’interesse per questo gruppo è dovuto al fatto che una di queste, NGC 7320, ha una velocità di allontanamento da noi, o redshift, molto bassa, di circa 800 km/s, mentre le altre hanno velocità superiori ai 6000 km/s. E’ noto che la velocità di allontanamento di una galassia è proporzionale alla distanza di quest’ultima. Parrebbe quindi che NGC 7320 sia molto più vicina al nostro sistema, circa 40 milioni di anni luce, contro gli oltre 360 milioni delle conserelle, alle quali appare prossima solo per una casuale proiezione prospettica. Non tutti gli astronomi giudicarono valida questa soluzione e tra questi l’americano Arp fu il più acceso sostenitore di ipotesi alternative.

Nel 1971 accadde però un fatto nuovo: in una delle galassie di Stephan esplose una supernova, scoperta da L.Rosino dell’osservatorio di Asiago, il quale riuscì anche a fissarne la distanza, che fu valutata in 400 milioni di anni luce, in linea con il redshift di oltre 6000 km/s della sua galassia. Questa sembrava essere la prova decisiva per limitare a quattro le galassie di Stephan, escludendo quindi NGC 7320 che, per la sua enorme distanza dalle altre, non poteva appartenere allo stesso sistema.

 

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Il cielo di Novembre-Dicembre

Notti lunghe, rigide e serene solitamente accompagnano le osservazioni degli astrofili in questi due mesi di fine autunno. Purtroppo spesso le ore serali portano un’altra indesiderata compagna, la nebbia che nasconde il cielo stellato a molti osservatori di pianura. Un motivo di più quindi per apprezzare i 1200 metri di Cortina che consentono di gustare le bellezze del cielo in un clima magari un po’ freddino, ma quasi sempre sereno, limpido e calmo. Inoltre la notte comincia sempre prima e quindi non sarà più necessario attendere ore e ore con il naso all’insù che il cielo diventi finalmente nero e profondo. Infatti il 21 dicembre per il solstizio d’inverno avremo il giorno più corto dell’anno: solo 8 ore e 14 minuti.

Con queste ottime premesse ci accingiamo quindi a fare un rapido giro per la volta stellata alla ricerca delle costellazioni più belle e degli astri più luminosi. A metà novembre, intorno alla mezzanotte, troveremo allo zenit il Perseo, più in basso l’Ariete e più a ovest le costellazioni di Andromeda e del Pegaso, che occupava lo zenit un paio di mesi prima. Prossime al tramonto le costellazioni estive del Cigno e della Lyra. A est invece continuano a salire Orione, il Cane maggiore e il Cane Minore e quindi Auriga e il Toro, che culminerà un mese più tardi, a metà dicembre, quando alta nel cielo brillerà la luminosa Capella. In questo periodo a est si noteranno la bianchissima luce di Sirio e quella più gialla di Procione, mentre bassa sull’orizzonte orientale comparirà la costellazione del Cancro, seguita dal Leone, prima staffetta della primavera ancora lontana. A sud ovest solo alcune deboli costellazioni, come quelle del Capricorno, dell’Acquario e dei Pesci.

Alcune osservazioni

M34

Si tratta di un ammasso aperto visibile, in buone condizioni, anche ad occhio nudo. E’ situato tra le costellazioni del Perseo e di Andromeda e, più precisamente, qualche grado a nord di Beta Persei e a sud di Gamma Andromedae. La sua distanza è di 1400 a.l. ed è composto da un centinaio di stelle che occupano un’area più ampia della Luna piena. La sua magnitudine visuale è di 5,5 e la sua età, secondo gli ultimi studi, è di 190 milioni di anni.

M36-M37-M38

Si tratta di tre ammassi aperti nell’Auriga che risultano ben visibili, vicino allo zenit, in queste notti di inizio inverno anche con un binocolo o un piccolo telescopio. Sono stati scoperti da G.B.Hodierna nel 1654, anche se questa attribuzione, molto recente, ancora non convince tutti gli studiosi. I tre ammassi sono distanti solo pochi gradi tra loro e si trovano ad una distanza compresa tra 1 4100 e 4400 anni luce. Dei tre, il più grande e luminoso è M37 che è anche il più ricco di stelle: circa 500, di cui almeno 150 più luminose di magnitudine 12,5. Il più vicino a noi è M36, un ammasso di circa 60 stelle, molto giovane, per cui non contiene, al contrario degli altri due, delle giganti rosse. Ad appena due gradi di distanza si trova M38, più grande (un centinaio di stelle), ma molto meno luminoso di M36. Nella stessa area si possono individuare con un buon telescopio diversi altri ammassi galattici più piccoli e meno luminosi, tra cui val la pena di segnalare, nei pressi di M38, l’ammasso NGC 1907.

M45 (foto)

Al numero 45 del catalogo di Messier si trova l’ammasso aperto sicuramente più noto: quello delle Pleiadi. Conosciuto fin dall’antichità, l’ammasso è stato chiamato nel corso dei secoli in vari modi che variano anche a seconda delle differenti regioni geografiche: i giapponesi, per esempio, lo chiamano "Subaru", come la marca automobilistica, nelle campagne europee era stato battezzato "La Chioccia con i pulcini", da cui il celebre verso pascoliano della "Chioccetta per l’aia azzurra" che "va col suo pigolio di stelle", in altre culture torna spesso la denominazione di Sette sorelle. Il nome Pleiadi è forse di derivazione greca (plein vuol dire navigare, pleios moltitudine) anche se è più facile supporre che risalga a Pleione, una delle stelle più brillanti dell’ammasso, e che la mitologia ricorda come moglie di Atlante e madre di sette figlie, le Pleiadi, per l’appunto.

L’ammasso è tra gli oggetti più luminosi del cielo con una magnitudine visuale di 1,6 ed è formato da almeno 500 stelle. Ad occhio nudo, a seconda dell’acutezza visiva dell’osservatore o dell’inquinamento luminoso del cielo, è possibile distinguere da sei a dodici stelle. Essendo un ammasso molto recente con un’età presunta compresa tra i 60 e gli 80 milioni di anni è logico che comprenda molte giganti blu. Meno logico invece che siano state individuate anche delle nane bianche, che solitamente sono corpi con età di diverse centinaia di milioni di anni. Questa anomalia solleva tuttora diversi problemi di evoluzione stellare.

Trovare le Pleiadi è facilissimo e sicuramente tutti i lettori avranno fatto questa esperienza, anche solo per caso: sono situate tra la costellazione del Toro e il Perseo, molto vicine all’eclittica. Per questo motivo le Pleiadi offrono spesso degli spettacoli interessanti e inusuali, soprattutto quando vengono parzialmente occultate dal passaggio della Luna o vengono a trovarsi in congiunzione con qualche pianeta.

 

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La costellazione del mese: Cassiopea

"anco Cassiopea vi si vede residente in catedra, ornata di tredeci altre stelle ne' confini de l'Artico circolo"

(G.Bruno "Spaccio de la bestia trionfante")

Stelle maggiori

Magn.

distanza

descrizione

Alpha Cassiopeiae (Schedar)

2,2

120 a.l. Gigante gialla
Beta Cassiopeiae (Caph)

2,3

42 a.l. Bianca
Gamma Cassiopeiae (Cih)

1,6/3,0

780 a.l. Gigante blu (variabile)
Delta Cassiopeiae (Ruchbah)

2,7

62 a.l. Bianco-azzurra
Epsilon Cassiopeiae (Segin)

3,4

520 a.l. Gigante blu
Eta Cassiopeiae

3,6/7,5

19 a.l. Stella doppia
Iota Cassiopeiae

4,6/7/8

180 a.l. Stella tripla
Sigma Cassiopeiae

5,1/7,2

1300 a.l. Stella doppia verde-azzurra

 

Posizione

Cassiopea è una costellazione circumpolare, cioè una di quelle poche costellazioni che alle nostre latitudini è visibile in ogni periodo dell’anno, dato che non tramonta mai. E’ facilmente individuabile in quanto è composta da stelle piuttosto luminose di seconda e terza magnitudine che si riconoscono per la loro disposizione a forma di "W" o di "M" rovesciata. La sua posizione nel firmamento rispetto alla Stella Polare è opposta a quella dell’Orsa Maggiore e si estende per un tratto della Via Lattea.

Il mito

Moglie del re di Giaffa, Cefeo, e madre di Andromeda, Cassiopea, la regina d’Etiopia nota per la sua vanità, ebbe l’esistenza segnata da questa sua debolezza. Non accontentandosi infatti di essere bellissima, Cassiopea volle rivaleggiare addirittura con le Nereidi, affascinanti creature del mare, che non videro di buon occhio la superba rivale. Si recarono così dal loro protettore, il dio del mare Poseidone, affinché intimidisse Cassiopea e il dio, obbediente, le prese alla lettera: infatti inviò contro le coste di Giaffa un terribile mostro, Ceto (da cui cetaceo) con l’incarico di sollevare un’onda così alta da sommergere mezza Palestina. Cefeo corse ai ripari e dalla voce di un oracolo ebbe la soluzione per salvare il suo regno: sacrificare al mostro sua figlia Andromeda. Nonostante il dolore del buon Cefeo la scelta era obbligata e Andromeda venne incatenata agli scogli davanti a Giaffa. Ma proprio quando Ceto stava per impadronirsi della sfortunata principessa, entrò in scena Perseo che, reduce dall’impresa contro Medusa, non ebbe difficoltà ad eliminare il mostro marino. In cambio però Perseo chiese la mano di Andromeda che i suoi genitori, non troppo convinti, gli concessero, per poi tentare di eliminare il neo genero sollevandogli inutilmente contro un esercito di duecento uomini.

Per punire Cassiopea della sua vanità Poseidone l’assunse in cielo dandole però una posizione ridicola e indecorosa: gli antichi infatti la vedevano seduta sul suo trono, ma con la testa in giù e le ginocchia in alto.

Tutti i protagonisti di questo mito sono presenti nel cielo di fine autunno. A nord est troviamo infatti la costellazione di Cefeo, anch’essa circumpolare come quella di sua moglie Cassiopea, mentre più a sud troviamo loro figlia Andromeda, rappresentata tra le catene in attesa di Ceto, che si vede avanzare dall’eclittica verso nord, mentre da ovest sopraggiunge il prode Perseo, secondo alcuni a cavallo del Pegaso che difatti ha addirittura una stella in comune con la costellazione di Andromeda.

Descrizione:

Nello spazio di cielo occupato da Cassiopea si possono trovare stelle ed oggetti assai interessanti, anche se non sempre entusiasmanti per l’osservatore neofita. Lo storico, invece, sarà curioso di sapere che nei pressi di k Cassiopeiae nel 1572 vi fu l’esplosione di una Supernova, una delle quattro finora osservate nella nostra galassia, che raggiunse una notevole luminosità, superiore anche a quella di Venere e che durò per oltre un anno. Di questa esplosione restano numerose testimonianze da parte degli astronomi del tempo, fra cui naturalmente anche il nostro Galileo, che si servirono dell’inatteso fenomeno per riconfermare la totale inattendibilità scientifica della rappresentazione cosmologica aristotelica, fondata sull’assoluta perfezione e incorruttibilità delle nove sfere celesti. Oggi i resti di questa supernova costituiscono una radiosorgente distante circa 20.000 anni luce. In Cassiopea è presente anche un’altra radiosorgente molto forte, anzi la più forte del cielo, denominata Cassiopea A, frutto anch’essa di un’altra supernova esplosa, questa volta inosservata, forse nel 1667.

Tra le altre curiosità di questa costellazione bisogna citare il caso di iota Cassiopeiae, una stella doppia molto ravvicinata che presenta però un’anomalia: la stella primaria è infatti a sua volta doppia.

Cassiopea si estende in gran parte lungo la Via Lattea e pertanto si staglia su un cielo particolarmente ricco di oggetti e soprattutto di ammassi aperti. Tra questi meritano una citazione M52 (foto), NGC7789, uno degli ammassi galattici più vecchi che contiene circa un migliaio di stelle e M103 di cui conviene parlare un po’ più diffusamente.

L’ammasso aperto M 103

Questo oggetto è l’ultimo del catalogo di Messier, in quanto le aggiunte successive non sono riconducibili all’astronomo francese. E’ situato in un’area particolarmente affollata della Via Lattea, 1° circa a nordest di delta Cas. ed è composto da almeno una quarantina di stelle. Tra di esse brillano una supergigante di nona magnitudine e una gigante di decima. Sull’età di questo sistema non è stata ancora raggiunta un’uniformità di idee tra gli studiosi: si fluttua tra i 9 e i 25 milioni di anni. M 103 si avvicina al nostro sistema solare ad una velocità di circa 37 km/sec.

 

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Il cielo da osservare   di Gennaio - Febbraio

 

E’ iniziato il periodo più freddo dell’anno che alle nostre latitudini e alle nostre altezze si traduce in un perenne "sottozero" notturno. In compenso gennaio è anche uno dei mesi più secchi e in virtù della bassa percentuale di umidità in sospensione e della conseguente trasparenza dell’aria è possibile godere dei cieli più limpidi in assoluto. Naturalmente quando la nebbia, sempre associata all’alta pressione, lo consente.

I 1750 m. del Col Druscié ci mettono al riparo da questi inconvenienti e allora nelle fredde notti di gennaio potremo almeno riscaldarci lo spirito ammirando tutte le meraviglie del cielo invernale. Alle 23 del 31 gennaio verremo subito catturati dalla luminosità di Sirio che dominerà il meridiano sud e poi dal corso della Via Lattea che allo zenit incontrerà la costellazione dei Gemelli. Sempre alti in cielo, ma declinanti verso occidente, noteremo nell’ordine Orione, il Toro e il pentagono dell’Auriga. Sono queste alcune delle più note costellazioni invernali, le cui luminosissime stelle formano un esagono un po’ irregolare che rappresenta per il cielo di gennaio quello che Daneb, Vega e Altair rappresentavano per il cielo estivo. Vediamo allora quali sono i vertici di questo esagono partendo da nord e muovendoci in senso orario: iniziamo con la bianca Capella dell’Auriga, quindi incontriamo la rossa Aldebaran nel Toro, Rigel in Orione, Sirio nel Cane Maggiore, Procione nel Cane Minore e Polluce nei Gemelli. Al centro di questo esagono si noterà la luce rossastra di Betelgeuse.

Sul limite dell’orizzonte occidentale scorgeremo Andromeda, i Pesci e la Balena, mentre a sud est noteremo alla sua massima altezza l’evanescente costellazione del Cancro e ad est il Leone, seguito dalla Vergine e dalla Chioma di Berenice, tipiche costellazioni primaverili. A Nord est farà bella mostra di sé l’Orsa maggiore e la testa del Drago, giunto, come Cefeo, al punto più basso della sua orbita circumpolare.

Un’ultima annotazione sui pianeti: a fine gennaio saranno visibili ancora Saturno, appena entrato nella costellazione dei Pesci e, fino alle 21, Giove, che sta per entrare nell’Acquario; al tramonto di Saturno, invece, un po’ dopo mezzanotte, dalla parte opposta dell’eclittica si vedrà spuntare Marte, nella costellazione della Vergine, mentre Venere, nell’Acquario, si potrà scorgere molto bassa sull’orizzonte nelle prime ore del crepuscolo. Niente da fare invece per Mercurio, in congiunzione piena col Sole.

 

Alcune osservazioni

M35

Nella costellazione dei Gemelli troviamo questo ammasso aperto ricco di oltre duecento stelle disposte su un’area pari a quella della Luna piena. L’oggetto si trova facilmente, anche ad occhio nudo (magnitudine di 5,3) vicino alle tre stelle del piede di uno dei Gemelli, ai confini del Toro. Ad un piccolo telescopio dà il meglio di sé in quanto è possibile risolvere gli astri più luminosi ed appare come un ammasso circolare con una distribuzione stellare abbastanza uniforme. La sua distanza dalla Terra è di circa 2800 anni luce. Nei pressi di M35, con strumenti abbastanza potenti, è possibile scorgere NGC 2158, un ammasso stellare più compatto, più ricco di stelle, ma molto meno luminoso, a causa della sua notevole distanza: 16000 anni luce.

 

NGC 2392

Si tratta di una Nebulosa Planetaria assai curiosa e molto nota, specie agli astrofili dotati di camere CCD, in quanto i suoi due anelli concentrici sono molto "fotogenici" e ricordano il volto di un eschimese, da cui il nome di Nebulosa Eschimo. Scoperta da Herschel nel 1787, la nebulosa si trova a circa 3000 anni luce di distanza dal nostro sistema, nella costellazione dei Gemelli ed ha un’età difficilmente stimabile che oscilla tra i 1700 e i 3600 anni, per cui risulta essere una delle più giovani planetarie conosciute. Se vista con grandi telescopi è possibile notare una stellina centrale di decima magnitudine avvolta nel primo anello nebuloso.

 

M44

Situato al centro della costellazione del Cancro, questo famoso ammasso aperto, noto anche con il nome di Presepe, è uno degli oggetti più facilmente riconoscibili ad occhio nudo, tanto che era noto fin dai tempi di Galileo che così descriveva l’oggetto: "La nebulosa chiamata Presepe, non è una stella singola ma un ammasso di oltre quaranta piccole stelle". In realtà le stelle sono più di 200 e un’ottantina almeno sono più luminose della magnitudine dieci. La distanza dell’ammasso è di 525 anni luce, la sua magnitudine visuale è di 3,7 e l’età di circa 400 milioni di anni. Curiosamente, sia la direzione del moto proprio, che l’età di M44 coincidono con quelle delle Iadi, un altro ammasso aperto visibile ad occhio nudo. E’ probabile che questi due ammassi, anche se separati da centinaia di anni luce, abbiano avuto un’origine comune in qualche nebulosa diffusa di gas esistente oltre 400 milioni di anni fa.

 

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La costellazione del mese: Orione

"Le Gallinelle fuggono lo strale già d'Orione, e son cadute in mare."

(G.Pascoli: "L'ultimo viaggio" da Poemi conviviali)

Stelle maggiori

Magn.

distanza

descrizione

Alpha Orionis (Betelgeuse)

0,5/1,3

310 a.l. Supergigante rossa
Beta Orionis (Rigel)

0,1

910 a.l. Supergigante bianco-azzurra
Gamma Orionis (Bellatrix)

1,6

360 a.l. Gigante blu
Delta Orionis (Mintaka)

2,2/6,9

2300 a.l. Stella doppia
Epsilon Orionis (Alnilam)

1,7

1200 a.l. Supergigante blu
Zeta Orionis (Alnitak)

2,0/4,2

1100 a.l. Stella doppia
Theta Orionis (Trapezio)

5,1

1300 a.l. Stella multipla
Kappa Orionis (Saiph)

2,1

1300 a.l. Supergigante blu
Sigma Orionis

3,7

1800 a.l. Stella multipla

 

Posizione

Con la sua schiera di stelle di prima magnitudine Orione è una delle costellazioni maggiormente visibili del nostro cielo e un sicuro punto di riferimento nelle lunghe e fredde notti invernali. Non ha perciò molto senso individuare delle coordinate celesti per rintracciarla: in genere, infatti, si procede nella direzione opposta. Comunque si può dire che la costellazione è lambita dalla Via Lattea e si trova a sud dell’Auriga, altra chiarissima costellazione invernale, e ad ovest della luminosa Procione che, insieme a Sirio e a Betelgeuse (alpha Orionis) disegna un triangolo molto ben visibile. Infine, per individuare Sirio, si è soliti seguire l’allineamento delle tre stelle della cintura di Orione.

 

Il mito

Gigante di straordinaria bellezza e forza fisica, Orione, presunto figlio di Poseidone, è soprattutto noto per le sue eccezionali doti venatorie. Tra le sue imprese si ricorda la liberazione dalle belve della città di Chio, in virtù della quale avrebbe dovuto avere in sposa la figlia del re Enopione. Quest’ultimo, però, per nulla riconoscente nei riguardi del salvatore della sua città, lo fece ubriacare e nel sonno lo accecò con un tizzone ardente, pratica, questa, piuttosto diffusa nell’antichità se è vero che permise ad Ulisse di fuggire dall’antro di Polifemo, anche lui un gigante, anche lui figlio di Poseidone. Il buon Orione, dopo aver vagato a tentoni per molto tempo, incontrò il nano Cedalio e, caricatoselo sulle spalle, lo pregò di rivolgergli il viso verso il sole nascente e in questo modo riacquistò la vista. Capitato in seguito ad alcune vicissitudini amorose nell’isola di Delo, Orione ebbe la sfrontatezza di sfidare Artemide, dea della caccia, nel lancio del disco. La dea, offesa, inviò allora uno scorpione per ucciderlo e per ringraziare l’animaletto dell’azione compiuta, lo trasformò nell’omonima costellazione. Questo mito vive nel cielo, infatti quando le stelle dello Scorpione sorgono ad est, Orione, sconfitto, tramonta ad ovest. La morte di Orione lasciò solo e disperato il fedele cane Sirio, che ululò per giorni e giorni fino a commuovere Zeus che lo trasformò in una costellazione (Cane Maggiore) che è illuminata, infatti, dalla fulgidissima stella di Sirio.

In tempi sempre mitologici, ma un po’ più distante dalle coste elleniche, la costellazione di Orione fu al centro di nuovi incredibili interessi. Sembra infatti che nell’antico Egitto cinque piramidi nella piana di Giza siano state disposte in modo da rappresentare la costellazione, col fiume Nilo come Via Lattea.. Inoltre un condotto d’aria della Grande Piramide è allineato con le stelle della cintura di Orione, mentre l’altro condotto laterale è allineato con Thuban (alpha Draconis), la stella polare del tempo. E’ bene ricordare che a quei tempi, 2500-2700 anni avanti Cristo, Orione rappresentava per gli egizi il dio della morte e primo faraone, Osiride.

 

Descrizione:

La popolarità di Orione è legata, oltre naturalmente alla sua eccezionale visibilità, anche al fatto che è situata in una zona di intensa formazione stellare in un vicino braccio della nostra galassia, che ha al centro M42 (vedi sotto), la famosa Nebulosa di Orione. Gli antichi vedevano nella costellazione la figura di un cacciatore inginocchiato che regge nella mano destra la pelle di un leone e in quella sinistra la clava sollevata. Le tre stelle centrali allineate sono la cintura del cacciatore, dalle quali pende la spada, la già citata M42.

Orione è ricca di luminosi gioielli, primo fra tutti Betelgeuse, una stella variabile distante 650 anni luce e ben 19 mila volte più luminosa del Sole; recenti studi hanno permesso la verifica diretta delle teorie sull’evoluzione stellare: Betelgeuse, infatti, risulta alla fine della sua vita e come le altre supergiganti rosse la sua superficie si espande enormemente e di conseguenza si raffredda. L’altro "gigante", Rigel, il piede del cacciatore, è un astro luminosissimo, il settimo del cielo per splendore apparente e, considerata la distanza notevole dal nostro sistema, si può affermare che Rigel è intrinsecamente molto luminosa. Ma questo gran consumo di energia le costa caro: Rigel è infatti una stella relativamente giovane, di circa 10 milioni di anni, ma si è calcolato che non le rimanga più di un milione di anni prima della sua fine. Molto bella, anche se assai meno luminosa, è sigma Orionis, che rivela tutta la sua complessità già con un piccolo telescopio: si possono infatti notare altre due compagne, una rossa e una blu, di sesta, settima magnitudine, ma accanto ad esse, vicinissima, un’altra stella di decima magnitudine. A completare il quadro, nella stessa area c’è una debole tripla, Struve 761, costituita da un triangolo ravvicinato di stelle di ottava e nona magnitudine.

 

M42

Si tratta certamente di uno degli oggetti di Messier più noti e più spettacolari anche in virtù della sua notevole luminosità che ne consente facilmente la visione ad occhio nudo. Chiamata comunemente "Grande Nebulosa di Orione", è molto fotografata dagli astrofili dotati anche di semplice macchina e cavalletto, perché nella stessa area è possibile inquadrare diversi altri oggetti interessanti, come le stelle della Cintura di Orione, la Nebulosa Testa di Cavallo e il Grande Anello di Barnard. Al centro della vasta nube è possibile distinguere quattro stelle chiamate il Trapezio che illuminano la zona circostante: si tratta di stelle molto giovani e probabilmente diverse altre sono ancora in formazione. Associate con la nebulosa ci sono molte centinaia di stelle variabili irregolari, molto evanescenti, di sedicesima e diciassettesima magnitudine che formano uno degli ammassi stellari più giovani in assoluto: avrebbe infatti solo 300 mila anni.

 

M43

E’ una Nebulosa diffusa considerata parte della Grande Nebulosa di Orione, dalla quale è separata solo da una fascia nebulare oscura, chiamata Bocca di pesce. Pare che la sua luminosità provenga da una piccola stella di nona magnitudine situata al suo centro, intorno al quale sembra si stia formando un piccolo ammasso stellare. Lungo l’orlo orientale di M43 sono visibili delle nubi oscure che sono la caratteristica più nota dell’oggetto.

 

IC 434

Nota anche come Barnard 33 (B33), è una figura oscura proiettata su uno sfondo di nebulosità diffusa di fianco a Zeta Orionis (Alnitak). Il suo profilo molto caratteristico le è valso il nome di Nebulosa Testa di Cavallo. E’ piuttosto difficile da scorgere, ma ciononostante è uno degli oggetti più famosi del cielo, in virtù delle meravigliose fotografie a lunga esposizione che compaiono in tanti libri di Astronomia.

 

M78

Situata a 2.3° nordest da Zeta Orionis, M78 è la nebulosa a riflessione più brillante del cielo. Questo vuol dire che la sua luce non è emessa dal materiale della nebulosa, eccitata e ionizzata da stelle vicine, ma è dovuta alla riflessione e diffusione della luce proveniente da luminose stelle azzurre. La sua distanza di 1600 anni luce, simile a quella di M42, la fanno ritenere appartenente allo stesso sistema.

 

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Il cielo da osservare di Marzo - Aprile

 

Ed ecco la primavera! Questa stagione da tanti attesa perché portatrice delle giornate miti e dei primi fiori, per l’astrofilo si traduce in serate osservative meno gelide, ma soprattutto in una grande quantità di oggetti osservabili. E’ impressionante infatti il numero di galassie che il cielo primaverile torna ogni anno ad offrire ai suoi estimatori e tra queste vi sono alcune tra le più spettacolari in assoluto. Ma cominciamo ad orientarci partendo dalle costellazioni più note. Alle 23 (ora legale) del 31 marzo la costellazione dominante sarà l’Orsa Maggiore, accompagnata, più a sud dal Leoncino e dal Leone, dove splende la brillante Regulus, situata proprio sull’eclittica. Ormai tramontati ad ovest Orione e il Toro, che avevano dominato la scena invernale, ad est cominciano ad affacciarsi il Cigno e la Lira, quasi ad anticipare l’estate ancora lontana, mentre a sud-est dell’Orsa Maggiore, tra lo zenit e l’eclittica, troviamo rispettivamente i Cani da caccia, la Chioma di Berenice e la Vergine. Molto bassa sull’orizzonte nord c’è la Via Lattea, con le costellazioni circumpolari di Cefeo, Cassiopea e della Giraffa, mentre ormai declinante verso occidente c’è l’Auriga, impreziosita dalla bianca luce di Capella.

Le notti primaverili quest’anno sono arricchite anche dalla presenza di molti pianeti. Mercurio sarà visibile fino al 12 marzo al tramonto e da fine mese e per tutto aprile alle prime luci del giorno. Sarà però assai arduo scorgerlo, in quanto molto basso sull’orizzonte e spesso cancellato dalle prime luci dell’alba: il giorno migliore per tentarne l’avvistamento sarà il mattino del 10 aprile. Venere è un fulgido astro della sera e brillerà, verso ovest - nord-ovest, nella costellazione dei Pesci prima, e poi dell’Ariete, battendo in luminosità tutti gli altri corpi celesti. Il 20 marzo avrà un contatto ravvicinato con Saturno, e il rendez-vous sarà reso ancora più spettacolare dalla contemporanea presenza nei paraggi di una stretta falce di luna crescente. Alla fine di Aprile Venere transiterà nella costellazione del Toro, dove sarà possibile ammirarlo accanto alla rossa Aldebaran e all’ammasso delle Iadi. Anche Saturno sarà visibile la sera, sempre più basso sull’orizzonte ovest dove, con l’avanzare della notte, scomparirà alla nostra vista. Giove, dopo diversi mesi di brillante presenza, lascerà i nostri cieli già da metà marzo. Prima di allora sarà possibile scorgerlo all’inizio della sera verso Ovest, sempre nei paraggi di Venere. E finiamo con Marte, il vero protagonista di questi mesi. Sarà infatti visibile per tutta la notte e si muoverà di moto retrogrado fra le costellazioni della Bilancia e della Vergine. In questo periodo Marte è in opposizione al Sole, sorge cioè quando il sole tramonta e viceversa, e si trova anche alla minima distanza dalla Terra: la conseguenza è che il rosso pianeta ci apparirà più grande e luminoso che in ogni altro momento e sarà pertanto nelle condizioni migliori per essere osservato anche solo con l’ausilio di un buon binocolo.

Alcune osservazioni

M99 (foto)

La Chioma di Berenice è una costellazione particolarmente ricca di galassie e, tra queste, M99 è tra le più belle in quanto è una spirale che si presenta in posizione perfettamente frontale, tanto da assomigliare vagamente ad una girandola, da cui il nome, che peraltro condivide con la più nota M33. La regolarità della spirale è in parte turbata da un braccio più lungo sul lato ovest, mentre un altro braccio appare come una raggiera di segmenti. La sua magnitudine è di 9,8 e la distanza dalla Terra è di 55 milioni di anni luce. Negli ultimi trenta anni almeno 3 Supernovae sono scoppiate all’interno di M99.

Degne di nota sempre nella Chioma di Berenice almeno altre tre spirali: M98 (foto), M100 (foto) e M88 (foto), ma tutta questa zona di cielo è ricca di galassie interessanti e pertanto l’osservatore curioso avrà certamente di che sbizzarrirsi.

NGC 4565

Si tratta di un’altra galassia a spirale nella Chioma di Berenice che abbiamo scelto tra le numerose altre in quanto si presenta, al contrario della precedente, perfettamente di taglio. La figura evidenzia bene la bellezza di questo oggetto caratterizzato da una nettissima fascia oscura che lo divide in due parti. La magnitudine di questa galassia è di 9,5, la sua distanza da noi di circa 32 milioni di anni luce e si allontana ad una velocità di 112 Km/s.

M64

Sempre nella Chioma di Berenice, ma un po’ più a nord si trova la galassia M64, altrimenti nota con il nome di Occhio nero a causa di una banda di materia oscura che circonda il nucleo e che le conferisce l’aspetto di un occhio cerchiato di nero. Questo oggetto, molto caratteristico (magnitudine 8,5) è di dimensioni piuttosto ridotte, circa un terzo della Via Lattea. La sua distanza è di 13 milioni di anni luce.

Grande Ammasso della Vergine (foto)

La costellazione della Vergine è relativamente povera di stelle, ma contiene molte galassie e ammassi di galassie, fra cui, appunto, il Grande Ammasso della Vergine, localizzato al confine nord della costellazione. Questo ammasso contiene migliaia di galassie e dista dalla Terra 60 milioni di anni luce. La zona in cui si trovano, sia questo ammasso che le galassie della Chioma di Berenice viste precedentemente, veniva chiamato regno delle galassie già ai tempi di Hubble, nei primi decenni di questo secolo. Vi si possono trovare numerosi oggetti di Messier tra cui segnaliamo la galassia ellittica M87 (foto), una coppia di ellittiche quasi identiche, M84 e M86 (foto), la spirale M90 (foto), l’ellittica M89 e poi ancora M58, M59, M60 (foto) , M61, nonché M104 (foto), la notissima galassia Sombrero.

 

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La costellazione del mese:

Orsa Maggiore ed Orsa Minore

" Le vaste ardeano solitariamente Stelle dell'Orsa nel supremo e tacito Settentrione"

(G.Camerana: "Valle d’Andorno,2" da Poesie)

 

Orsa Maggiore

 

Stelle maggiori

Magn.

distanza

descrizione

Alfa Ursae majoris (Dubhe)

1,8

75 a.l.

Gigante gialla
Beta Ursae majoris (Merak)

2,4

62 a.l.

Bianca
Gamma Ursae majoris (Phecda)

2,4

75 a.l.

Bianca
Delta Ursae majoris (Megrez)

3,4

65 a.l.

Bianca
Epsilon Ursae majoris (Alioth)

1,8

78 a.l.

Bianca variabile
Eta Ursae majoris (Alkaid…)

1,9

160 a.l.

Bianco-azzurra
Zeta Ursae majoris (Mizar)

2,4

25 a.l.

Stella doppia
 

Orsa Minore

 

Stelle maggiori

Magn.

distanza

descrizione

Alfa Ursae minoris (Polaris)

2,1

700 a.l.

Supergigante gialla variabile e doppia
Beta Ursae minoris (Kochab)

2,1

95 a.l.

Gigante arancione
Gamma Ursae minoris (Pherkad)

3,1

230 a.l.

Bianco-azzurra
Epsilon Ursae minoris

4,2

200 a.l.

Gigante gialla doppia

 

Posizione

Fornire delle coordinate per individuare le due costellazioni dell’Orsa è un esercizio piuttosto frustrante: corrisponderebbe più o meno a cercar di riconoscere Piazza S.Pietro non dalla cupola di Michelangelo o dal colonnato del Bernini, ma dall’obelisco neroniano. Infatti è ormai prassi consolidata degli osservatori celesti cominciare a ricercare le costellazioni partendo proprio dall’Orsa Maggiore. Questa costellazione è la terza per estensione e copre una parte notevole del cielo circumpolare settentrionale; al suo interno sono immediatamente individuabili le sette stelle che compongono il Grande Carro dalle quali si parte abitualmente per l’orientamento celeste: infatti sul prolungamento della linea che unisce Merak a Dubhe (Beta e Alfa Uma) si trova la stella Polare e se si prosegue ancora nella stessa direzione ci si imbatte nella costellazione di Cassiopea, mentre il timone del Carro sembra indicare la brillante stella Arturo, nel Bootes. Infine sul proseguimento della congiungente Megrez e Dubhe si trova Capella, nell’Auriga, mentre la diagonale che da Megrez arriva a Merak (Delta e Beta Uma) prolungata cinque volte, giunge fino a Castore, uno dei due fulgenti Gemelli.

Il mito

Ora Maggiore e Orsa Minore, strette compagne nel cielo boreale, hanno naturalmente anche vicissitudini mitologiche comuni che le riconducono al mito di Crono (Saturno). Questi aveva dei gusti alimentari piuttosto discutibili dato che era solito sfamarsi delle carni dei numerosi figli che sua moglie Rea gli confezionava, conscio della nefasta profezia di sua madre che lo voleva detronizzato proprio da una delle sue creature. Quando Rea stava per partorire Zeus, però, si nascose e al padre famelico propose, avvolta nelle fasce, una grossa pietra. Crono la trangugiò senza nemmeno apprezzarne il sapore insolito, sicuro di aver compiuto l’ennesimo infanticidio. Così Zeus crebbe allevato dalle ninfe Elice e Cinosura e, divenuto poi secondo profezia, il re degli dei, per ricompensarle le assunse in cielo, la prima come Orsa Maggiore la seconda come Orsa Minore.

Un altro mito consegna l’origine delle due costellazioni alla ninfa Callisto e a suo figlio Arcade. Questi erano rispettivamente una delle tante amanti di Zeus e uno dei suoi ancor più numerosi figli illegittimi. La disgraziata ninfa fu però costretta a subire l’ira della moglie di Zeus, Giunone (Era) che, pazza di gelosia, la trasformò in un’orsa e la cacciò in una lontana foresta. Il caso volle che molti anni dopo, Arcade si recasse a caccia proprio in quella stessa foresta e Callisto, saputolo, uscisse dal fitto nascondiglio dove si era riparata, per cercare di vedere, anche solo da lontano, il figlio abbandonato fin dalla nascita, incurante o dimentica delle sue fattezze ursine. Come vide l’orsa Arcade prontamente tese l’arco per ucciderla, ma venne provvidenzialmente fermato da Zeus il quale, vista così riunita la famiglia per volere del destino, non se la sentì più di dividerla e pose pertanto madre e figlio in cielo nelle due costellazioni vicine dell’Orsa Maggiore e dell’Orsa Minore.

Descrizione:

La similitudine fra le costellazioni dell’Orsa Minore e dell’Orsa Maggiore è un caso unico nel cielo visibile dai due emisferi. Sette stelle, di cui la settima, la Polare, sembra indicare l’asse del mondo e attorno altre sette stelle in formazione simile, anche se in scala maggiore, visibili tutto l’anno nell’emisfero Nord. Agli occhi dei Romani queste stelle non disegnavano un’orsa o un carro, ma erano sette buoi, Septem Triones in latino, da cui discende il termine Settentrione per designare il nord che queste stelle indicano nel cielo.

L’Orsa Maggiore serviva anticamente anche per segnalare le stagioni: essa è infatti la costellazione più bassa sull’orizzonte nord all’equinozio d’autunno e, al contrario, è la più alta, dopo l’Orsa Minore, all’equinozio di primavera.

La zona di cielo occupata dall’Orsa Maggiore è particolarmente ricca di galassie e di oggetti non stellari alcuni dei quali alla portata anche di piccoli telescopi. Vediamone alcuni:

M81 - M82 (foto)

Sono due galassie a spirale che formano insieme ad altre sorelle minori (NGC 2976, NGC 2366, NGC 2403, NGC 3077,…) un gruppo assai vicino a quello cui appartiene anche la nostra Via Lattea: solo 11 milioni di anni luce. La più appariscente di queste galassie è senz’altro M81 la quale, grazie alla sua magnitudine di 6,8 e alla sua presentazione quasi frontale è, tra gli oggetti di questo tipo, uno dei più facili ed appaganti da osservare. Nel 1993 esplose in M81 una Supernova (1993J) che raggiunse la magnitudine massima di 10,5.

Molto più piccola, magnitudine 8,4, è M82 che con la vicina M81 forma una notevole coppia fisica. In tempi cosmicamente recenti c’è stato un incontro ravvicinato fra queste due galassie e ad averne la peggio è stata la più piccola che si è notevolmente deformata, ma ha anche lasciato alcune tracce in un braccio della spirale di M81 che presenta un’ insolita struttura lineare scura nella parte inferiore sinistra. Ancora oggi, sebbene siano in fase di allontanamento, le due galassie sono molto vicine, dato che i loro nuclei distano solo 150.000 anni luce.

M97 (foto)

E’ una nebulosa planetaria nota con il nome di Nebulosa Gufo per la curiosa somiglianza con il volto di questo uccello. E’ piuttosto vasta, circa 3’ di diametro, ma molto fioca, con una magnitudine di 10,2, ed è quindi un oggetto di non facile osservazione. La distanza di questa nebulosa è molto incerta.

M101 (foto)

E’ una famosa galassia a spirale distante 16 milioni di anni luce e situata a 5°,30’ da Mizar. Le fotografie a lunga esposizione mostrano che è una galassia visibile di faccia, con spirali molto ben sviluppate, ma ad un telescopio medio-piccolo appare solo come una macchia lattiginosa di 8° magnitudine, grande più della metà del diametro apparente della Luna piena.

M109 (foto)

A Sud Est di Phecda (gamma Uma) si trova questa bellissima galassia a spirale di decima magnitudine, distante dalla Terra 55 milioni di anni luce. La sua bassa luminosità superficiale la rendono un oggetto poco adatto all’osservazione visuale, e forse anche per questo Messier ai suoi tempi non la inserì nel suo catalogo, ma con una camera CCD è possibile ottenere delle immagini molto interessanti, se si riesce ad escludere dal campo la vicinissima Phecda, stella di seconda magnitudine che infastidisce alquanto. Dalle foto si notano una struttura regolare e dei bracci sottilissimi intorno al nucleo barrato. Nel 1956 in M109 esplose una supernova che raggiunse la magnitudine 12,5.

 

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Il cielo da osservare  di Maggio - Giugno

 

Siamo nella stagione delle piogge, tanto attesa da tutti perché anticipa l’estate e la fine delle scuole, ma temuta dagli astrofili che vedono due calamità calarsi sul loro capo: le nubi, molto frequenti in questo periodo soprattutto nelle nostre zone, e le notti sempre più corte. Il 22 giugno, il dì seguente al solstizio, il giorno durerà ben 15 ore e 29 minuti e sarà il più lungo dell’anno. Ciò si traduce in una forte riduzione delle serate osservative che non potranno partire prima delle 22,30/23 e finire dopo le 4,30. C’è comunque tempo a sufficienza per osservare il cielo di fine primavera e per ammirarne alcune preziose gemme. Nubi permettendo, naturalmente.

Dunque, a fine maggio, intorno alle 22, si noterà lungo la direttrice che va dallo zenit verso l’orizzonte Sud l’Orsa Maggiore, la cui coda incurvata indica Arturo nel Bootes e, a seguire, Spica nella Vergine, lungo l’eclittica. Sotto l’Orsa, si troveranno le deboli stelle dei Cani da caccia e sotto ancora la Chioma di Berenice, mentre ad est di Arturo culmina la Corona Boreale e continua ad alzarsi il vicino Ercole. Ancora più ad est è ormai sorta la Via Lattea estiva, con le sue costellazioni principali della Lira, del Cigno e del Sagittario, ancora molto basso, mentre a sud-est, attraversato dall’equatore celeste, sta salendo l’Ofiuco, insieme al suo ricco bagaglio di ammassi globulari.  Ad Ovest invece ci stanno lasciando il Cancro e il Leone che ritroveremo solo il prossimo autunno.

Per quanto riguarda i pianeti il mese di maggio ha due indiscutibili protagonisti: Marte e Venere. Il primo sarà sulla scena per tutta la notte e risplenderà con la sua luce rossa fino ai primi segni dell’alba. Dopo il tramonto di Venere e prima del sorgere di Giove, che però non sarà visibile fino a giugno, Marte resterà l’unico dei pianeti luminosi visibile nei nostri cieli. Pure Venere avrà nel mese di maggio il suo periodo di maggior fulgore, tanto che sarà visibile, prima di tramontare, fino oltre le 23. Poi la sua bianchissima luce lascerà il campo ai rossi riflessi di Marte. In giugno invece il firmamento godrà della presenza di più pianeti. Giove riapparirà la mattina presto a Est-Nord-Est nella costellazione dei Pesci e anticiperà di oltre un’ora il suo sorgere nel corso del mese. Lo spettacolare pianeta ci farà compagnia per quasi un anno, attraversando tutta la volta stellata e mostrandosi al massimo del suo fulgore in ottobre. Mercurio si comincerà a vedere chiaramente a Ovest-Nord-Ovest verso la metà di giugno, dato che prima si confonderà con le luci del crepuscolo. E’ quindi un brillante astro della sera in questo periodo, ma purtroppo già alla fine del mese, ricomincerà a calare e ad avvicinarsi nuovamente al Sole, sparendo presto alla nostra vista. E concludiamo con lo splendido Saturno, che torna a farsi vedere dopo un breve periodo di latenza: sorge all’alba, nella costellazione dell’Ariete, quaranta minuti dopo Giove, e lo inseguirà, anticipando anch’esso, nel corso del mese, la sua apparizione. Giove e Saturno si stanno “avvicinando” e il prossimo anno, proprio in questi mesi, avremo una spettacolare congiunzione fra i due maggiori pianeti del nostro sistema: speriamo almeno che allora nessuno tiri nuovamente in ballo qualche storia di Ufo o di dischi volanti!

Alcune osservazioni

M51 (foto)

Quello con M51 è proprio un incontro da non perdere! Situata nella costellazione dei Cani da Caccia a pochi gradi da eta Orsa Maggiore, questa galassia a spirale è indubbiamente una delle meraviglie del nostro cielo e anche uno degli oggetti più curiosi e più studiati. La particolarità di M51 consiste nel fatto che è accompagnata da una galassia minore, NGC 5195, con la quale interagisce con un evidente passaggio di materiale stellare da un corpo all’altro. Nella ripresa fotografica si esaltano le due bande più scure di polveri che formano una spirale quasi circolare che ha il centro nel luminosa nucleo della galassia. M51 è un oggetto di ottava magnitudine che dista, secondo le ipotesi più recenti, poco più di venti milioni di anni luce. Nel 1994, vicino al suo nucleo, scoppiò una Supernova di 13° magnitudine.

M94

Si tratta di un’altra bellissima galassia a spirale nei Cani da Caccia che, grazie al suo nucleo luminosissimo, è possibile individuare anche con un binocolo, anche se è certo che è all’osservazione telescopica che l’oggetto mostra tutte le sue caratteristiche: un nucleo molto grande e dei bracci invece corti e appena percettibili nelle zone esterne. In fotografia si possono notare molte altre particolarità, per esempio la presenza di numerosissimi piccoli bracci sottili e un forte divario di luminosità fra zone centrali e zone periferiche della galassia. La magnitudine visuale è di 8,2 e la distanza 15 milioni di anni luce.

M3 (foto)

E’un altro interessante oggetto dei Cani da Caccia, un luminoso ammasso globulare, con un’alta concentrazione di stelle, si stima che siano oltre un milione, che lo rendono uno dei più belli della categoria. Rintracciarlo non è difficile in quanto si trova circa a metà strada fra Arturo e la stella alfa dei Cani da Caccia, nei pressi di una stella di sesta magnitudine; inoltre la sua magnitudine di 6,3 ne consente l’osservazione anche con il solo binocolo, sebbene non si possano distinguere in questo modo le singole stelle. Degna di nota è la ragguardevole età dell’ammasso: circa 13 miliardi di anni, un’età assai vicina a quella dell’universo!

M10

Ecco un altro bell’ammasso globulare situato questa volta nell’Ofiuco, una costellazione che si estende nella Via Lattea estiva, verso il centro della nostra galassia: ne consegue che questa costellazione è particolarmente ricca di ammassi globulari che, come si sa, sono tra gli oggetti non extra-galattici, tra i più vecchi e distanti. M10 dista circa 14800 anni luce e si trova nelle vicinanze di M12, un ammasso in tutto simile per dimensioni, luminosità e distanza dalla Terra. Si consiglia la visione al binocolo in quanto con questo strumento è possibile inquadrare contemporaneamente i due oggetti che appaiono come due macchioline lattiginose circondate da piccole stelline.

Senza soverchie difficoltà è possibile rintracciare gli altri cinque ammassi globulari di Messier “ospitati” dall’Ofiuco: M9, al limite est della costellazione, M14, in una zona povera di astri a sud-ovest di Gamma Oph.,  M19, 7° ad est della luminosa Antares,  M62, sull’orlo meridionale della costellazione, e M107, il più debole della compagnia. Si ricorda comunque che in tutto gli ammassi globulari dell’Ofiuco sono ben 24 sui 150 conosciuti della nostra galassia.

 

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La costellazione del mese: Bootes

E tu pur anche coll'infranto carro / rovesciato cadrai, tardo Boote, / tu degli artici lumi il più gentile?

(V.Monti: da Poesie e poemi  “Pensieri d'amore”)

BOOTES

Stelle maggiori

Magn.

distanza

descrizione

Alfa Bootis (Arcturus) -0,04 36 a.l. Gigante rossa
Beta Bootis (Nekkar) 3,5 140 a.l. Gigante gialla
Gamma Bootis (Seginus o Haris) 3,0 105 a.l. Bianca
Delta Bootis 3,5 140 a.l. Gigante gialla - doppia
Epsilon Bootis (Izar) 2,7 150 a.l. Gigante arancione - doppia
Eta Bootis (Muphrid) 2,7 Gigante Giallo-arancione
Mu Bootis (Alkalurops) 4 59 a.l. Bianca-azzurra - tripla

 

Posizione

E’ una costellazione molto antica, il suo nome in greco (Boòtes) significa bovaro, guardiano dei buoi, quindi anche pastore o bifolco, tutte terminologie oggi ampiamente in uso pur se riferite alla stessa costellazione. A fine primavera ed inizio estate il Bootes è una delle costellazioni principali del cielo boreale e culmina a mezzanotte verso la fine di maggio. E’ facilissima da individuare grazie alla fulgida Arturo, quarta stella più brillante del cielo. Come il nome della sua stella alfa lascia presagire (Arturo in greco significa "guardiano dell'orsa"), il Bootes si trova vicino all’Orsa Maggiore, anzi può essere trovato prolungando la coda dell’Orsa verso sud-est. Ad est lo segue la Corona Boreale, ad ovest vi sono i Cani da caccia, compagni inseparabili del pastore, mentre a sud, lungo l’eclittica, si trova la Vergine.

Il mito

Secondo il greco Eratostene (280 ca a.C.-195 ca a.C.) il mito di questa costellazione si ricollega a quello dell’Orsa Maggiore. L’antico ed illustre letterato infatti sosteneva che il Bootes rappresentava Arcade, figlio di Zeus e della ninfa Callisto, di cui avevamo già narrato le tragiche vicende nello scorso numero di Cortina Astronomica. Eratostene però, ci ha lasciato una versione diversa, altrettanto degna di essere raccontata.

Un giorno Zeus venne invitato a pranzo dal padre della ninfa Callisto, il re di Arcadia Licaone. Questi, che non sperava nell’arrivo del dio alla sua tavola, quando se lo trovò davanti se ne meravigliò molto, tanto da pensare che sotto le spoglie di Zeus si nascondesse un truffatore. Per metterlo alla prova escogitò allora un espediente decisamente spropositato: in mezzo alle carni di una ricca grigliata mista fece cucinare anche le sfortunate spoglie di suo nipote Arcade, fatto uccidere per l’occasione, conscio del fatto che, se l’invitato fosse stato veramente Zeus, avrebbe facilmente riconosciuto il figlio tra bistecche e salsicce e gli avrebbe ridato la vita. Nel caso contrario a Licaone sembrava giusto punire in questo modo un dio che si prendeva gioco di lui e dei suoi sinceri inviti. Zeus naturalmente non ci mise troppo a riconoscere con orrore la natura di quella grigliata e, giustamente inferocito con Licaone, gli fulminò all’istante i suoi tre figli (forse i veri artefici del misfatto) e trasformò Licaone in un lupo (niente a che vedere con l’omonima costellazione, però). Subito dopo ricompose il corpo di suo figlio Arcade e gli ridiede la vita. E così Arcade crebbe sotto le cure della ninfa Maia e lontano dalla madre, già trasformata in orsa per poi incontrarla solo molti anni dopo quando, durante una partita di caccia stava per fulminarla con una freccia. Qui intervenne Zeus che, per salvare la famiglia, li portò entrambi in cielo e diede loro le forme dell’orsa e del custode dell’orsa, appunto il Bootes, la cui stella più brillante porta nel suo nome l’origine mitologica della costellazione.

Il poeta Arato (315 a.C.-240 a.C.) descrisse il Bootes come un pastore che fa girare l’Orsa attorno al polo e più tardi al pastore vennero pure donati due cani, rappresentati dalla vicina costellazione dei Cani da Caccia.

Descrizione:

La forma caratteristica del Bootes è la “Y”o l’aquilone, alla cui base si trova la già più volte citata Arturo, quarta stella del cielo in ordine di magnitudine, una gigante rossa il cui diametro è 24 volte quello del nostro Sole. Oltre alla elevata luminosità e al fatto di essere una delle poche giganti vicine a noi, Arturo ha anche un’altra particolarità: la rapidità con cui si sposta nel cielo. Negli ultimi 2000 anni si sarebbe spostata di uno spazio equivalente a due diametri apparenti della Luna, molto più delle altre stelle luminose del firmamento. Oggi si sta spostando velocemente verso il cielo australe e purtroppo fra soli 30 mila anni non la vedremo più alle nostre latitudini. Qualche decina di anni fa Arturo godette di un’improvvisa, quanto particolare pubblicità che la rese nota in tutto il mondo: la sua luce, infatti, focalizzata da un telescopio su una cellula fotoelettrica, servì ad accendere le luci dell’Esposizione Universale di Chicago del 1933.

Bootes presenta anche altre gemme oltre ad Arturo: Izar (epsilon B.) è una splendida stella doppia dai contrastanti colori, chiamata non per nulla da Struve, Pulcherrima, ossia la bellissima. Delta B. è una coppia larga di stelle di luminosità assai differente: la primaria è di magnitudine 3,5 ed è di colore giallo-arancione, la secondaria è di ottava magnitudine ed è di colore giallo. Infine le principali variabili: 34 W B., vicina ad Izar e visibile ad occhio nudo e 44 Iota B. di magnitudine variabile tra 5,8 e 6,4.

NGC 5466

La zona di cielo occupata dal Bootes è molto povera di oggetti luminosi del deep-sky, tanto che NGC 5466, un ammasso globulare di nona magnitudine, è di certo il più appariscente. Situato a 5°E da M3, il brillante ammasso di cui si parla in altre parte della rivista, NGC54666 è molto flebile ed osservabile con difficoltà a causa della debolezza degli astri che lo compongono, che raggiungono al massimo la quindicesima magnitudine. A questa debolezza intrinseca si aggiunge anche la notevole distanza dal nostro sistema, di oltre 47.000 anni luce.

NGC 5248

Sulla linea immaginaria che unisce Izar ad Arturo si trova questa galassia a spirale di decima magnitudine, la più luminosa del Bootes. Di forma ovale con un nucleo molto schiacciato, NGC5248 si presenta quasi frontalmente ed è pertanto adatta alle riprese col CCD, considerata anche la sua posizione abbastanza alta nel cielo, circa 50° al di sopra del meridiano.

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