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Cosa sono le stelle cadenti

Il nostro pianeta, che viaggia intorno al Sole ad una velocità elevatissima, al di sopra dei 100.000 Km/h, ha per sua fortuna spazi perennemente vuoti davanti a sé, per cui non ci sono molte probabilità che incontri ostacoli in questa sua folle corsa. Ma lo spazio non è sempre completamente vuoto; esso è cosparso di granelli di polvere e da qualche rara pietruzza vagante, e quando la Terra li incontra nel suo percorso, questi entrano nella nostra atmosfera ad una velocità combinata di qualche centinaio di Km. al secondo. A questa velocità l'attrito con l'atmosfera è così intenso che l'oggetto si surriscalda immediatamente fino a raggiungere una temperatura di diverse migliaia di gradi e, se il granello di polvere è piccolo, esso brucia completamente in una frazione di secondo e lascia in cielo solo una brillante, effimera scia luminosa e un pezzetto di cenere vaporizzato che galleggia nell'aria. Se è buio si può vedere quell'effetto che è comunemente chiamato "stella cadente" o "stella filante". Ogni notte dell'anno è possibile scorgere almeno una decina di stelle cadenti che rappresentano una sorta di ricompensa del cielo a chi lo ha così a lungo osservato.

 

Gli sciami meteorici

Qualche volta la Terra non incontra nel suo veloce cammino solo dei granelli isolati di polvere, ma uno sciame più concentrato. In questi casi si potranno vedere molto più di una decina di stelle cadenti, fino a 50 o addirittura 100 meteore per ora. Questi sono gli sciami di meteore che anno dopo anno ritornano puntuali sempre nello stesso periodo. Abbiamo così lo sciame delle Lyridi il 21-22 Aprile, quello pascoliano e famosissimo delle Perseidi, l'11-12 agosto, quello delle Leonidi, il 17 novembre, delle Geminidi il 13-14 dicembre, e così via. (le denominazioni appena viste derivano dal nome della costellazione da cui sembrano partire le meteore, che naturalmente però non nascono da quelle costellazioni, ma sembrano, per un effetto ottico avere lì la loro origine)
Il motivo per cui questi sciami di meteore ritornano anno dopo anno sempre nella stessa data dipende dal fatto che la Terra proprio in quei giorni attraversa con la sua orbita delle zone con una forte concentrazione di polveri e frammenti spaziali. Questi oggetti non sono stazionari, nulla nello spazio è veramente stazionario, ma sono anch'essi in orbita intorno al Sole, esattamente come la Terra. Ma le due orbite non coincidono e nel momento in cui esse si incontrano, nello stesso giorno ogni anno, noi vediamo per alcune ore sciami di meteore tracciare il cielo.

 

L'origine degli sciami

Le responsabili di queste concentrazioni di polvere sono le comete. Le comete sono blocchi di polvere e ghiaccio tenuti sommariamente insieme e mentre le comete orbitano intorno al Sole seminano lungo il percorso una gran quantità di piccolissimi detriti. L'orbita delle comete non attraversa quella della Terra, ma quando il nostro pianeta negli anni successivi attraverserà la pista di polveri lasciata dalle comete si verificherà la pioggia di meteore. In certi casi si può addirittura identificare la cometa genitrice di una pioggia di meteore. Le Perseidi, per esempio, sono associate al passaggio della cometa Swift-Tuttle, le Leonidi a quello della cometa Tempel-Tuttle, mentre la notissima cometa di Halley ha dato origine a due sciami, delle Orionidi e delle Eta Aquaridi, in quanto la Terra incontra l'orbita della Halley in due punti.
Cosa accadrebbe se la Terra non si limitasse solo ad attraversare l'orbita di una cometa passata anni prima, ma passasse piuttosto molto vicino alla cometa, immediatamente dietro la sua orbita? Evidentemente ci sarebbero molti più frammenti e polveri lungo il cammino e la conseguente pioggia di meteore sarebbe molto più intensa. In questi casi si può arrivare ad avere fino ad un centinaio di meteore al minuto e sono stati documentati dei casi in cui per un periodo brevissimo sono state avvistate fino a cento meteore al secondo! Questi casi sono molto rari, tanto che l'ultimo che si ricordi risale alla pioggia delle Leonidi del 12-13 novembre 1833. Quello che accadde allora era lontano da quanto si era mai immaginato prima. Per molte ore sugli Stati Uniti caddero migliaia e migliaia di meteore contemporaneamente, tanto che la gente venne fatta alzare in fretta dai letti e tutti credettero che il cielo fosse di fuoco e che naturalmente ci fosse la fine del mondo e che non avrebbero visto il mattino seguente. Si stima che furono oltre 240.000 le meteore che popolarono il cielo americano in quella notte di novembre! Non una di esse arrivò a toccare il suolo terrestre. L'unico essere vivente ad aver subito danni da una stella cadente fu uno sfortunatissimo cane egiziano che, molti anni fa, venne colpito e ucciso da una minuscola meteora. E' stato calcolato che è più probabile essere colpito dai lampi sette volte di fila durante un temporale che essere colpito da una meteora.

 

Lo show ritorna

Quando le Leonidi tornarono nel 1834, si ebbe ancora un bello spettacolo, ma niente a che vedere con lo show dell'anno precedente. Un'altra grande pioggia di meteore si ebbe invece nel 1866 e gli astronomi predissero un ciclo di pari intensità ogni 33 anni, ma sia nel 1899 che nel 1933 le attese furono deluse. Si pensò allora che forse non ci sarebbero stati più dei fenomeni eccezionali, ma invece nel 1966 si verificò un'altra imponente pioggia di meteore sugli Stati Uniti Occidentali: per un periodo che durò meno di un'ora si videro in media circa 40 meteore/secondo. Gli studi degli astronomi stabilirono ben presto che la pioggia delle Leonidi era causata dall'incontro della Terra con l'orbita della cometa Tempel Tuttle e che questo incontro risultava più ravvicinato ogni 33 anni, ma la teoria non riuscì a fornire risposte adeguate al fatto che nel 1899 e nel 1933 la pioggia di meteore non si verificò.

 

La cometa Tempel Tuttle

La Tempel-Tuttle ha un periodo orbitale di 33,25 anni, che la spinge all’afelio, il punto più lontano della sua orbita dal Sole, oltre il pianeta Urano. La cometa passa invece al perielio ad una distanza di 0,97 unità astronomiche dal Sole, quindi all’interno dell’orbita terrestre, orbita che interseca in direzione contraria al movimento del nostro pianeta.
Le meteore associate a questo sciame hanno perciò un’altissima velocità di penetrazione nella nostra atmosfera (circa 70 km/sec.) molto maggiore di quella degli altri sciami meteorici.
La cometa Tempel-Tuttle è passata al perielio nell’inverno del 1998. Come si è visto, quasi sempre, un anno o due dopo il passaggio nei pressi del Sole, si è verificata una elevatissima attività dello sciame, con decine di migliaia o addirittura centinaia di migliaia di meteore all’ora. Così è successo nel 1799, nel 1833, nel 1866 e nel 1966. Questi grandiosi fenomeni hanno però avuto una durata molto limitata nel tempo, al massimo di due-tre ore, segno questo che la cometa è probabilmente molto giovane ed ha sicuramente immesso in orbita solo una quantità limitata di polveri.

 

Cosa succederà quest'anno?

Ci si può aspettare per il 17/18 novembre 1999 una grande pioggia di stelle cadenti? Molti esperti sono ottimisti, in quanto le condizioni astronomiche e geometriche di quest’incontro sono del tutto simili a quelle verificatesi nel periodo 1965/66, quando ci fu l’ultimo imponente fenomeno. Allora la Tempel-Tuttle passò al perielio nella primavera del 1965 e in novembre di quell’anno, circa quindici ore prima del massimo previsto, si osservò un improvviso aumento dell’attività meteorica, con un secondo picco alcune ore dopo. La stessa cosa si è verificata l’anno scorso, quando un improvviso aumento dell’attività delle Leonidi sorprese tutti (noi compresi che stavamo bellamente dormendo) la mattina del 17 novembre, anziché la sera, con due picchi praticamente identici a quelli del 1965 (vedi figura).


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Nel 1966 lo spettacolo, visibile solo dall’America settentrionale, fu grandioso, con 2.000-3.000 meteore al minuto per quasi un’ora. Quest’anno invece, tra il 17 e 18 novembre, i fortunati dovrebbero essere gli europei, che avranno verso le tre di notte del giorno 18 la costellazione del Leone alta in cielo. Attorno a quell’ora dovrebbe iniziare la grande pioggia meteorica che potrebbe mostrare decine di "stelle cadenti" al secondo. Considerando anche che il disturbo lunare sarà terminato (la Luna al primo quarto, infatti, tramonterà poco dopo l’una di notte), potremmo davvero assistere ad uno spettacolo pirotecnico naturale di notevoli proporzioni.
Stiamo attenti però a non ripetere l’errore dello scorso anno, e restiamo vigili anche nella notte tra il 15 ed il 16 e soprattutto in quella tra il 16 e 17; potrebbero esserci delle sorprese!

 

Come vedere lo show

Per godersi l'evento ci sarà bisogno di una sola cosa: di cieli oscuri. I luminosi cieli cittadini impediranno infatti di scorgere la maggior parte delle meteore. Non è richiesto nessun equipaggiamento di qualsiasi genere in quanto telescopi o binocoli sono solo un intralcio perchè riducono eccessivamente il campo visivo. Ci si porti dietro dei vestiti caldi, una comoda sedia a sdraio e si è già pronti per lo show, con la consapevolezza di dover star svegli anche molte ore dopo la mezzanotte. Naturalmente non c'è una garanzia assoluta di rivedere quest'anno lo stesso spettacolo del 1833 o del 1966, ma secondo il modello statistico è assai probabile che accada. E se poi, facendo le corna, la pioggia delle Leonidi non dovesse esserci, teniamo conto che una notte sotto le stelle è pur sempre una meravigliosa esperienza, specie se si è in buona compagnia e si può sorseggiare qualche bibita calda.

 

Come fotografare le Leonidi

Per chi volesse immortalare questi indimenticabili momenti consigliamo di dotarsi di una pellicola molto sensibile, 800 ASA e oltre, ed un obbiettivo grandangolare (meglio se 24 o 28 mm) impostato alla massima luminosità possibile. Lo si punterà in direzione della costellazione del Leone e, facendo delle riprese di 10-15 minuti, meglio se inseguite, si registreranno quante più meteore possibile. Per chi volesse arricchire l’immagine con elementi del paesaggio, dovrà dotarsi di obbiettivi super-grandangolari (16 o 20 mm di focale) tenendo nel limite inferiore del fotogramma il paesaggio stesso. Se la pioggia dovesse essere davvero molto intensa si potranno limitare i tempi d’esposizione a 2-3 minuti o anche meno, con il risultato di avere delle immagini stellari più ferme.

Foto o non foto l’importante sarà comunque poter dire un domani: ‘’…quel giorno c’ero anch’io!’’

Alessandro Dimai        

Marco Migliardi       

 

 

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