L’Aurora Boreale del 30 ottobre 2003

 

Esistono dei fenomeni in natura che per la loro rarità e spettacolarità restano impressi per tutta la vita nella mente di chi li osserva. Uno di questi è senz’altro l’aurora boreale, che dalle nostre latitudini si può vedere soltanto raramente (una o due volte ogni 10 anni). Se a ciò si somma la possibilità che anche le condizioni meteo siano favorevoli e che in quel momento si possa essere all’esterno per osservarla (ricordiamo che le aurore appaiono solitamente attorno alla mezzanotte), ci rendiamo conto che in tutta la nostra vita potremmo ammirarne, forse, un paio. Fortunatamente i mezzi mediatici a nostra disposizione ci vengono in soccorso e la notizia che a fine ottobre sul Sole si fossero verificate delle grosse esplosioni con conseguente emissione di potenti flussi energetici verso la Terra ha messo in allerta gli osservatori di mezzo mondo per la possibilità concreta di poter assistere ad una aurora boreale anche dalle medie latitudini americane ed europee.

Ma cosa sono in realtà: l’aurora boreale è la più conosciuta delle due aurore polari e si osserva nelle regioni circostanti il Polo Nord, mentre quella del Polo Sud è chiamata aurora australe. Osservabili di notte, con la massima frequenza fra i 60° e i 70° di latitudine, si formano tra i 100 e i 1000 chilometri di distanza dalla Terra. Sono visibili soltanto durante i periodi di forte attività solare che si verificano ogni 11 anni circa, e si presentano come sfavillanti bande di luce multicolori. Sono generalmente bianche, verdi, rosse o gialle e hanno la forma di archi o di drappeggi che attraversano la cupola celeste. Anche se non se ne conoscono ancora le cause certe, l’origine delle aurore è probabilmente in correlazione con l’attività delle macchie solari. Si ritiene infatti che il flusso di radiazioni che provengono dal Sole, nel momento in cui si scontra con la ionosfera (la parte dell’atmosfera più distante dalla superficie terrestre), venga deviato verso i poli. Qui interagisce con i gas atmosferici che, eccitandosi elettricamente, emettono una luce caratteristica.

 

Esiste un sito in internet ( http://www.spacew.com/www/aurvis.gif ) che segnala 24 ore su 24 l’attività aurorale del globo, mentre una specifica mailing-list invia un e-mail o un sms ogni qual volta si prospettino le possibilità concrete di una aurora boreale alle basse latitudini. E’ ciò che è successo per i giorni 28 e 29 ottobre, durante i quali però il cielo a Cortina risultava coperto. Per la sera seguente non venivano segnalate grandi possibilità ed invece, quello che nessuno più si aspetta, per uno strano disegno del destino diventa realtà. Quella notte il cielo sopra Cortina si è improvvisamente “acceso”, come se dietro le montagne fosse scoppiato un immenso incendio.

Erano le 22,25 quando una telefonata di un’amica (che ringrazio infinitamente) mi svegliò di soprassalto. Guardai l’orologio ed un po’ preoccupato mi recai all’apparecchio: “Corri subito fuori, mi disse, c’è l’Aurora Boreale!”. Ringraziata frettolosamente, uscii ancora in pigiama e li mi si parò dinnanzi uno spettacolo grandioso: tutto l’orizzonte nord era non più nero, ma rosso, con striature verticali di maggiore intensità luminosa. A prima vista poteva sembrare un colorato tramonto, come se ne vedono in questa stagione dalle nostre parti quando il cielo è leggermente velato, ma immerso nel chiarore rossastro erano perfettamente visibili le costellazioni boreali, da Cassiopea al Grande Carro, con tutte le stelle che spiccavano con la loro luce puntiforme in quel mare scarlatto.

Giusto in tempo per avvisare mia moglie, i miei figli ed un paio di amici, che l’aurora iniziò lentamente, ma inesorabilmente a scemare. Lo spettacolo comunque continuò ancora per più di un’ora e, con un ultimo guizzo d’intensità attorno a mezzanotte, l’aurora scomparve definitivamente verso le regioni polari da dove era venuta, lasciandoci solamente il ricordo di quel magico momento, rafforzato però dalle fantastiche immagini catturate dalla nostra macchina digitale.

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