La caratterizzazione della temperatura dell’aria a Cortina d’Ampezzo mediante stime empiriche.

 

La caratterizzazione del clima di una località è innanzi tutto subordinata alla dimensione campionaria dei dati meteorologici di cui si dispone e, naturalmente, alle finalità che si vogliono perseguire. In particolare queste condizionano il segmento temporale al quale si deve fare riferimento, affinché l’informazione climatologica abbia il massimo dell’efficacia, nel senso che sia la più idonea a fare da adeguato supporto alle decisioni da prendere, tanto per svolgere attività contingenti, quanto per effettuare pianificazioni strategiche. La considerazione dei singoli mesi, che può essere accettabile per informazioni finalizzate, per esempio a selezioni geografiche oppure alla ricerca di variazioni climatiche, diviene insufficiente quando l’informazione deve servire all’esercizio di un’attività turistica che si svolge in un arco di tempo limitato; si pensi alle cosiddette settimane bianche, ai cosiddetti ponti tra giorni festivi e di fine settimana, eccetera.

Si sono più volte fatte queste considerazioni d’ordine applicativo, che d’altra parte sono coincidenti con quelle d’altro genere di diversi autori, dagli studi dei quali emerge la convenienza di considerare intervalli più brevi del mese per meglio cogliere, nell’andamento mensile, la modulazione delle perturbazioni di tipo sinottico (fronti freddi e caldi e depressioni delle medie latitudini).

Circa la lunghezza del segmento temporale da porre a base di un’indagine climatica vi è un’altra considerazione d’ordine astronomico - statistico: nel caso del trattamento della temperatura esistono, nel corso dell’anno, due andamenti, uno in aumento l’altro in diminuzione, che, specie nelle stagioni intermedie, determinano una differenza molto significativa tra le temperature dei primi e degli ultimi giorni del mese; inoltre nelle anomalie della circolazione dell’aria nella regione che va dal Mediterraneo centrale alla Scandinavia esiste una componente di periodo compreso tra 9 e 13 giorni. Tutto ciò induce a preferire una climatologia di ciascuna terza parte di ogni mese che, convenzionalmente, si chiamerà decade; ovviamente l’ultima dei mesi con 31 giorni è formata da 11 e l’ultima di febbraio da 28 oppure 29 giorni.

I due diagrammi che seguono, l’uno relativo alle medie decadali della temperatura minima giornaliera, l’altro a quelle della massima, hanno nel riferimento orizzontale (ascissa) le 36 decadi, in quello verticale (ordinata) la temperatura in ° C. I punti congiunti delle spezzate, numerate in percentuale, rappresentano la probabilità di avere una media non superiore a quella corrispondente in ordinata e quindi il complemento a 100 indica la probabilità di avere in ciascuna decade una media superiore.

Le due rappresentazioni, tra l’altro, hanno lo scopo di precisare che il clima non è individuato, come più comunemente s’intende, solo dalle medie pluriennali (spezzate di probabilità 50%), ma da queste e dall’insieme degli scostamenti da esse. Qui si sono considerati solo gli scarti delle medie di ciascun anno da quella pluriennale.

Si ringrazia il Sig. Fabrizio Genova che ha fornito i dati di base.