Comete d'Autore

Capita molto spesso di vedere dipinti di ogni epoca che abbiano nel paesaggio o nella raffigurazione di fenomeni naturali gli elementi protagonisti. E’ assai raro invece poter ammirare fenomeni celesti abbinati a scene di vita quotidiana o a scorci di paesaggio. Tra tutti gli eventi astronomici, l’apparizione di una grande cometa è senz’altro quello che più di ogni altro può ispirare la vena artistica di un pittore. Fu così per Giotto, che nel 1305 raffigurò la Cometa di Halley, apparsa sei anni prima, sopra la capanna del Bambin Gesù, dando inizio alla tradizione che vede la stella chiomata quale annunciatrice del Lieto Evento.

E’ stato con grande sorpresa che, durante l’allestimento della mostra dedicata al pittore ampezzano Luigi Ghedina (1829-1900), mi imbattei in un piccolo, ma bellissimo dipinto raffigurante una grande cometa che sorge, nelle luci dell’alba, dalla caratteristica sagoma del Monte Antelao. La cosa mi incuriosì moltissimo e subito, grazie a ricerche storiche sulle apparizioni delle grandi comete dell’ottocento, si dedusse che l’unica cometa di simili dimensioni e luminosità, visibile nella posizione riportata dal Ghedina, era niente di meno che la Grande Cometa di Settembre del 1882 che per la bellezza della sua coda e per la sua grandissima luminosità venne definita "La Magnifica".

Essa fu scoperta la notte del 2 settembre 1882 dalla Nuova Zelanda e subito si capì che si trattava di un oggetto molto particolare, che avrebbe presto sfiorato il Sole a poche centinaia di migliaia di chilometri dalla sua superficie, divenendo quindi molto luminosa. Questo tipo di comete, che passano radenti alla nostra stella, sono dette "sun-grazer" e fanno tutte capo ad una enorme cometa apparsa nell’anno 1106 che si spezzò in diverse parti, dando vita ad una serie di singoli astri chiomati relativamente più piccoli apparsi tra l’inizio del 1800 e la seconda metà del 1900.

Il 16 settembre del 1882, dal Capo di Buona Speranza, la "Magnifica" fu visibile al telescopio per tutto il giorno; il giorno seguente, quando doveva passare al perielio, fu vista avvicinarsi al lembo solare e … sparire, primo segno indubitabile delle piccolissime dimensioni dei nuclei e della estrema rarefazione delle chiome e delle code. Passò a soli 430.000 Km dalla superficie solare e fu visibile in pieno giorno, ad occhio nudo, fino al 20 settembre, divenendo ogni giorno 10 volte più luminosa.

Quando iniziò ad allontanarsi dal Sole si vide al mattino, splendida e con una coda lunga quasi 30 gradi. E’ questo il momento in cui il pittore ampezzano, probabilmente impressionato da questa fantastica visione, ritrasse l’astro chiomato. Si può addirittura stimare, con un errore di una settimana al massimo, che il quadro raffigura la "Magnifica" come la si vedeva in Ampezzo tra gli ultimi giorni di settembre ed i primi di ottobre del 1882.

In un’epoca in cui la fotografia era ancora agli albori, si può definire il dipinto del Ghedina come un prezioso e fedele documento visivo dell’oggetto più luminoso che solcò i nostri cieli negli ultimi 500 anni.

Il 21 novembre essa raggiunse le massime dimensioni, circa 600 milioni di km: mentre la testa della cometa era collocata sull’orbita di Marte, l’estremità della coda arrivava a quella di Giove! Purtroppo la prospettiva sfavorevole e la notevole lontananza ne ridussero l’estensione apparente ad appena 30 gradi. Il nucleo fu anche visto spezzarsi in quattro parti.

Riportiamo ora alcuni cenni biografici del pittore ampezzano.

Quarto degli undici figli di Gaetano Ghedina "de Tomas", oste dell’Albergo Aquila Nera, e di Maria Rosa Dipol, Luigi Ghedina raggiunse a Venezia nel 1843 il fratello Giuseppe per seguire i corsi dell’imperial regia Accademia di Belle Arti. Nel frattempo i due fratelli si schierarono dalla parte di Daniele Manin, e Luigi si sarebbe addirittura arruolato nelle colonne del generale Durando, battendosi contro gli Austriaci, nel cui impero c’era anche Cortina, a Cornuda e Treviso. Dopo le amnistie concesse da Francesco Giuseppe nel 1850 e nel 1851, Luigi Ghedina tornò in Ampezzo, dove restò praticamente fino alla morte. Qui rivestì incarichi importanti nel Comune, nella Scuola d’Arte, nella Banda Musicale ed in molte altre istituzioni.

Pittore per vocazione, tra il 1861 ed il 1872 affrescò, con i fratelli Giuseppe ed Angelo, la "Ciasa de i Pupe" e gli interni dell’Albergo Aquila Nera. Considerato dai concittadini "pittore accademico", gli fu conferito l’incarico di eseguire pitture sacre e di sovrintendere a lavori di restauro nella Chiesa Parrocchiale. Nel 1882, l’anno della Grande Cometa, dipinse anche una tela per la Chiesa di Alverà (notizie biografiche a cura di Mario Ferruccio Belli). Suoi lavori sono anche a Vienna, Londra ed in America.

Ma Luigi Ghedina fu soprattutto insuperabile nel ritrarre con arguta, spesso caricaturale immediatezza, personaggi, ambienti, scene caratteristiche della vita del suo paese. Fu anche ritrattista rigoroso e penetrante e attento osservatore degli spettacoli naturali.

La retrospettiva a lui dedicata alla Galleria Civica (Piano Attico) del Palazzo delle Poste, la prima a distanza di un secolo, ci offre l’occasione irripetibile di capire la civiltà di Ampezzo nell’Ottocento attraverso lo sguardo e l’immaginazione di uno dei suoi figli più intelligenti e versatili.

Roberto Pappacena