SCOPERTA UNA SUPERNOVA AL COL DRUSCIE’

Sembrava uguale a tante altre quella sera del 12 febbraio al Col Drusciè; una notte limpidissima, ma molto ventosa e fredda. Dopo una serie di fotografie ad oggetti estesi iniziammo l’abituale ricerca di supernovae in galassie esterne, che ormai da diversi anni svolgiamo nell’ambito di un programma a livello internazionale.

Una supernova è una stella di grande massa che occasionalmente esplode all’interno di una galassia e diventa tanto luminosa da rendersi visibile a grandissime distanze, addirittura nelle galassie lontane centinaia di milioni o miliardi di anni luce. Purtroppo l’evento è molto raro, una o due al secolo in una galassia di grandi dimensioni. Si pensi che l’ultima supernova esplosa nella nostra Via lattea risale al lontanissimo 1604 e fu osservata da Keplero risplendere nella costellazione di Ofiuco. Per riprenderne una è quindi necessario scandagliare centinaia o migliaia di galassie esterne alla nostra.

Troppe notti infruttuose ci avevano ormai quasi scoraggiati nella ricerca, ma quella sera qualcosa successe sin dalla primissima foto. La galassia era una spirale gigante dal nome, o per meglio dire dalla sigla, totalmente anonima, che non lascia spazio ad alcuna poesia: NGC 2595. Questo debole oggetto si trova ad una distanza di oltre 200 milioni di anni luce nella direzione della costellazione del Cancro. In quel momento all’osservatorio eravamo soltanto in due ed il mio amico Marcello, spinto da chissà quale presentimento, mi disse: "Iniziamo da questa galassia … NGC 2595 …, mi ispira!" Dopo gli abituali 60 secondi di posa, la telecamera elettronica ci restituì sul monitor del computer l’immagine dell’oggetto, che subito confrontammo con quella che avevamo in archivio. Immediatamente ci rendemmo conto che qualcosa di nuovo era accaduto, in quanto su uno dei bracci a spirale della galassia era presente una nuova stellina. Purtroppo molte altre volte avevamo dovuto soffocare i nostri entusiasmi, in quanto la presunta supernova si era poi rivelata essere tutt’altra cosa: ad esempio un asteroide che transita davanti alla galassia, oppure un difetto della fotografia o altro ancora. La prudenza era quindi d’obbligo, e subito riprendemmo diverse immagini per confermare, prima di tutto a noi stessi, che si trattava realmente di una stella che era esplosa all’interno di NGC 2595. Più foto facevamo, più le nostre speranze aumentavano in quanto, anche con il trascorrere del tempo, la stellina era sempre lì, nella stessa posizione. L’asteroide, che invece si muove tra le stelle, era perciò da escludere e non ci restava altro da fare che verificare se la supernova (ormai certa) non fosse già stata scoperta da altri molto tempo prima. Telefonammo all’amico astrofilo Mirko Villi, di Forlì, che coordina via Internet a livello mondiale le osservazioni di tutti gli astrofili.

Ci raccontò che lui stesso aveva ripreso la galassia NGC 2595 il 6 febbraio e che allora non era visibile alcun che. Ci dette buone speranze ed infatti, dopo le opportune verifiche, ci confermò che avevamo scoperto la nostra prima supernova! L’entusiasmo dei presenti, che nel frattempo erano aumentati con l’arrivo di altri soci che probabilmente avevano "odorato" che qualcosa di speciale stava accadendo al Col Drusciè, andò letteralmente alle stelle e questo fu solo leggermente scalfito dalla notizia che Villi ci dette che un certo Arbour, astrofilo inglese, aveva fotografato la stessa supernova qualche ora prima di noi. La notizia non era però ancora stata data alla comunità astronomica mondiale, e quindi la nostra scoperta è da considerarsi del tutto indipendente e valida, anche se nelle circolari dell’Unione Astronomica Internazionale compare il solo nome di Arbour.

La supernova, subito ribattezzata dagli astronomi con la fredda sigla "SN 1999aa", si è rivelata essere, ai potenti strumenti dei grandi osservatori, come una stella supergigante che, esplodendo, ha liberato in pochi minuti tanta energia quanta ne emette il Sole in 10 miliardi di anni, divenendo tanto luminosa da uguagliare lo splendore di tutte le stelle contenute nella sua galassia.

Questo straordinario oggetto verrà seguito ancora per alcune settimane, fino a che la sua luce diverrà così debole da non essere più distinguibile da quella degli altri astri che compongono NGC 2595.

Sicuramente però resterà sempre nei nostri ricordi la grande emozione vissuta in cima al Col Drusciè in quella fredda notte di febbraio di fine secolo.

Alessandro Dimai